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domenica 24 luglio 2022

#alTempoNelTempo - Vittorio De Scalzi. Negli anni sessanta ha fondato i New Trolls.

Vittorio De Scalzi  è stato un cantante, polistrumentista e compositore italiano, noto per aver fondato il gruppo musicale rock progressivo New Trolls, attivo dal 1967 al 1997. Negli anni sessanta ha fondato I Trolls insieme a Pino Scarpettini, con il quale incidono il singolo Dietro la nebbia. Nel 1966 ha debuttato come solista con lo pseudonimo Napoleone in un disco realizzato per l'etichetta discografica ARC intitolato Vietato ai maggiori di pochi anni, eseguendo i brani Norwegian Wood dei The Beatles e Take a Heart.
Nel 1967, terminata l'esperienza de I Trolls, costituisce i New Trolls, gettando le basi per una proficua carriera, caratterizzata sin dall'inizio dall'intento di concentrarsi su un repertorio originale. Componenti del complesso oltre a De Scalzi (voce e chitarra) sono Nico Di Palo (chitarra), Gianni Belleno (batteria), Giorgio D'Adamo (basso) e Mauro Chiarugi (tastiera). Nello stesso anno la band apre i concerti della tournée italiana dei The Rolling Stones e suona in jam session con musicisti come Stevie Wonder. Durante la loro carriera i New Trolls hanno preso parte a sette edizioni del Festival di Sanremo: nell'edizione del 1996 si sono esibiti in coppia con Umberto Bindi interpretando il brano Letti, scritto dallo stesso Bindi con Renato Zero; in un'ulteriore edizione, De Scalzi ha ricordato un particolare incontro avuto con Céline Dion attraverso un articolo da lui scritto nel febbraio 2000 su La Stampa:
«Mi diverte pensare all'emozione, la famosa "tremarella" che coglie tutti i cantanti, famosi e meno, prima di andare in scena. Tra gli aneddoti al riguardo ricordo la sera che stavamo per essere chiamati dal presentatore e per rompere la tensione ho cameratescamente dato una pacca sulla spalla a una ragazza che mi stava davanti pensando fosse una cantante delle Nuove Proposte chiedendole peraltro se sapeva quando sarebbe toccato a noi. Ella si gira e con fare un po' preoccupato mi risponde in perfetto francese: «Non lo so ma spero che finalmente tocchi a noi, così passa tutto». Era la grande Céline Dion, milioni di dischi in tutto il mondo.»
Il Vento Dolce Dell'Estate Written-By – D'Adamo -, Di Palo -, De Scalzi*
New Trolls – Una Storia
Etichetta: Cetra – SP 1449, Cetra – sp1449
Formato: Vinile, 7", 45 RPM
Paese: Italy
Uscita: 1971
Genere: Rock
New Trolls  La Mia Generazione
Etichetta: Fonit Cetra – JB 794, Baby Records (2) – JB 794
Formato: Vinile, 7", 45 RPM, Jukebox
Paese: Italy
Uscita: 1983
Genere: Rock
Stile: Pop Rock

New Trolls La Mia Generazione

Written-By – Cheope, G. Belleno, D. Di Palo, A. Belloni, V. De Scalzi

New Trolls – Amici
Etichetta: Ricordi – SMRL 6384
Formato:Vinile, LP, Album
Paese: Italy
Uscita: 1988
Genere: Rock, Pop
New Trolls On The Broadway
(musica e testo di Giovanni Belleno, Vittorio De Scalzi, Domenico Di Palo)
New Trolls – Concerto Grosso Per I New Trolls
Etichetta: Seven Seas – GXF 2043
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Gatefold
Uscita: 1979
Genere: Rock, Stage & Screen
New Trolls - (concerto grosso) Adagio - Guitar, Flute – Vittorio De Scalzi

Mauro Ferrari - Infinitamente piccolo, infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno, Mondadori - Presentazione: 26 luglio 2022 Napoli, Hotel Royal Continental

