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domenica 25 settembre 2022

#AnniNOVANTA - Pavarotti & Friends together for the children of Bosnia

  • Pavarotti & Friends together for the children of Bosnia è il terzo album registrato durante l'omonimo evento organizzato da Luciano Pavarotti, realizzato a Modena il 12 settembre 1995.

L'album contiene duetti tra il tenore emiliano e grandi nomi della musica pop di quel periodo e brani cantati dagli ospiti della serata, registrati durante l'evento.
Luciano Pavarotti feat. Michael Bolton - Vesti La Giubba di Ruggero Leoncavallo
Tracce

  1. Zucchero Fornaciari – Per colpa di chi – 3:54
  2. Luciano Pavarotti & Jovanotti – Serenata rap/ Mattinata – 4:13
  3. Nenad Bach – Can we go higher? – 3:54
  4. Luciano Pavarotti & Simon Le Bon – Ordinary World – 5:44
  5. Gam Gam – Clap Clap – 4:46
  6. Luciano Pavarotti, Brian Eno & Bono Vox – Miss Sarajevo – 6:07
  7. Luciano Pavarotti & Zucchero – Così celeste – 4:44
  8. Dolores O' Riordan & Simon Le Bon – Linger – 4:36
  9. Luciano Pavarotti & Meat Loaf – Come back to Sorrento – 3:08
  10. Jovanotti – Penso positivo – 6:00
  11. Luciano Pavarotti & Michael Bolton – Vesti la giubba – 3:17
  12. Meat Loaf – Heaven can wait – 5:09
  13. Luciano Pavarotti & Dolores O' Riordan – Ave Maria – 3:53
  14. Brian Eno & Bono Vox – One – 4:55
  15. The Chieftains – The long black veil – 5:09
  16. Luciano Pavarotti & The Chieftains – Funiculi funicula – 2:11
  17. Luciano Pavarotti con tutti gli ospiti della serata – Nessun dorma – 2:54

BOSNIA-ITALIA. A MOSTAR PREMIO PER LA PACE A PAVAROTTI E AI GIORNALISTI RAI CADUTI DURANTE IL CONFLITTO - Sarajevo, 15 luglio 2016: Con queste parole l’Ambasciatore d’Italia Ruggero Corrias ha aperto la cerimonia tenutasi ieri sera a Mostar su iniziativa del Centro per la Pace per la consegna dei premi postumi a Luciano Pavarotti ed ai tre inviati RAI, Mario Luchetta, Dario D’Angelo e Alessandro Ota, uccisi nel gennaio del 1994 a Mostar mentre giravano un reportage sui bambini vittime del conflitto.
A ritirare il premio per Pavarotti, la moglie Nicoletta Mantovani, che ha effettuato una visita, accompagnata dall’Ambasciatore Corrias e dal Direttore Nezirovic, al Centro di Musica “Pavarotti”, la scuola fondata con il contributo del cantante lirico italiano nel 1997 con i fondi raccolti tramite il Concerto “Pavarotti and Friends – Together for the Children of Bosnia” tenutosi a Modena nel 1995.
La scuola e’ oggi una realta’ dinamica e vitale con oltre 300 studenti, un punto di incontro ed un importante laboratorio artistico e musicale in una citta’, Mostar, in cui sono ancora aperte le ferite della guerra. Su impulso dell’Ambasciata, il Municipio di Mostar ha intrapreso i lavori di ristrutturazione dell’edificio che la ospita e che verranno completati entro il prossimo anno con fondi dedicati del bilancio comunale.
La cerimonia di premiazione sul Ponte Vecchio di Mostar, ricostruito con il contributo della Cooperazione Italiana, e’ stata preceduta da una commemorazione e dalla posa di una corona di fiori presso la targa in memoria dei tre giornalisti italiani. 

"Ordinary World" is the first single from Duran Duran's self-titled 1993 album, commonly known as The Wedding Album. The ballad reached No. 1 on the US Billboard Mainstream Top 40, the Canadian RPM Top Singles chart and the Italian Singles Chart. It also peaked at No. 3 on the Billboard Hot 100, No. 2 in Iceland and Sweden and No. 6 on the UK Singles Chart.
The song was nominated for Ivor Novello Award for Best Song Musically and Lyrically in May 1994. Lead vocalist Simon Le Bon sang the song with Luciano Pavarotti at a benefit concert for War Child. "Ordinary World" remains one of Duran Duran's most popular songs and was in October 2021 their second-most streamed song in the UK. en.wikipedia.org

venerdì 16 settembre 2022

..e mi domandi cosa è la guerra │ 26 agosto 1999 - 16 aprile 2009 - La seconda guerra cecena

La seconda guerra cecena fu un conflitto armato combattuto tra il 1999 e il 2009 in territorio ceceno dall'esercito della Federazione russa, per riottenere il controllo dei territori conquistati dai separatisti ceceni.

