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martedì 3 febbraio 2026

𝘼 𝙂𝙞𝙪𝙜𝙡𝙞𝙖𝙣𝙤 𝘼𝙣𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙖 𝙎𝙚𝙣𝙚𝙨𝙚 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙖 𝙞𝙡 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙤 “𝙁𝙞𝙜𝙡𝙞 𝙘𝙖𝙣𝙘𝙚𝙡𝙡𝙖𝙩𝙞”

𝘐𝘭 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘧𝘢𝘯𝘻𝘪𝘢 𝘯𝘦𝘨𝘢𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘦 𝘢𝘭𝘭’𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘢𝘳𝘤𝘦𝘳𝘦

Annalisa Senese dà voce ai figli e alle figlie dei detenuti nel libro “Figli cancellati”, scritto con il giornalista Antonio Vastarelli e pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi.

  • La prossima presentazione si terrà giovedì 5 febbraio alle ore 17,30, presso l’ex Chiesa della Maddalena, corso Campano 211, Giugliano in Campania.
  • Dialogheranno con l’autrice: l’avvocata Miriam Marino,
  • la dirigente scolastica Sabrina Zinno.
La presentazione è organizzata dall’associazione Sipes e fa parte della rassegna Poker d’Autore, 2° edizione.
“Figli cancellati” raccoglie sei storie, otto i protagonisti: Salvatore, Imma, Genny, Ciro, Enzo, Riccardo, Ambra e Anita. Bambini e bambine che crescono ai margini della libertà, osservando il mondo attraverso la lente del carcere. Costretti a confrontarsi con una realtà familiare segnata dalla detenzione, questi giovani imparano presto a convivere con l'assenza, la vergogna e l'abbandono. Figli cancellati è un'opera intensa e necessaria, che racconta l'infanzia negata e invita a riflettere sul prezzo umano dell'isolamento penale, restituendo voce e dignità a chi spesso resta invisibile: i figli dei detenuti.
Annalisa Senese è avvocata penalista, si è sempre dedicata alla tutela dei diritti umani nelle carceri, con particolare attenzione ai minori e alle donne. Già presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera Penale di Napoli e coordinatrice della Commissione Diritto Penale del Consiglio dell'Ordine di Napoli, ha svolto attività di formazione e sensibilizzazione sul bullismo e il cyberbullismo in ambito scolastico e associativo.
Antonio Vastarelli è giornalista, ha collaborato e lavorato come redattore per il quotidiano il Mattino. È autore del romanzo giallo Dieci piccoli napoletani (Fanucci Editore, 2019), vincitore del Premio Massimo Troisi 2020, e della commedia teatrale Cause perse - Una maledetta primavera per Jack Soriano (Edizioni Mea, 2021)

sabato 31 gennaio 2026

...le sembrò di vedere, nei cieli dischiusi, un pappagallo gigantesco che aleggiava sulla sua testa. | Gustave Flaubert - Un cuore semplice

Tre racconti è una raccolta di racconti di Gustave Flaubert. I racconti apparvero inizialmente divisi in episodi su due diversi giornali nel mese di aprile 1877 e furono pubblicati nella loro interezza il giorno 24 dello stesso mese dall'editore Georges Charpentier. Quest'opera, che Flaubert impiegò circa trent'anni a scrivere, costituisce la sua ultima produzione narrativa compiuta, poiché l'autore sarebbe morto tre anni dopo la sua pubblicazione.
Un cuore semplice
Dopo un'infanzia miserevole in cui fu messa come semplice ragazza di fattoria nella campagna normanna dopo la morte dei suoi genitori, Félicité incontra ad un ballo un giovane che le piace e le chiede la sua mano. Al momento stabilito, lo spasimante non si presenta all'appuntamento, ed ella apprende che si è sposato con una vecchia zitella per pagare un uomo che faccia il servizio militare al posto suo. Tradita, Félicité abbandona la fattoria e parte per Pont-l'Évêque in cerca di un posto da domestica. Essendo le sue richieste molto basse, viene assunta da Madame Aubain, una giovane vedova madre di due bambini, Paul e Virginie, che vive delle sue rendite (i nomi dei personaggi rimandano ai protagonisti del romanzo di Bernardin de Saint-Pierre uscito nel 1789). Félicité si occupa dei suoi compiti con efficienza e parsimonia, e si affeziona ai bambini, che accudisce di tutto cuore.

Paul, per la sua istruzione, deve recarsi al collegio di Caen, e Virginie inizia il catechismo accompagnata da Félicité, che impara così i rudimenti della religione cattolica, che l'affascina ma che interpreta comunque a suo modo. Virginie deve a sua volta recarsi dalle suore per ricevere la sua istruzione, lasciando sola sua madre. Félicité, privata dei due bambini, trova allora un calore affettivo con suo nipote Victor, che le rende visita ogni tanto. Gli anni così passano, e nel 1819 Victor si imbarca come marinaio di lungo corso. Félicité, in pena per questa partenza, corre da sola a piedi fino a Le Havre per dirgli addio. Un giorno riceve la triste notizia della morte di suo nipote a Cuba per i postumi della febbre gialla e si chiude nella tristezza. Qualche mese più tardi è la signora Aubain che riceve delle cattive notizie sulla salute di Virginie la cui debole costituzione sembra mal sopportare i suoi problemi polmonari. I medici raccomandano un soggiorno in Provenza per approfittare del clima, ma Madame Aubain declina la proposta quando sua figlia sembra rimettersi. Tuttavia il recupero è di breve durata, e Virginie è uccisa da una flussione di petto. Félicité veglia la piccola defunta per due giorni e due notti: sua madre precipita nella disperazione. Gli anni passano, al ritmo dei piccoli lavori di casa e degli eventi della prima metà del XIX secolo.