  • Cos’è “boh”?
  • Martedì 26 luglio 2022 ore 17:30 – Napoli – Hotel Royal Continental, Via Partenope, 38
  • Presentazione dell’ultimo libro di Mauro Ferrari
  • Infinitamente piccolo, infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno, Mondadori
  • Sarà presentato Martedì 26 luglio 2022 alle ore 17:30 a Napoli, presso l’Hotel Royal Continental (Via Partenope, 38), l’ultimo libro di Mauro Ferrari
Infinitamente piccolo, infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno, edito da Mondadori.
“Cos’è “boh”? Un’espressione di incertezza, sconcerto, scetticismo, incredulità.
Uno stratagemma di comunicazione, atto a prendere tempo, attirare l’attenzione, creare un po’ di suspense, specialmente all’inizio di una presentazione o di una comunicazione verbale. (O scritta, dear, nel nostro caso.) Particolarmente adatto a tenere gli interlocutori in sospeso, mentre la comunicazione vera viene effettuata attraverso espressioni facciali – body language -, ad esempio guardandoti dritto negli occhi. Un boh ammiccante e sincero, magari alzando una spalla, ha spesso una valenza di comunicazione positiva. Se tutto maiuscolo, magari le iniziali del Bulgarian Office of Health. Oppure un termine colloquiale, in un mondo editoriale che non esiste, e che talvolta significa “Parte”, specialmente se scritto da uno che non è uno scrittore, e non lo sarà mai. Il che forse giustifica che le metafore del sottotitolo non sono proprio tutte metafore, ma appunto: boh.
Alla fine, la vita diventa più facile e persino gradevole se segui tre semplici metalogie indicatorie, che ho un po’ adottato come principi di vita:…”
Infinitamente piccolo, come una particella. Infinitamente grande, come la vita, o come la passione per la ricerca.
Mauro Ferrari, il gigante della nanomedicina, racconta la sua storia di scienziato e di uomo. Lo fa a modo suo, mescolando le discipline, giocando con le parole, suonando tutti gli strumenti a sua disposizione per trasmettere sempre lo stesso pensiero: bisogna amare la vita e lasciarsi vivere da lei.
Il dolore, l’abbandono, la perdita sono comuni a tutti, saperli gestire e trasformare in qualcosa di buono è il segreto di pochi. Mauro Ferrari è uno di questi. Appena trentenne ha visto morire di cancro l’amatissima moglie senza poterla salvare, e da allora si è dedicato alla ricerca di una cura efficace contro le metastasi. A quello che lui, con tipico understatement, definisce “il mio mestiere di scienziato improbabile in cerca di una cura forse impossibile per le metastasi epatiche e polmonari”.
E così, con una squadra di giovani biologi, matematici, medici, ingegneri, chimici venuti da tutto il mondo, ha inventato la nanomedicina, un sistema per veicolare il farmaco direttamente nelle cellule malate. Un gigantesco passo avanti nella terapia dei tumori.
In questo libro la vicenda umana dell’autore (la perdita della prima moglie, le gioie dei cinque figli, il secondo matrimonio, l’abbandono del padre, la ricerca delle origini, le profonde amicizie umane e animali) e quella scientifica (una carriera strepitosa, un numero infinito di lauree, premi, riconoscimenti per le sue scoperte fondamentali) si intrecciano, coinvolgendo il lettore in un’ardua ma affascinante maratona, alla fine della quale si renderà conto di aver imparato molto.
Infinitamente piccolo, infinitamente grande è infatti come un viaggio nella mente di uno scienziato, dove al posto di numeri e formule si scopre un paesaggio fatto di musica, di creatività, di natura, di amore. Tutte cose che aiutano nella ricerca dell’eccellenza. Tutte risorse magiche alla portata di chiunque.
Mauro Ferrari, nato a Padova nel 1959, è un accademico e imprenditore, impegnato nella ricerca sulle nanotecnologie applicate alla cura dei tumori. Dopo la laurea in Matematica all’Università di Padova si trasferisce negli Stati Uniti, dove nel 1987 consegue il Master e il Ph.D. in Ingegneria Meccanica alla University of California di Berkeley e inizia subito la carriera come professore di Ingegneria dei Materiali e Ingegneria Civile. Dal 2000 al 2006 è professore ordinario di Ingegneria Meccanica e di Medicina Interna, e direttore del dipartimento di Ingegneria Biomedica alla Ohio State University. Contemporaneamente studia medicina e collabora con il National Cancer Institute a Bethesda, dove dirige il lancio del programma federale USA di nanotecnologia applicata al cancro, con un investimento superiore a un miliardo di dollari. Nel 2006 si trasferisce in Texas, dove è professore ordinario di Medicina Interna e direttore del dipartimento di Nanomedicina alla University of Texas di Houston e professore ordinario di Terapie Sperimentali (University of Texas M.D. Anderson Cancer Center). Assume quindi l’incarico di presidente e amministratore delegato del Methodist Hospital Research Institute per dieci anni, e a seguire la presidenza, durata tre mesi, dell’European Research Council. Attualmente è presidente e amministratore delegato di BrYet Pharma, consigliere d’amministrazione di Arrowhead Pharmaceutics e professore di Scienze Farmaceutiche all’Università di Washington. In Italia è membro (straniero!) dell’Accademia Nazionale delle Scienze “dei Quaranta”, e ha ricevuto lauree ad honorem dalle università di Napoli Federico II e di Palermo. Oltre a un lunghissimo curriculum di premi, incarichi e partecipazioni a ricerche dalle quali sono nati alcuni dei farmaci più innovativi per la cura dei tumori, Mauro Ferrari conta 60 brevetti a suo nome e oltre 500 pubblicazioni su riviste internazionali.