Il conflitto ha avuto inizio con una invasione in territorio russo, in particolare nella repubblica del Caucaso settentrionale del Daghestan, da parte dei gruppi delle Brigate Internazionali Islamiche (miliziani non inquadrati nell'esercito nazionale ceceno), e come rappresaglia da parte russa degli attentati terroristici avvenuti nelle città russe di Bujnaksk, Mosca e Volgodonsk, dei quali il governo russo accusò i ribelli ceceni. I risultati ribaltarono completamente l'esito della prima guerra cecena, nella quale la maggioranza del territorio ceceno divenne parte dell'autoproclamatasi Repubblica cecena di Ichkeria. Nonostante il conflitto sia considerato a livello internazionale come una lotta intestina all'interno della Federazione russa, esso ha attirato numerose bande di guerriglieri appartenenti alla Jihād islamica, che combatterono al fianco dei separatisti ceceni. All'inizio della campagna le forze militari russe ed i gruppi paramilitari dei lealisti ceceni hanno affrontato i separatisti ceceni e, dopo un lungo assedio durante l'inverno del 1999, sono riusciti a riconquistare la capitale Grozny.

Nel maggio del 2000 le truppe della Federazione Russa hanno ristabilito il controllo sul territorio ceceno dopo un'imponente campagna su vasta scala, scatenando tuttavia l'insorgere di focolai di guerriglia nella regione del Caucaso settentrionale, provocando gravi perdite fra le truppe russe e sfidando il processo di ripristino dell'autorità russa sul territorio ceceno. Purtroppo l'acuirsi e l'inasprirsi di questo conflitto ha comportato il mancato rispetto dei diritti umani da entrambe le parti, con la conseguente condanna della comunità internazionale. Nonostante l'esercito della Federazione Russa ed i suoi alleati lealisti ceceni abbiano notevolmente indebolito la presenza dei ribelli, tuttavia questi ultimi nella regione del Caucaso settentrionale hanno sostituito al conflitto aperto la tattica della guerriglia e del terrorismo, spingendosi anche nelle regioni circostanti. L'esatta stima delle perdite di questa guerra è tuttora sconosciuta, anche se fonti non ufficiali contano un numero di circa 25.000 - 50.000 vittime tra morti, feriti e dispersi, molti dei quali tra i civili.

Il 16 aprile 2009 le operazioni contro il terrorismo in Cecenia sono state dichiarate ufficialmente concluse.

A seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991 la popolazione cecena dichiarò la propria indipendenza e nel 1992 i leader politici di Cecenia ed Inguscezia firmarono un accordo in virtù del quale la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Ceceno-Inguscia si sarebbe divisa in due territori, quello dell'Inguscezia che venne incorporato nella neonata Federazione russa e la Cecenia dichiaratasi indipendente. Tuttavia sorse un acceso dibattito all'interno delle forze politiche cecene, divise tra lealisti e separatisti, guidati dal nazionalista Džochar Dudaev, che portò ad una vera e propria guerra civile ed alla fuga in massa di migliaia di persone di origine etnica non-cecena. Nel 1994 scoppiò la Prima guerra cecena con l'occupazione da parte delle truppe russe del territorio ceceno per ristabilire l'ordine costituito. Seguirono due anni di combattimenti e di massacri che portarono alla morte di circa 100.000 persone, e che si conclusero con l'accordo per il cessate il fuoco a Khasavyurt nel 1996, che prevedeva il ritiro delle truppe russe dal territorio ceceno.

Il 7 marzo 1999 il ministro dell'interno Sergej Stepašin, in risposta al rapimento del generale Gennadij Špigun chiese un'invasione della Cecenia. Il piano di Stepašin venne visionato da Primo Ministro Evgenij Primakov; Stepašin più tardi disse: «La decisione di invadere la Cecenia venne presa nel marzo 1999...Venni preparato per un intervento attivo. Pianificammo di arrivare sul lato nord del fiume Terek per agosto-settembre (del 1999). Questo (la guerra) sarebbe avvenuto a prescindere dagli attacchi in Russia... Putin non scoprì niente di nuovo. Su questo potete chiedere a lui. A quel tempo era direttore del FSB e aveva tutte le informazioni.»

Secondo Robert Bruce Ware (professore alla Southern Illinois University Edwardsville esperto di questioni caucasiche) questi piani devono essere considerati come di riserva. Tra la fine di agosto e settembre del 1999 la Russia attuò una pesante campagna di bombardamenti aerei sulla Cecenia, con l'obiettivo di eliminare gran parte dei movimenti di guerriglieri che continuavano a minacciare i confini con il Daghestan. I raid aerei russi provocarono centinaia di vittime tra i civili, forzando almeno 100.000 a cercare rifugio nella vicina Inguscezia, che si appellò alle Nazioni Unite e alle organizzazioni umanitarie per far fronte a questo vasto esodo di profughi ceceni. Il 2 ottobre 1999 il Ministro per le Situazioni d'Emergenza russo dichiarò pubblicamente l'esodo di circa 78.000 civili ceceni a causa dei bombardamenti russi, molti dei quali cercavano rifugio in Inguscezia, con una media di 5.000-6.000 persone al giorno.