Nel 1828, la moglie del nuovo sottoprefetto Larsonnière, nominato a Pont-l'Évêque, fa visita a Madame Aubain. Le due cominciano a frequentarsi e stabiliscono un'amicizia borghese di provincia. La baronessa Larsonnière possiede un domestico nero e un pappagallo che affascina Félicité per il fatto di provenire dalle Americhe e di evocarle così il ricordo di suo nipote Victor. In seguito alla promozione del marito a prefetto, la baronessa Larsonnière lascia come regalo d'addio il pappagallo a Madame Aubain che, infastidita, ne fa dono alla sua serva. Félicité inizia così a prendersi amorevolmente cura del pappagallo Lulù. Un giorno che il pappagallo approfitta della sua libertà per scappare, Félicité rimane molto colpita dall'esperienza, da cui non si riprenderà mai del tutto. Successivamente, in seguito alle conseguenze di un raffreddore, diventa sorda. Tale condizione la porta a chiudersi sempre più nel suo mondo interiore, mentre il pappagallo diventa per lei sempre più come un figlio. Durante l'inverno del 1837, Lulù muore di congestione. Félicité lo fa impagliare e lo sistema nella sua modesta stanza tra oggetti religiosi e chincaglierie. Contemplando l'immagine dello Spirito Santo in chiesa, trova somiglianze coi colori sgargianti e le ali spiegate di Lulù. Acquistata l'immagine, la sistema nella sua stanza in modo da vedere contemporaneamente il pappagallo impagliato e l'immagine sacra che diventano per lei un tutt'uno.
Nel marzo del 1853, la Aubain muore con grande cordoglio di Félicité. Pochi giorni dopo la casa viene messa in vendita. Affranta di dover abbandonare la camera diventata il tabernacolo di Lulù, lo abbraccia e implora lo Spirito Santo. Prende quindi l'abitudine di pregare davanti al pappagallo. Per paura di essere sfrattata, si adegua a vivere senza chiedere la riparazione del tetto da cui filtra acqua che le bagna il capezzale e le causa una polmonite che dà inizio al suo degrado fisico. Durante i deliri dovuti alla malattia, Félicité non smette di trovare conforto in Lulù, ormai ridotto a brandelli dai tarli. Sul letto di morte, Félicité vede un enorme pappagallo librarsi in cielo. 
Per mezzo secolo le borghesi di Pont-l’Evêque invidiarono alla signora Aubain la serva Felicita.
Per cento franchi all’anno cucinava, teneva dietro alla casa, cuciva, lavava, stirava, sapeva mettere le briglie a un cavallo, ingrassare il pollame, sbattere il burro; e rimase fedele alla padrona, che pure non era una persona amabile”.
Le sue labbra sorridevano. I battiti del suo cuore rallentarono a uno a uno, ogni volta più incerti, più tenui, come si esaurisce una sorgente, come si disperde un’eco; e, quando esalò l’ultimo respiro, le sembrò di vedere, nei cieli dischiusi, un pappagallo gigantesco che aleggiava sulla sua testa.”

domenica 25 gennaio 2026

𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗡𝗮𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗟𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 - 𝗦𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶 2026

Questi sono i luoghi dove si costituiranno le giurie di bambine e bambini (3-6 anni) e adulti:
  1. Punto Lettura NpL Biblioteca Nazionale Napoli
  2. Presidio NpL Biblioteca comunale G. Fortunato di Soccavo - Napoli (IX municipalità)
  3. Punto Lettura NpL di Acerra (Na)
  4. Punto Lettura NpL di Arzano (Na) presso Associazione Donne Insieme
  5. Punto Lettura NpL di Bacoli (Na), Biblioteca comunale Plinio il Vecchio
  6. Presidio NpL di Castello di Cisterna (Na)
  7. Punto Lettura di Procida (Na) - Sala consiliare del Comune
  8. Presidio NpL di Avellino - Libreria L'angolo delle storie
  9. Punto Lettura NpL di Cervinara - Biblioteca La grande fabbrica delle parole dell'Associazione Condividiamo
  10. Punto Lettura NpL di Roccabascerana (Av)
  11. Punto Lettura NpL di Apice (Bn), Biblioteca comunale E. Falcetti
  12. Presidio NpL di Benevento, Biblioteca Provinciale
  13. Punto Lettura NpL di San Lorenzo Maggiore (Bn)
  14. Presidio NpL di Agropoli (Sa), Biblioteca Cilento
  15. Presidio NpL di Minori - Ravello (Sa)
  16. Presidio NpL di Montesano sulla Marcellana (Sa)
  17. Presidio NpL di Sarno (Sa) presso la ProLoo
  18. Punto Lettura di Teggiano (Sa)
Si organizzeranno diversi incontri per leggere insieme i 10 albi candidati alla sezione Crescere con i libri!
Ci auguriamo facciate parte di una giuria, che possiate toccare questi albi, sfogliarli, guardarli con occhi, cuore e cervello perché... bisognerà, alla fine del percorso, votarne solo uno: quello che ci è piaciuto di più!!!
Eh sì, il primo voto può essere già a 3 anni ed è... segreto!
Il Premio Nazionale Nati per Leggere è per gli adulti e, soprattutto per le bambine e i bambini, un'esperienza di cittadinanza attiva, di libertà di pensiero, di diritto di manifestare la propria idea esprimendo una preferenza in cabina voto.
Non si è mai troppo piccoli per educare alla pace e alla libertà
L'albo più votato dai bambini e dalle bambine d'Italia sarà proclamato vincitore al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Volete far parte delle giurie campane del Premio Nazionale?
Richiedete informazioni scrivendo a nplregionecampania@gmail.com
Buon Premio a grandi e piccini!