    mercoledì 20 luglio 2022

    Elena Canino: Napoli borghese e Napoli guerra e pace. Stamperia del Valentino

     Elena Canino, autrice, traduttrice e una delle prime donne reporter italiane. Nei volumi Napoli borghese e Napoli guerra e pace proposti da Stamperia del Valentino come letture estive

    Sono due i titoli a firma Elena Canino – interessante e un po’ dimenticata autrice della prima metà del Novecento – che Stamperia del Valentino propone e consiglia come lettura coinvolgente e non banale a cui dedicarsi durante le vacanze estive.

    Si tratta di Napoli borghese (con la prefazione di Michela De Giorgio – pagg 268, euro 18), affresco veritiero, ironico, a volte amaro, altre tenero della classe borghese nella Napoli degli anni della Canino, attraverso memorie e bozzetti di “vita vissuta”, e di Napoli guerra e pace - Spigolature di vita napoletana. Uno sguardo femminile sul Secondo conflitto mondiale che si dipana sullo sfondo tragico di vicende di guerra. Qui la penna di Elena Canino traccia un aspetto privato, personale, del vissuto bellico – tra occupazioni e sfollamenti – della sua famiglia: la guerra osservata da una villa, alle radici di Posillipo da un lato e del vecchio Vomero dall’altro, con i comandi tedesco prima, inglese poi a violentare l’intimità familiare, gli esodi alla ricerca di un’utopica provincia affrancata dallo spettro dei bombardamenti, l’attesa mai rassegnata degli eventi. Elena Canino narra tutto questo con l’ironia amara che attraversa le sue opere, con il gusto del paradosso e del grottesco. Un osservatorio privilegiato sulla guerra della gente comune, alle prese con i problemi che il conflitto apportò nella vita di tutti i giorni, pronta allo stesso modo a finire repentinamente o a continuare fortunosamente, mai però dimenticando – lontano dai grandi burattinai del conflitto – quell’umanità che solo la sofferenza, l’incertezza e l’attesa di un tragico epilogo sa efficacemente evocare.

    Napoli guerra e pace che si apre con l’appassionante prefazione di Isabella Canino, figlia di Elena – è una selezione organica di articoli giornalistici apparsi a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, mai prima d’ora raccolti in volume.

    Elena Canino fu autrice di Valentino Bompiani e Leo Longanesi. Collaborò a diverse testate giornalistiche anche attraverso preziosi “resoconti di viaggio”. Scomparsa prematuramente nel 1957, a parte i suoi numerosissimi articoli, ha lasciato solo tre libri: La vera signora – di concerto con Giovanni Ansaldo, che scrisse lo speculare Il vero signore, firmandosi per l’occasione con lo pseudonimo di Willy Farnese – e poi Clotilde tra due guerre e questo Napoli borghese, tutti a suo tempo pubblicati nelle Edizioni del Borghese di Longanesi. L’attualità degli scritti della Canino è testimoniata dall’interesse che attorno ad essi si è recentemente risvegliato: Clotilde tra due guerre è stato riproposto dalla Casa Editrice Le Lettere di Firenze nel 2005 e Napoli borghese, in quello stesso anno, da Stamperia del Valentino che ora ripropone la nuova edizione presente nella collana I Cinquecento, pagg 165, euro 16.