Il 22 settembre 1999 il viceministro degli Interni russo Igor' Zubov affermò che le truppe russe avevano ormai accerchiato le forze cecene ed erano pronte a riprendere il controllo del territorio ceceno, ma che tuttavia i vertici militari erano contrari ad una penetrazione in massa in Cecenia per l'ingente quantità di perdite che questa avrebbe comportato. Alla fine di settembre le forze militari russe attuarono numerose incursioni in territorio ceceno, conquistando diversi punti strategici. Il conflitto ceceno entrò in una nuova fase il 1º ottobre 1999 quando il neo Primo Ministro russo Vladimir Putin dichiarò illegittima l'autorità del presidente ceceno Aslan Maschadov così come quella del Parlamento ceceno.  Al tempo stesso Putin annunciò che sarebbe stata avviata un'offensiva terrestre che si sarebbe limitata a raggiungere il fiume Terek, tagliando dal resto della Cecenia la parte settentrionale. Le intenzioni di Putin erano quelle di isolare la regione settentrionale della Cecenia e creare così un cordone sanitario che proteggessero il confine russo da ulteriori incursioni dei ribelli. Tuttavia nei mesi successivi si scoprì che una simile strategia sarebbe stata insufficiente per eliminare il problema dei ribelli ceceni e si optò per una campagna più massiccia.

L'esercito russo iniziò l'invasione che raggiunse con una certa facilità il fiume Terek il 5 ottobre 1999, durante le manovre un carro armato russo colpì un autobus pieno di civili uccidendone 11, e due giorni dopo un caccia-bombardiere Sukhoi Su-24 bombardò il villaggio di Elistanzhi, uccidendo 35 persone. Il 10 ottobre 1999 Maschadov presentò un piano di pace offrendo alle autorità russe la rottura con i signori della guerra responsabili delle incursioni e degli attentati. Oltre a ciò il Presidente ceceno si appellò alla Nato affinché si opponesse al conflitto fra le sue armate e quelle russe, ma senza esito positivo. Il 12 dicembre 1999 i soldati russi innalzarono la bandiera della Federazione Russa sul municipio della seconda città più importante della Cecenia, Gudermes, anche grazie alla defezione in campo ceceno dei due comandanti locali, i fratelli Jamadaev. Due giorni dopo 30 soldati russi vennero uccisi durante un contrattacco dei ribelli ceceni nei pressi del villaggio di Kulary, i cui combattimenti perdurarono fino al gennaio del 2000. Agli inizi di dicembre iniziò anche l'assedio di Groznyj. Esso venne preceduto da una strenua lotta per il controllo dei centri circostanti, che permise ai russi vittoriosi di porre la città sotto assedio a partire dal 2 febbraio 2000. Secondo alcuni portavoce russi nell'assedio alla città persero la vita 368 soldati e diversi militanti lealisti, infliggendo nel contempo gravi perdite ai ribelli ceceni, compresi numerosi comandanti. Il ministro della Difesa russo Igor' Sergeev annunciò che circa 1.500 ribelli ceceni vennero uccisi nel tentativo di lasciare la capitale.