lunedì 12 gennaio 2026

“La voce dei personaggi”, il nuovo format di incontri live su Instagram pensato come spazio permanente di dialogo tra autori, storie e lettori.

Debutterà nel 2026 “La voce dei personaggi”, il nuovo format di incontri live su Instagram pensato come spazio permanente di dialogo tra autori, storie e lettori.

Un progetto che mette al centro i personaggi letterari, esplorandone la nascita, l’evoluzione e il legame profondo con chi li ha creati.

Attraverso letture dal vivo, interviste e momenti di confronto, La voce dei personaggi si propone come un appuntamento narrativo capace di andare oltre la semplice promozione, trasformando ogni incontro in un racconto condiviso.

  • IL PRIMO CICLO: MARTA BRIOSCHI E MAE SON JUN

Ad inaugurare il format sarà Marta Brioschi, autrice edita da Be Strong Edizioni, con un ciclo di quattro episodi dedicati a Mae Son Jun, lo scrittore-investigatore franco-coreano protagonista della sua serie di romanzi gialli.

Il primo episodio, giovedì 15 gennaio 2026 alle ore 21.00, sarà interamente dedicato alla prima apparizione del personaggio nel romanzo La Casa Gialla, libro d’esordio della serie, edito da Be Strong Edizioni.

Un momento fondamentale, in cui Mae Son Jun prende forma per la prima volta, rivelando i tratti che lo renderanno un protagonista atipico: osservatore, empatico, lontano dagli stereotipi classici del genere.

Durante la diretta, Marta Brioschi guiderà il pubblico tra letture di estratti selezionati e riflessioni sul processo creativo, offrendo uno sguardo intimo e autentico sulla costruzione del personaggio e sulle sue future trasformazioni.

UN FORMAT PENSATO PER DURARE

La voce dei personaggi accompagnerà tutto il 2026, ospitando autori e autrici, personaggi seriali e storie singole, con l’obiettivo di creare una community attenta, curiosa e partecipe.

Un luogo digitale dove le parole tornano a essere ascoltate, e dove i personaggi possono finalmente raccontarsi.

Tutti gli aggiornamenti su date e ospiti saranno comunicati sui canali social ufficiali dell’agenzia GMPhotoagency, di Fix On Magazine e della neonata Essenza di Parole Edizioni.

mercoledì 31 dicembre 2025

Emiliano Tognetti - "Voci sul Decalogo: un viaggio nella contemporaneità"

Lo psicologo e giornalista Emiliano Tognetti segnala l’uscita del suo ultimo libro, Voci sul Decalogo. Un viaggio nella contemporaneità, pubblicato lo scorso marzo da Graphe.it.

Il volume arriva in un tempo particolarmente significativo: mentre il Giubileo si avvia alla conclusione e il contesto internazionale è segnato da conflitti, fratture sociali e nuove tensioni, il libro propone una riflessione sul “dopo”. Su ciò che resta, su ciò che può ancora tenere insieme l’umano e su come questi elementi possano tradursi nella vita quotidiana delle comunità.

Voci sul Decalogo nasce da un gesto concreto e controcorrente: mettere attorno allo stesso tavolo donne e uomini appartenenti a diverse tradizioni religiose per interrogarsi su ciò che può ancora costituire un fondamento condiviso, senza rinunciare né alla dimensione spirituale né all’esercizio critico della ragione.

Attraverso dieci conversazioni con esponenti dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam – tra cui Rav Joseph Levi, Rav Barbara Aiello, l’imam Yahya Pallavicini, l’imam Sherin Khankan e don Maurizio Patriciello – il Decalogo viene riletto non come un codice morale da imporre, ma come una possibile grammatica comune di responsabilità e convivenza all’interno di una società plurale e complessa.

La domanda che attraversa l’intero volume è tanto semplice quanto attuale: è ancora possibile un linguaggio etico condiviso, mentre il mondo sembra muoversi in direzione opposta?