L'assedio e la conquista di Groznyj lasciarono la città così devastata che nel 2003 le Nazioni Unite la proclamarono la città più devastata del mondo. Dalla conquista della capitale, tuttavia, i russi iniziarono a soffrire di gravi perdite a causa dei numerosi contrattacchi ceceni e degli agguati ai convogli. Il 26 gennaio 2000 il governo russo sostenne di aver subito 1.173 perdite. Come conseguenza di ciò si inasprirono le rappresaglie russe, la più grave delle quali fu un attacco contro un convoglio protetto da bandiera bianca nei pressi del villaggio di Katyr-Yurt, che portò alla morte di 170 civili. Tra il giugno 2000 ed il settembre 2004 i ribelli ceceni hanno aggiunto alla loro strategia la tattica dell'attacco suicida. Dall'inizio di questa campagna ci sono stati circa 23 assalti ad altrettanti obiettivi militari sia all'interno sia oltre i confini della Cecenia. Numerosi sono poi stati gli omicidi politici perpetrati da entrambe le parti, tra i quali occorre annoverare l'assassinio dell'ex presidente separatista ceceno Zelimkhan Yandarbiyev, in esilio in Qatar del 13 febbraio 2004 e quello del presidente ceceno filo-russo Achmat Kadyrov il 9 maggio 2004 durante una parata commemorativa a Groznyj. Nonostante le acclarate violazioni dei diritti umani da parte di entrambi gli schieramenti, la comunità internazionale ha faticato visibilmente ad andare oltre una semplice condanna politica del conflitto, sottraendosi sempre all'eventuale applicazione di sanzioni economiche o embarghi. Emblema di questa inazione occidentale furono le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti d'America, Bill Clinton, il quale già all'epoca del primo conflitto in Cecenia (1994-1996) aveva affermato in un incontro a Mosca con Boris Eltsin, che la Cecenia fosse parte integrante della Russia. Ancor più netta fu la sua posizione nel 1999, quando in una conferenza presidenziale a Washington tenutasi l'8 dicembre di quell'anno, Clinton ribadì che non era interesse degli Stati Uniti sanzionare la Russia per le vicende cecene. Linea morbida fu adottata anche dal Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan che si limitò a richiamare i combattenti "alla precauzione" chiedendo loro di "fare il possibile per limitare le vittime civili", e dall'Unione Europea che si dichiarò "profondamente scossa per gli avvenimenti in Cecenia" auspicando un "immediato cessate il fuoco", senza mai fare riferimento ad alcuna possibile sanzione economica. Il 2 febbraio 2005 Aslan Maschadov, leader dei ribelli ceceni, lanciò un invito per un cessate il fuoco fino al successivo 22 febbraio (giorno precedente l'anniversario della deportazione staliniana dei ceceni). L'invito venne lanciato da un sito web dei separatisti ceceni, inviato al presidente Putin e descritto come un gesto di buona volontà. L'8 marzo 2005 Maschadov venne ucciso durante un'operazione delle truppe speciali russe a nord-est di Groznyj. Poco dopo la morte di Maschadov, il consiglio dei ribelli ceceni annunciò che la guida era stata assunta da Abdul-Halim Sadulayev, una manovra approvata velocemente da Šamil Basaev. Il 2 febbraio 2006 Sadulayev apportò diversi cambiamenti all'interno del governo ordinando a tutti i suoi membri di muoversi solo all'interno del territorio ceceno; tra le altre cose rimosse il primo vice-premier Achmed Zakaev. Sadulayev venne ucciso a sua volta nel giugno 2006, a capo della guerriglia venne eletto Doku Umarov. Il presidente della Cecenia, ed ex separatista, Ramzan Kadyrov ha dichiarato la fine delle ostilità nel marzo 2009. Il 27 marzo 2009 il Presidente russo Dmitry Medvedev incontrò Alexander Bortnikov, il direttore dell'FSB per discutere la fine ufficiale delle operazioni antiterrorismo in Cecenia. Sebbene le ostilità siano ufficialmente cessate il 16 aprile 2009, a maggio dello stesso anno erano ancora attivi circa 480 insorti, sotto la guida di Umarov. Gli ufficiali russi e i ribelli ceceni hanno regolarmente e ripetutamente accusato i propri avversari di aver commesso diversi crimini di guerra incluso: rapimento, omicidio, presa di ostaggi, saccheggio, stupro e varie altre violazioni delle leggi di guerra. Organizzazioni umanitarie e internazionali tra cui il Consiglio d'Europa e Amnesty International hanno criticato entrambi gli schieramenti di "palesi e costanti" violazioni del Diritto internazionale umanitario. I gruppi russi per i diritti umani hanno stimato che in Cecenia ci sono state 5.000 sparizioni forzate dal 1999.

Il segretario di stato USA Madeleine Albright nel suo discorso del 24 marzo 2000 alla Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite ha ricordato che: «Noi non potevano ignorare il fatto che migliaia di civili ceceni sono morti e che più di 200.000 sono stati spinti fuori dalle loro case. Insieme con altre delegazioni avevamo espresso il nostro allarme per le persistenti violazioni dei diritti umani da parte delle forze russe in Cecenia, incluse le uccisioni extragiudiziali. Ci sono anche altri resoconti per cui i separatisti ceceni hanno commesso abusi, tra cui l'uccisione di civili e prigionieri. ... La guerra in Cecenia ha notevolmente danneggiato la posizione internazionale della Russia e sta isolando la Russia dalla comunità internazionale. Il lavoro della Russia per riparare il danno sia in patria sia all'estero o la sua scelta di rischiare un ulteriore isolamento è la sfida più immediata e importante a cui la Russia si affaccia.» Secondo il rapporto annuale di Amnesty International del 2001: C'erano frequenti resoconti in cui le forze russe hanno bombardato indiscriminatamente zone civili. Civili ceceni, incluso il personale medico, ha continuato a essere bersaglio da attacchi militari da parte delle forze russe. Centinaia di civili ceceni e di prigionieri di guerra furono giustiziati. A giornalisti e controllori indipendenti è continuamente rifiutato l'accesso alla Cecenia. Secondo i rapporti, i combattenti ceceni spesso minacciarono e talvolta uccisero membri russi dell'amministrazione civile e giustiziarono i soldati russi catturati. Nel 2001 il Museo Commemorativo dell'Olocausto degli Stati Uniti ha inserito la Cecenia nell'elenco dei genocidi: La Cecenia è stata devastata, inclusa la quasi totale distruzione di Groznyj, la capitale cecena. L'artiglieria russa e l'aviazione ha indiscriminatamente martellato aree civili. Le organizzazioni per i diritti umani hanno anche documentato diversi massacri di civili ceceni da parte delle unità russe.
Il Presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Cecenia è pacificata dalla primavera del 2000. Ma la pace per i civili ceceni è stata elusiva, vittime di una continua guerra di logoramento. Essi sono afflitti dagli abusi commessi dalle forze russe - arresti arbitrari, estorsioni, torture, omicidi. I civili ceceni soffrono anche perché non sono stati sostenuti per ricostruire i servizi sociali di base come l'educazione.I ribelli ceceni hanno commesso anche loro abusi sui civili, ma mai con lo stesso peso o con la stessa intensità delle forze russe. it.wikipedia.org