Il libro è consigliato da chi conosce personalmente l’autore, ha avuto modo di leggerlo e di presentarlo pubblicamente, riconoscendone il valore culturale, il rigore del metodo e la capacità di tenere insieme profondità spirituale e concretezza civile. Un testo che invita al dialogo senza semplificazioni e che apre spazi di pensiero in un tempo che ne ha urgente bisogno.

Emiliano Tognetti è psicologo, giornalista e autore di saggi dedicati al dialogo tra fede, etica e contemporaneità. Da anni si occupa di temi legati alla dimensione spirituale dell’umano, al confronto interreligioso e alle dinamiche culturali della società attuale, con uno sguardo attento alla complessità e alle domande aperte del nostro tempo.

Il volume è disponibile sul sito dell’editore: https://www.graphe.it/scheda-libro/emiliano-tognetti/voci-sul-decalogo-un-viaggio-nella contemporaneita-9788893722506-619493.html

Daniel Pennac - La passione secondo Thérèse (Aux fruits de la passion)

La passione secondo Thérèse (Aux fruits de la passion) è un romanzo dello scrittore francese Daniel Pennac. Pubblicato per la prima volta nel 1999, costituisce il quinto capitolo del ciclo dedicato alla famiglia Malaussène.

Thérèse si innamora di un consigliere referendario alla Corte dei Conti chiamato Marie-Colbert de Roberval. Benjamin, fratello della ragazza e "capo" del clan Malaussène, è convinto che sia un pessimo legame ed ha un certo presentimento che non tarderà a realizzarsi. Ma cosa si può fare contro l'amore quando, nella tribù Malaussène, si sono già verificati molti amori spettacolari e sfortunati? Marie-Colbert rivela alla famiglia della ragazza di essere deciso a vegliare sui destini della nazione, sfruttando la sua posizione e facendosi consigliare dalle predizioni di Thérèse. 

Intimamente invece, l'uomo è interessato soprattutto al talento da "capro espiatorio" di Benjamin ed alle capacità divinatorie di Thérèse, che vuole sfruttare per scopi strettamente personali. L'uomo però non sa che l'arte di Thérèse è destinata a scomparire proprio nel momento in cui la ragazza consumerà il suo primo rapporto carnale. Il matrimonio viene comunque celebrato ma termina dopo pochi giorni, quando Marie-Colbert si accorge di non poter più utilizzare le doti di Thérèse. Indignata, la ragazza ritorna in famiglia ma, poco dopo, la polizia si presenta a casa della ragazza dicendo che Marie-Colbert è morto. L'uomo è stato fatto cadere dal primo piano della sua casa ed i poliziotti ritengono Thérèse l'unica sospettata. it.wikipedia.org

Incipit

Bisognerebbe vivere a posteriori. Decidiamo tutto troppo presto. Non avrei mai dovuto invitare quel tizio a cena. Una resa affrettata, dalle conseguenze disastrose. È vero che la pressione era fortissima. Tutta la tribù si era accanita a convincermi, ognuno nel proprio registro, una potenza di fuoco spaventosa:

«Come sarebbe?» sbraitava Jérémy, «Thérèse è innamorata e tu non vuoi vedere il suo tipo?»

«Non ho mai detto questo.»

Subentrava Louna:

«Thérèse trova un signore che si interessa a lei, fenomeno altrettanto improbabile di un tulipano su Marte, e a te non frega niente?»

«Non ho detto che non me ne fregava niente.»

«Nemmeno un briciolo di curiosità, Benjamin?»

giovedì 18 dicembre 2025

La favola di Orfeo, è un'opera teatrale scritta dall'umanista Angelo Poliziano tra il 1479 e il 1480

La Fabula di Orfeo, nota anche come La favola di Orfeo, è un'opera teatrale scritta dall'umanista Angelo Poliziano tra il 1479 e il 1480.

Il poeta tracio Orfeo è disperato per la morte della sua amata Euridice e decide di recarsi nell'Ade per riportarla indietro. Lì il suo canto impietosisce Plutone e Proserpina, cosicché gli viene concesso di poter riavere la sua donna, però nel tragitto dal mondo infernale al mondo terreno non deve voltarsi indietro. Il poeta, credendo di essere giunto sulla terra, si volta e perde così Euridice.

Il mito poi racconta anche la morte del poeta, il quale viene "risucchiato" nuovamente nell'Ade da Proserpina che, dopo aver visto non essere mantenuto il suo accordo col giovane poeta, lo condanna per sempre a restare negli Inferi, con la sua anima sotto dominio della donna e il suo corpo tra le mani irresistibili di Plutone, divenendo il suo schiavo sessuale. Tuttavia viene persino narrato che, anche oltraggiato nell'Ade, Orfeo non ha perso il suo dono divino, il canto, che continua a risuonare ed a invocare Euridice.

Questo mito fu letto da Dante nel Convivio in chiave allegorica e anche nel XV secolo umanisti come Ficino ritenevano che questa storia rappresentasse la capacità della poesia di resistere alla violenza umana. Poliziano, diversamente, conclude la sua rappresentazione con il coro delle Menadi che trionfano per il loro crimine. Dunque è probabile, come sostenuto da Vittore Branca, che il poeta di Montepulciano non credesse che la poesia e la bellezza vincano sulla violenza. Infatti Firenze, culla della poesia nel XIV secolo, fu sconvolta dagli avvenimenti legati alla congiura dei Pazzi del 1478, e di conseguenza Poliziano riteneva la teoria degli umanisti solo un'illusione.

Il mito di Orfeo è stato oggetto di molte interpretazioni allegoriche o simboliche. Per Poliziano le favole antiche rappresentano un patrimonio culturale vivo; esse possono offrire, per l’inesauribile capacità di significato del mito, la rappresentazione più immediata e nobile di intuizioni e pensieri. La vicenda narrata nella fabula può essere letta come esempio degli effetti nefasti dell’amore: la duplice morte di Euridice è conseguenza della passione di Aristeo e del troppo amore di Orfeo. Nella fabula tuttavia non è il troppo amore a portare effetti negativi, quanto l’amore per la donna in sé stesso che è giudicato negativamente. L’antefatto pastorale creato da Poliziano, che non si trova né in Virgilio né in Ovidio, rappresenta l’età aurea la cui serenità è dapprima minacciata dall’amore di Aristeo a livello personale e nell’intero contesto sociale ed è definitivamente annullata dalla serie dei tragici eventi ai quali la passione di Aristeo ha dato inizio. it.wikipedia.org

domenica 14 dicembre 2025

Michele Prisco - Il pellicano di pietra

Il pellicano di pietra è un romanzo di Michele Prisco e pubblicato nel 1996.

Il romanzo si è aggiudicato nel 1996 il Premio Fregene, il Premio Selezione Campiello, il Premio Cimitile e il Premio Nazionale Rhegium Julii.

Nel tardo pomeriggio di una uggiosa giornata di novembre, la signorina Bice esce incontro a un ragazzino che le porta il latte. Insieme e per caso, i due trovano un cadavere di donna adulta e la signorina Bice riconosce come un proprio lavoro di maglieria, la giacca di cui il corpo è rivestito. Si tratta di una giacca che ha lavorato a mano per una delle sorelle Savastano, ma non è possibile capire l'identità della vittima. Vengono allertate le forze dell'ordine e la signorina Bice viene congedata.

La famiglia Savastano, composta dal padre, Tommaso, dalla madre, Giuseppina e dalle figlie Emilia e Maddalena, vive agiatamente in una villetta a Bosco Reale, in prossimità di Torre del Greco e di Ercolano. Il benessere di cui godono è merito della madre Giuseppina, che, uscita dalla povertà grazie alla sua operosità, è ora proprietaria di un centro commerciale di abbigliamento di lusso. La donna porta al lavoro il marito, ma non le figlie (addette alla manutenzione della casa], e si impone con grande autorità sulla famiglia e sui dipendenti del grande e lussuoso negozio.

Ormai uscite dall'adolescenza, Emilia e Maddalena sono entrambe fidanzate: Emilia con Agostino, un giovane povero e lavoratore, Maddalena con Alfonso Molfese, disoccupato. Questo legame dispiace alla madre che, non contenta di ribadirlo, litiga in continuazione con la figlia, arrivando a insultarla e picchiarla per ottenere che lasci il giovane. Un giorno, entrato nel negozio, Alfonso Molfese si ritrova aggredito da Giuseppina che lo offende dandogli del ladro, gli intima di andarsene, sotto minaccia di chiamare la polizia. L'affronto convince il giovane a lasciare Maddalena, ma, cosa ben peggiore, ad entrare nel giro dello spaccio di droga. Così, arricchito e temuto, dopo tre anni, è stroncato da un colpo di pistola all'uscita di un locale. La comunità aveva benvoluto Alfonso e compreso che di fondo era onesto, ma gettato su una strada senza ritorno dalle angherie di Giuseppina, perciò i funerali sono fastosi.

Al funerale va Emilia, in segreto e portando dei fiori da parte di Maddalena. Questa, da quando è stata abbandonata da Alfonso, ha finto di lasciare la casa e si è sistemata in una soffitta, di cui solo Emilia ha la chiave. Ai genitori nemmeno una parola, benché Maddalena sospetti che la madre abbia capito che lei è ancora lì. Nelle normali indagini per la morte di Alfonso si arriva a una perquisizione in casa Savastano (causa una lettera anonima) e Maddalena ricompare. Il padre la abbraccia, ma lei non fa motto e quindi il mite Tommaso va nel bagno e si impicca alla doccia. Questo riporta le tre donne a tu per tu, ma non ci sono ulteriori litigi o recriminazioni.