lunedì 12 settembre 2022

Antonio e Cleopatra (Antony and Cleopatra) - William Shakespeare

Antonio e Cleopatra (Antony and Cleopatra) è una tragedia storica di William Shakespeare in cinque atti. Apparve sulla scena per la prima volta nel 1607 o nel 1608, e fu stampata nel First folio nel 1623.

La tragedia segue la relazione tra Cleopatra e Marco Antonio dalla guerra contro i Parti fino al suicidio di Cleopatra. L'antagonista è rappresentato da Cesare Ottaviano, triumviro e futuro primo imperatore di Roma.  

Antonio, triumviro di Roma insieme ad Ottaviano e a Marco Emilio Lepido, si è fermato in Egitto dopo essersi innamorato della regina Cleopatra. Antonio riceve la notizia che sua moglie, Fulvia, si è ribellata contro Ottaviano insieme a Lucio Antonio, ed è morta a causa di una malattia. Ora il triumvirato è minacciato da Sesto Pompeo, figlio del Pompeo avversario di Giulio Cesare. Pompeo ha raccolto una flotta, insieme ai pirati Menecrate e Mena e controlla la Sardegna e la Sicilia. A causa di questa situazione, Antonio è consapevole che deve tornare a Roma. Nonostante l'opposizione di Cleopatra, parte.

Tornato a Roma, Ottaviano convince Antonio a sposare sua sorella, Ottavia, per saldare il legame tra i due generali. Il luogotenente di Antonio, Enobarbo, sa che Ottavia non potrà appagarlo, dopo esser stato con Cleopatra. In un famoso passo, egli descrive il fascino di Cleopatra con un'iperbole: "L'età non può appassirla, né l'abitudine rendere insipida la sua varietà infinita: le altre donne saziano i desideri che esse alimentano, ma ella affama di sé laddove più si prodiga: poiché le cose più vili acquistano grazia in lei, così che i sacerdoti santi la benedicono nella sua lussuria." 

Un indovino mette in guardia Antonio: "se giochi con lui ad un gioco qualunque, sei sicuro di perdere"

In Egitto, Cleopatra viene a sapere del matrimonio di Antonio, e mette in atto una terribile vendetta nei confronti del messaggero che le riferisce la notizia. La sua collera si placa solo quando le sue cortigiane le assicurano che Ottavia è brutta, almeno secondo i canoni estetici elisabettiani: bassa, rozza, con il viso rotondo e con capelli sciupati.

I triumviri discutono con Pompeo, e gli offrono un accordo: egli può mantenere il controllo della Sicilia e della Sardegna ma deve aiutarli a "liberare tutto il mare dai pirati" e mandargli un tributo in grano. Dopo qualche esitazione, Pompeo accetta. I generali s'intrattengono in un festino sulla galea di Pompeo. Mena consiglia a Pompeo di uccidere i triumviri per diventare condottiero di Roma, ma egli non accetta. Più tardi, Ottaviano e Lepido rompono la tregua con Pompeo, e i combattimenti ripartono. Questa decisione è disapprovata da Antonio, che è furente.

Una volta ritornato ad Alessandria, Antonio incorona se stesso e Cleopatra sovrani dell'Egitto e del terzo orientale dell'impero romano, che era il territorio posseduto da Antonio in quanto triumviro. Egli accusa Ottaviano di non aver spartito con lui le terre conquistate a Pompeo, ed è indispettito dal fatto che Lepido, imprigionato da Ottaviano dopo una ribellione, sia stato escluso dal triumvirato. Ottaviano cede all'ultima richiesta [non chiaro:quale richiesta?], ma è molto deluso dal comportamento di Antonio.