Poco dopo si celebra il matrimonio di Emilia con Agostino. Il giovane ha avuto fortuna e, impegnandosi a fondo, è ormai proprietario di un'officina. La festa di nozze avviene in un locale chiamato L'Orsa Maggiore, dove, non molto tempo dopo, Maddalena comincia a lavorare come contabile. Rimanendo sola in casa infatti, la giovane deve sorbirsi la compagnia, non troppo gradita e vagamente pericolosa, di Beniamino Falanga, uno spiantato che la madre ha voluto come compagno. Assai più giovane di Giuseppina, vicino per età a Maddalena, frustrato per le maniere dispotiche dell'amante che gli conta i denari, troppo ozioso perché il magro lavoro che si ritrova non lo impegna abbastanza, l'uomo si dichiara un campione di virilità e ciò è infatti la molla per cui una donna come Giuseppina, che era stata una sposa esemplare, si sia data a un libero legame, senza preoccupazioni delle ciance altrui.

All'Orsa Maggiore un uomo nota Maddalena e se ne innamora. Si tratta di Osvaldo Rolandi, rappresentante di medicinali e separato in attesa di divorzio. Con qualche esitazione iniziale, Maddalena si lascia prendere da questo amore e arriva a presentare Osvaldo alla famiglia. Tuttavia, negli anni di volontaria segregazione, Maddalena ha covato un rancore per la madre, ben ricambiato. In effetti la madre ai tempi di Molfese, insinuava che il giovane venisse per lei e non per Maddalena; l'ambiguo legame con Beniamino ripropone il quesito a quale delle due donne sia effettivamente destinato. Così Maddalena intesse un piano pericoloso, convincendo Osvaldo a fare il galante con la madre, per conquistare quella benevolenza di cui immagina di avere bisogno.

Sia Osvaldo che Emilia sono contrari al trucco, ma alla prova dei fatti, Osvaldo si ritrova a fare anche troppo bene la parte dell'amico puro e semplice che, sotto sotto, mira alla madre. La cosa va tanto oltre che Maddalena vuole tornare indietro, ma non le è facile e comincia a dubitare di Osvaldo. Dopo una gita a un Santuario in Irpinia, poiché Beniamino si defila fingendo degli impegni, Giuseppina affronta la situazione con la solita energia e, saputo che i due si amano, impone loro di salire nella camera di Maddalena, anziché andare in luoghi lontani, come clandestini.

Il mattino successivo, domenica, Giuseppina si alza insolitamente presto e, annoiandosi, prende alcuni utensili per le pulizie, compreso un pesante spazzolone. Raggiunta da Maddalena, apprende che Osvaldo è uscito molto presto e tornerà l'indomani. Tra le due donne inizia una specie di dialogo che però degenera ben presto: Maddalena ammette di aver tentato di guadagnarsi il favore della madre, ma costei recepisce di essere stata manovrata facilmente, né le passa per la testa di essere stata egocentrica e pronta a credere tutto. Accendendosi d'ira, scaglia un barattolo di marmellata contro Maddalena che, schivandolo, dice "Avresti potuto ammazzarmi!" Come per dire che ti ammazzerò senz'altro, Giuseppina afferra lo spazzolone e colpisce ripetutamente Maddalena, la quale rinuncia a difendersi e muore sotto i colpi sempre più fitti. Per finire, Giuseppina continua a infierire sulla figlia inerme e quindi le pone le mani attorno al collo e stringe fino a spezzarne le ossa.

Da questo momento non si sa più cosa pensi e senta Giuseppina. Il racconto si limita a registrare il ritorno di Beniamino che si presta a nascondere il cadavere. L'uomo incapretta il povero corpo per stornare i sospetti sulla malavita. Quanto a Emilia, non sembra un pericolo immediato perché, la sera prima, era stata avvertita dalla madre, con una telefonata menzognera, che Maddalena e Osvaldo erano fuori e non sarebbero tornati così presto. Eppure il corpo è ritrovato dopo poche ore e la polizia arriva facilmente alla verità: il delitto è opera della madre con favoreggiamento del convivente. I due sono arrestati. La signorina Bice apprende la verità dai telegiornali locali, compreso il fatto che Giuseppina ha sostenuto di sapere cosa stava facendo e non sarà sottoposta a perizie psichiatriche. Poiché la signorina Bice sta lavorando a uno scialle rosso per Maddalena, si chiede cosa farne e a chi mandarlo, ma la volontà le viene meno di fronte a tanto orrore.  it.wikipedia.org

sabato 29 novembre 2025

𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢𝐧𝐢 𝐄𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞, 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐏𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐁𝐨𝐫𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢 “𝘕𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘰 𝘮𝘪 𝘴𝘧𝘪𝘰𝘳𝘪 𝘪𝘯𝘷𝘢𝘯𝘰” 𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐦𝐞𝐥𝐚 𝐅𝐨𝐫𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 “𝘕𝘰𝘯 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘢𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦”

“𝘕𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘰 𝘮𝘪 𝘴𝘧𝘪𝘰𝘳𝘪 𝘪𝘯𝘷𝘢𝘯𝘰” 𝘦 “𝘕𝘰𝘯 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘢𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦” 𝘭𝘦 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘦 𝘶𝘴𝘤𝘪𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘵𝘢 𝘤𝘢𝘴𝘢 𝘦𝘥𝘪𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘯𝘰𝘱𝘦

Il mese di dicembre si apre all'insegna della narrativa intensa e della riflessione per la Giannini Editore, che arricchisce il suo catalogo con due nuove pubblicazioni: “Nessuno mi sfiori invano” di Diana Pezza Borrelli (Collana Sorsi) e “Non chiamatelo padre” di Carmela Forlenza (Collana La Cisterna).