Antonio si prepara a dare battaglia ad Ottaviano. Enobarbo lo spinge a dare battaglia sulla terraferma, dove egli sarebbe avvantaggiato, anziché in mare, dove le navi di Ottaviano sono più leggere e meglio condotte. Antonio rifiuta, in quanto era stato sfidato da Ottaviano ad una battaglia navale. Cleopatra s'impegna a mettere la sua flotta a disposizione di Antonio; ma, durante la battaglia navale, la regina abbandona il campo con le sue sessanta navi. Antonio la insegue causando così la disfatta del suo esercito. Vergognandosi per i suoi gesti, dovute all'amore che egli prova per Cleopatra, Antonio la richiama per averlo fatto sembrare un codardo, ma pone anche il suo amore sopra ogni altra cosa, dicendo "datemi un bacio, questo basta a compensarmi."

Ottaviano manda un messaggero a chiedere a Cleopatra di consegnargli Antonio, e di allearsi con lui. Ella esita, e flirta col messaggero; nel frattempo, Antonio entra in scena e, rabbioso, condanna il comportamento della principessa. Fa frustare il messaggero, e finalmente perdona Cleopatra, e le promette di combattere un'altra battaglia per lei, questa volta sulla terraferma. 

Alla vigilia della battaglia, i soldati di Antonio odono strani oracoli, che interpretano come la perdita di protezione per il loro condottiero, da parte del dio Ercole. Inoltre, Enobarbo, lo storico luogotenente di Antonio, lo abbandona per passare dalla parte del nemico. Invece di confiscare i beni di Enobarbo, che erano stati lasciati presso Antonio durante la fuga da Ottaviano, Antonio ordina che tali beni siano riportati a Enobarbo. Enobarbo è talmente colpito dalla generosità di Antonio, e così pieno di vergogna per la sua infedeltà, che si suicida.

La battaglia comincia bene per Antonio, finché Ottaviano non la tramuta in una battaglia navale. Ancora una volta, Antonio perde, la sua flotta si arrende, ed egli denuncia Cleopatra: "questa infame egiziana mi ha tradito."

Antonio decide allora di uccidere la regina per il suo ennesimo tradimento. Cleopatra capisce che l'unico modo per riconquistare l'amore di Antonio, è quello di fargli credere che si è uccisa, col nome di Antonio come ultime parole. Ella si rinchiude nel suo mausoleo, e aspetta il ritorno di Antonio. 

Il suo piano, però, fallisce: invece che correre per vedere Cleopatra morta, con il cuore pieno di rimorso, Antonio decide che la sua vita non ha più senso. Chiede a Erote, uno dei suoi più intimi amici, di trapassarlo con una spada; Erote non riesce però ad uccidere il suo generale, e si suicida. Antonio ammira il coraggio di Erote e cerca di morire allo stesso modo, ma si ferisce solamente. In uno stato di dolore lancinante, scopre che, in realtà, Cleopatra è ancora viva. Si trascina fino al suo mausoleo, e muore tra le sue braccia. it.wikipedia.org 

Antonio e Cleopatra (Antony and Cleopatra) è un cortometraggio muto del 1908 diretto da James Stuart Blackton e da Charles Kent. Il film fu distribuito dalla Vitagraph Company of America, in Italia dalla Accoretti.

Una copia del film viene conservata negli archivi della Biblioteca del Congresso. 


Premio Campiello 2022: vince Bernardo Zannoni con l'opera "I miei stupidi intenti"

Premio Campiello 2022

Premio Campiello 2022: vince Bernardo Zannoni con l'opera "I miei stupidi intenti"

E' Bernardo Zannoni con l'opera "I miei stupidi intenti", edita da Sellerio, il vincitore della 60a edizione del Premio Campiello. La Giuria popolare dei Trecento Lettori anonimi l'ha scelto tra i cinque finalisti.
www.raicultura.it - Bernardo Zannoni, I miei stupidi intenti - La mia vita è cambiata al cento per cento, sono molto contento. Ho cominciato a 21 anni a scrivere questo romanzo, dopo varie esperienze di composizione - canzoni, poesie, sceneggiature - ho avuto il coraggio di ritornare alla prosa, più faticosa e complicata. L’Italia può essere un Paese per giovani che hanno voglia di leggere, formarsi e imparare. Studio ed educazione sono fondamentali.

  • Si è imposto con 101 preferenze sugli altri concorrenti. 
  • Al secondo posto Antonio Pascale con "La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini' pubblicato da Einaudi che si è aggiudicato 54 voti e 
  • terza Elena Stancanelli con 'Il Tuffatore' edito da La nave di Teseo che si è accaparrato 46 voti. 
  • Mentre il quarto posto, con 43 preferenze è andato a Fabio Bacà per 'Nova' edito da Adelphi. 
  • Ultima Daniela Ranieri con 31 voti per 'Stradario aggiornato di tutti i miei baci', edizioni Ponte alle Grazie. 
  • La rosa dei finalisti del premio è stata selezionata dalla Giuria dei Letterati lo scorso 27 maggio, a Palazzo del Bo' a Padova.