  • “Nessuno mi sfiori invano. Racconto di vita e di dialogo tra culture, generazioni e fedi diverse” è un viaggio intenso, appassionato e profondamente umano nella vita di una donna che ha scelto il dialogo come percorso esistenziale e potente strumento di cambiamento sociale. Con straordinaria sensibilità e determinazione, l’autrice ci accompagna attraverso una narrazione ricca di emozioni e riflessioni, raccontando un’esperienza di vita intrecciata con l’impegno civile, politico e spirituale. Al centro del racconto, l’appartenenza al Movimento dei Focolari e la dedizione al dialogo interreligioso e interculturale si trasformano in una testimonianza vibrante. Attraverso ricordi personali, incontri che hanno segnato il cammino e progetti concreti di solidarietà, il volume intreccia storie di relazioni umane capaci di sfidare e superare barriere ideologiche, sociali e religiose. Dalle aule scolastiche ai tavoli della politica, dalle iniziative locali fino all’impegno per la pace in contesti internazionali, “Nessuno mi sfiori invano” diviene una dichiarazione d’intenti: un invito a vivere con passione e coraggio, testimoniando che ogni esistenza, quando spesa per gli altri, può diventare un seme di speranza capace di fiorire nel mondo.

Diana Pezza Borrelli nata nel 1944 a Orta di Atella (CE), durante gli anni della guerra, l’autrice ha dedicato la sua vita all’insegnamento e all’impegno sociale. Diplomata all’Istituto Superiore di Educazione Fisica, ha insegnato attività motorie fino al 1998, quando un incidente sul lavoro l’ha costretta al pensionamento anticipato. Con un profondo spirito di servizio, ha svolto un ruolo attivo nella politica locale, fondando iniziative come “Un albero per la vita” e promuovendo progetti di solidarietà nel quartiere Pizzofalcone di Napoli. Nel 2011 è stata eletta consigliera municipale, continuando a lavorare per la comunità e per il dialogo tra culture e religioni.

Profondamente ispirata dal carisma di Chiara Lubich, l’autrice ha partecipato a numerosi incontri internazionali e collaborato con associazioni di donne per l’empowerment femminile. Ha condiviso

la sua storia in diverse trasmissioni televisive, rilasciando interviste e testimonianze su temi di pace, inclusione e dialogo universale.

  • “Non chiamatelo padre. L’infanzia di Mattia tra insostenibili dinamiche familiari” è un libro che rientra nel genere narrativa contemporanea e romanzo di formazione, racconta un dramma familiare che sfocia in denuncia sociale. Il protagonista è Mattia, un bambino che cresce in un ambiente familiare oppressivo e violento. La narrazione segue il suo percorso di crescita, scandito da episodi di dolore, ma anche da momenti di speranza e resilienza. Gli altri personaggi portano i nomi delle caratteristiche che incarnano: così abbiamo Furfante, Sornione, Conforta e tanti altri. Il linguaggio è intenso e poetico, con descrizioni profonde che restituiscono la durezza dell’ambiente familiare e l’interiorità del protagonista. L’autrice alterna narrazione evocativa e introspezione, creando un racconto emotivamente coinvolgente. 

Carmela Forlenza, vive a Eboli, dove è nata nel 1947. Laureata in Pedagogia all’Università degli Studi di Salerno, ha svolto il ruolo di docente per lunghi anni. Si è trasferita a Milano dal 1984 al 1996 durante i quali ha pubblicato due raccolte di “Poesie su tavole” (1993), eseguite a mano sia nella forma scritta che in quella pittorica, a tiratura limitata. Nel 1994 fu scelta dal Maestro Marcello Abbado per rappresentare il Conservatorio di Milano al “Festival Internazionale di Orquestas de Jovenes” di Murcia, un progetto di Poesia e Musica contemporanea per orchestra da camera e solisti. Ritornata a Eboli, ha scritto, in prosa e poesia: “Dio” (NDM 2010). Negli anni successivi, autrice di testi di musica leggera, ha scritto le parole di “Musica Mediterranea” lavoro di Teatro Musica e Balletto, debuttato al Teatro Romano di Benevento. Nel 2020, per NDM, pubblica il libro: “La mia prigione (la leggenda del Covid 19).

martedì 18 novembre 2025

Museo Storico Archeologio di Nola | Daniele Sanzone presenta ‘’Bumerang. La nuova indagine del commissario Del Gaudio’’ edito da ‘’La nave di Teseo’’

L’associazione culturale Passepartout è lieta di annunciare la presentazione dell’ultimo libro di Daniele Sanzone ‘’Bumerang. La nuova indagine del commissario Del Gaudio’’ edito da ‘’La nave di Teseo’’

La cerimonia si terrà venerdì 21 novembre alle ore 18,00 presso l’incantevole location della sala del Museo Storico Archeologio di Nola. 