Un teatro La Fenice gremito ha accolto stasera la finale della 60a edizione del Premio Campiello. A condurre la cerimonia conclusiva del prestigioso riconoscimento, trasmessa in diretta su Rai5 a partire dalle 20.45, è stata Francesca Fialdini insieme a Lodo Guenzi. Anche il sindaco di Venezia ha preso parte alla cerimonia, insieme a diversi esponenti istituzionali tra cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento e il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto.

Nel corso della serata, allietata dai contributi musicali di Diodato, i cinque autori finalisti hanno illustrato i propri volumi. Durante la cerimonia sono stati anche premiati i vincitori degli altri riconoscimenti previsti dalla Fondazione Il Campiello: Francesca Valente è stata insignita del Premio Campiello Opera Prima, Antonella Sbuelz del Campiello Junior, invece il Campiello Giovani è andato ad Alberto Bartolo Varsalona e il riconoscimento Fondazione Il Campiello a Corrado Stajano.

Il Campiello, premio letterario assegnato a opere di narrativa italiana, è stato istituito nel 1962 ed è organizzato ogni anno dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. 

«Esistono vari modi di strillare un libro magnifico. Ma solo un modo è giusto per "I miei stupidi intenti": leggetelo, leggete questo romanzo in stato di grazia». Marco Missiroli. Questa è la lunga vita di una faina, raccontata di suo pugno. Fra gli alberi dei boschi, le colline erbose, le tane sotterranee e la campagna soggiogata dall'uomo, si svela la storia di un animale diverso da tutti. Archy nasce una notte d'inverno, assieme ai suoi fratelli: alla madre hanno ucciso il compagno, e si ritrova a doverli crescere da sola. Gli animali in questo libro parlano, usano i piatti per il cibo, stoviglie, tavoli, letti, accendono fuochi, ma il loro mondo rimane una lotta per la sopravvivenza, dura e spietata, come d'altronde è la natura. Sono mossi dalle necessità e dall'istinto, il più forte domina e chi perde deve arrangiarsi. È proprio intuendo la debolezza del figlio che la madre baratta Archy per una gallina e mezzo. Il suo nuovo padrone si chiama Solomon, ed è una vecchia volpe piena di segreti, che vive in cima a una collina. Questi cambiamenti sconvolgeranno la vita di Archy: gli amori rubati, la crudeltà quotidiana del vivere, il tempo presente e quello passato si manifesteranno ai suoi occhi con incredibile forza. Fra terrore e meraviglia, con il passare implacabile delle stagioni e il pungolo di nuovi desideri, si schiuderanno fra le sue zampe misteri e segreti. Archy sarà sempre meno animale, un miracolo silenzioso fra le foreste, un'anomalia. A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne. I miei stupidi intenti è un romanzo ambizioso e limpido, ed è stato scritto da un ragazzo di soli venticinque anni. Come un segno di speranza, di futuro, per chi vive di libri

A contendersi l’ambita “vera da pozzo” della 60^ edizione del Premio Campiello sono: Fabio Bacà “Nova” (Adelphi), Antonio Pascale “La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini” (Einaudi), Daniela Ranieri “Stradario aggiornato di tutti i miei baci” (Ponte alle Grazie), Elena Stancanelli “Il tuffatore” (La nave di Teseo), Bernardo Zannoni “I miei stupidi intenti” (Sellerio).

giovedì 8 settembre 2022

#ParoleSenzaTempo. Pulp. Una storia del XX secol romanzo di Charles Bukowski, pubblicato postumo nel 1994.

Stavo in ufficio, il contratto d'affitto era scaduto e McKelvey voleva ricorrere al tribunale per sfrattarmi. Era una giornata infernale e il condizionatore d'aria era rotto. Sul piano della scrivania stava camminando lentamente una mosca. Allungai un braccio, abbattei il palmo aperto della mano e la spedii all'altro mondo. Mentre mi pulivo la mano sulla gamba destra dei pantaloni squillò il telefono.

  • Pulp. Una storia del XX secolo
  • di Charles Bukowski (Autore) Simona Viciani (Traduttore)
  • Feltrinelli, 2003

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Il romanzo mutua il titolo dal genere "pulp" proprio dei Pulp magazine, narra le grottesche storie in qualche modo collegate, come quelle che vedono come protagonisti lo scrittore francese Louis-Ferdinand Céline e l'elusivo Red Sparrow.

Il nome del protagonista Nick Belane è una chiara parodia di Rick Blane, personaggio interpretato da Humphrey Bogart in Casablanca. Il romanzo stesso è la parodia dei film noir interpretati dallo stesso Bogart, in particolare Il mistero del falco e Il grande sonno.

  • “Aspettammo e continuammo ad aspettare. Tutti quanti. Lo strizzacervelli non sapeva che l’attesa è una delle cose che fa impazzire la gente? La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire. Aspettava in fila per comprare la carta igienica. Aspettava in fila per prendere i quattrini. E se non aveva quattrini aspettava in file più lunghe. Aspettavi per dormire e poi aspettavi per svegliarti. Aspettavi per sposarti e poi aspettavi per divorziare. Aspettavi che piovesse, poi aspettavi che smettesse. Aspettavi per mangiare, poi aspettavi per mangiare di nuovo. Aspettavi nello studio di uno strizzacervelli con una masnada di psicopatici e ti chiedevi se lo fossi anche tu.” [Charles Bukowski, Pulp]
  • Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l'argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l'aria. Troppo di tutto, accidenti. (1995, pp. 65-66)
  • La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida. (1995, p. 130)
  • Di nuovo con il vecchio amico, scotch con acqua. Lo scotch non è un liquore a cui si affeziona subito. Ma dopo che l'avete bevuto per un po' fa agire la sua magia su di voi, per così dire. Trovo che abbia un calore speciale che il whisky non ha. (1995, p. 151

domenica 4 settembre 2022

M. Gli ultimi giorni dell'Europa - Antonio Scurati


Nel maggio 1938 Benito Mussolini ha quasi 55 anni, guida un impero che si estende dal Brennero all’Abissinia, ha proclamato l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni ed è in piedi che attende un treno in arrivo nella nuovissima stazione Ostiense. Su quel convoglio adorno di aquile e croci uncinate viaggia Adolf Hitler, che giunge in Italia accompagnato da una delegazione di gerarchi per una visita che toccherà Roma, Napoli e Firenze. Mentre il professor Bianchi Bandinelli – che nei suoi diari registra i tratti grotteschi di “Mario e Silla” e medita vanamente di attentare alle loro vite – guida i due dittatori ad ammirare la grande arte italica, il sole della concordia sembra splendere alto nel cielo. Non sono passate che poche settimane dall’Anschluss dell’Austria e dalla prima “informazione diplomatica” nella quale si parla di questione ebraica in Italia, eppure il mondo crede ancora che il delirio di potenza di Mario e Silla possa fermarsi. Ci crede fortissimamente, e contro ogni evidenza, anche il podestà di Ferrara, Renzo Ravenna, avvocato decorato nella Grande guerra e fascista zelante, che, come migliaia di altri ebrei italiani, non si dà pace per i provvedimenti seguiti all’approvazione delle “leggi razziali”, e rimane senza parole quando legge che il giornale diretto dall’amico Nello Quilici appoggia il decreto di espulsione degli alunni ebrei dalle scuole. Anche Margherita Sarfatti, che aveva iniziato il giovane Benito all’arte e alla diplomazia, paga con l’esilio le proprie origini ebraiche ed è ormai dimenticata in favore della giovane, fascistissima Clara Petacci. Tutto sembra procedere a gonfie vele, tanto che Galeazzo Ciano, genero del Duce e Ministro degli Esteri, può dedicarsi all’invasione dell’Albania ignorando invece le informative sempre più inquietanti che giungono da Berlino. E allora perché il Duce, rintanato nella sala del Mappamondo, sente l’angoscia corrodergli i visceri? Poco importa, la macchina della storia è in movimento e non è più possibile fermarla. Pateticamente illuso di poter influenzare le decisioni del Führer, consapevole della nostra impreparazione alla guerra, preda di uno spaventoso delirio, M trascina la nazione verso la tragedia: il 10 giugno 1940, ormai maschera di se stesso, si affaccia alla finestra di Palazzo Venezia per annunciare al mondo l’ora delle decisioni irrevocabili.

M. Gli ultimi giorni dell'Europa  di Antonio Scurati

Bompiani, 2022

«Tra le tante, non rimane che un'unica grande passione: la paura.»

Terzo romanzo della serie bestseller di Antonio Scurati dedicata al fascismo e a Benito Mussolini. Dopo M. Il figlio del secolo, vincitore del Premio Strega 2019, e M. L'uomo della provvidenza, il nuovo romanzo di Scurati si concentra sul cruciale triennio tra il 1938 e il 1940.

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, è cresciuto tra Venezia e Ravello per poi trasferirsi a Milano. Docente di letterature comparate e di creative writing all'Università IULM, editorialista del «Corriere della Sera», ha vinto i principali premi letterari italiani. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, poi pubblica nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio- Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Del 2006 è il saggio La letteratura dell'inesperienza, seguito da altri studi. Scurati è con-direttore...