  • Saranno presenti il sindaco il sindaco di Nola Andrea Ruggiero, 
  • l’assessore alle politiche sociali Florinda Aliperta, 
  • il direttore del museo archeologico Giacomo Franzese, 
  • la giornalista, scrittrice e presidente dell’associazione Passepartout Filomena Carrella, 
  • il direttore responsabile di ‘’Sciscianonotizie.it’’ Raffaele Ariola. 
  • A dialogare con l’autore l’avvocato cassazionista Sonia Napolitano. 
  • A ricoprire il ruolo da moderatrice la musicista e cantante Fiorella Boccucci. 
  • Si esibiranno dal vivo i giovanissimi talenti: 
  • Emmanuele Manna, Carmen Navarro e Pietro Romano. 
Daniele Sanzone firma un noir urbano dal ritmo serrato che sfida gli stereotipi sulla Napoli criminale. Un’indagine dentro e fuori la legge, dove la verità non ha mai un solo volto e la giustizia arriva travestita da vendetta. «Il commissario Del Gaudio cammina nel buio con la sola luce della coscienza, tra camorra, dolore e redenzione. Un noir che pulsa di amore, rabbia e speranza. Di quelli che ti fanno male, ma non puoi farne a meno.» – Maurizio De Giovanni-

Daniele Sanzone è autore e voce della rock band, ‘A67. Ha collaborato con Edoardo Bennato, Frankie hi nrg mc, Caparezza, James Senese. Ha scritto per Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Style, Donna Moderna e il Corriere del Mezzogiorno. Come autore ha lavorato per Fanpage.it e TVLOFT. Il suo primo libro, Camorra Sound (Magenes, 2014), tradotto in francese, vince il 19° Premio Paolo Borsellino. Insieme a Claudio Poggi scrive Pino Daniele Terra Mia (Minimum fax, 2017). Nel 2022, Jastemma (Squilibri) degli ‘A67, vince la targa Tenco come miglior album in dialetto dell’anno. Del 2023 il primo giallo con protagonista Mirco Del Gaudio, ambientato a Scampia e intitolato Madre dolore (Les Flâneurs Edizioni).Fonte immagine: edizioni minimum fax

domenica 16 novembre 2025

Anna Spina - “La Luce Dietro le Parole” (Nonsolopoesie Edizioni)

È stato recentemente pubblicato “La Luce Dietro le Parole” (Nonsolopoesie Edizioni), un profondo saggio narrativo di Anna Spina, insegnante napoletana, che si configura come un vero e proprio viaggio intimo nel dolore e nel cambiamento.

L’autrice tocca le profondità dell’animo umano attraverso un dialogo intenso che si origina dal proprio dramma familiare, la perdita della figlia, per snodarsi su un crocevia di esperienze altrui, citazioni culturali e letterarie che fanno riscoprire il valore trasformativo consegnato alla parola che, nello squallore e nella solitudine che girano intorno, resta un valido strumento creativo in grado di realizzare connessioni reali e di costruire ponti di umanità tra individui, ciascuno con la propria storia e le proprie ferite. Questo saggio narrativo esplora il legame tra vita e morte, memoria e speranza, interpellando scelte responsabili e coraggiose, scevre da qualsivoglia fanatismo religioso, politico o interesse di mercato. Il saggio vuole essere un inno alla vita con un invito a riscoprire la sua bellezza con tutti i suoi valori etici, a trasmetterla ai giovani affinché possano essere sempre capaci di riconoscere e inseguire i propri “desideri” e vivere, cosi, significativamente e autenticamente la propria esistenza, realizzando appieno il proprio destino o chiamata alla vita.

Malgrado le sofferenze che ci attanagliano, le difficoltà possono diventare non un nuovo inizio bensì un faro capace di rischiare le ombre, di trasformare il proprio percorso di crescita o il proprio modo di stare da vivi in questa vita.

​”La Luce Dietro le Parole” si annuncia come una lettura essenziale per chiunque voglia esplorare la potenza trasformativa della scrittura e del dolore.

Per chi volesse acquistare il libro ecco il link: https://www.nonsolopoesie-shop.eu/product/20888409/la-luce-dietro-le-parole

L’autrice: Anna Spina nasce a Napoli il 1° agosto 1974, si laurea con il massimo dei voti in lingua e letteratura inglese nel 2001, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università Degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi sui romanzi dello scrittore anglo giapponese Kazuo Ishiguro. Il lavoro – seguito da uno dei più celebri anglisti italiani Prof. Stefano Manferlotti- indaga “Il tempo della memoria nei personaggi” dello scrittore. Sposata, madre di tre figli, terziaria francescana dell’O.F.S. (Ordine Francescano Secolare) di Volla (NA). Abilitata all’insegnamento delle lingue inglese e francese presso gli istituti d’istruzione secondaria di primo e secondo grado, con specializzazione in sostegno. Insegna dal 2001 ma viene immessa in ruolo nel 2011 presso un istituto storico della Campania, Ist. Tecnico Agrario “Emanuele De Cillis” (oggi Istituto d’Istruzione Superiore “Sannino De Cillis”) di Napoli. Comunicato Stampa