    Elena Canino Dalla biografia presente nel volume Napoli borghese scritta dalla figlia Isabella

    “Ad una signora un po’ snob che le chiese un giorno, riferendosi ad una comune conoscenza, “Come nasce?” Elena rispose beffarda: “Di parto”. Le cose ovvie, banali, leziose l’irritavano e, una volta superata la giovanile timidezza, non esitò mai ad essere di lingua tagliente ed arguta. Nacque quindi “di parto” a Roma nel 1898 nel palazzo di Fontana di Trevi. Era una bambina - come mostrano vecchie fotografie - placida, bionda, con pensosi occhi celesti. Occhi che però già osservava no il mondo che la circondava con grande attenzione. I primi anni della sua vita furono sereni e solitari, con una madre amorevole ma rigorosa e severa, e un padre com’erano i padri di quell’epoca: distanti, distaccati. La figura paterna induceva al rispetto, al timore, certamente non a familiarità o dialoghi. E il padre di Elena, magistrato, non faceva certo eccezione. Nel 1909 la famiglia di Elena si trasferì a Napoli, in seguito alla promozione del padre cancelliere capo presso il tribunale di quella città. Napoli fu il primo vero mondo di Elena. Mille spunti, mille personaggi e curiosità si offrirono ai suoi occhi. Cominciò a memorizza re quei personaggi e quelle curiosità che più tardi avrebbe descritto nei racconti su Napoli.

    (...)Oltre alle traduzioni, teneva anche un diario che in seguito doveva divenire il suo primo ed unico romanzo, Clotilde fra due guerre, pubblicato nel 1957 dalla Longanesi e riedito ora, nel 2005, da Le Lettere di Firenze grazie all’interessamento di Michela De Giorgio. “Clotilde” venne scritto a Sorrento, dove la Canino era sfollata perché la sua casa a Napoli era stata requisita. Le condizioni di quegli anni di guerra erano tristissime e lo scrivere l’unico conforto. Finita l’occupazione e la guerra fu Ansaldo a presentarla a Leo Longanesi e fu Carlo Zaghi ad iniziarla ai viaggi ed a sollecitare gli articoli e reportages dall’estero per la terza pagina del quotidiano che dirigeva: Il Giornale. Elena cominciò quindi a viaggiare e visitò Inghilterra, Spagna, Francia, Olanda e gli Stati Uniti. I reportages di quei viaggi – una novità alla fine degli anni ’40 – entusiasmarono i lettori italiani come hanno dimostrato fasci di missive e biglietti di rimpianto, scritti da gente del tutto sconosciuta quando successe l’irreparabile, nel 1957. La gente si era divertita grazie al piglio dei suoi articoli, aveva imparato a conoscere usi e costumi nuovi ed a sorridere dopo gli orrori della guerra”.

    Della stessa collana Guarda il catalogo: www.stamperiadelvalentino.it

    lunedì 18 luglio 2022

    Napoli – Il Clubino – Martedì 19 Luglio 2022: Presentazione di ” TACCUINO DI NAPOLI “

    Martedì 19 Luglio ore 19.00
    Presentazione di ” TACCUINO DI NAPOLI
    Raccolta di pensieri sulla nostra città curata da DONATELLA SCHISA E GIULIO PERRONE.
    Un taccuino per rendere onore a Napoli con le parole di chi ci è nato, di chi ci vive e di chi la ama e ogni tanto la soffre come tutte le città imprendibili e sfuggenti. Ma anche uno spazio dove poter annotare i propri pensieri e le proprie storie, un vero diario dell’anima.
    Ingresso libero.
    Il Clubino è un’associazione culturale che ha sede a Napoli, nel cuore del Vomero, in via Luca Giordano. Le iniziative promosse dall’associazione sono molte e diverse tra di esse per andare incontro a tanti interessi.
    DONATELLA SCHISA è nata e vive a Napoli, dove si è laureata in Giurisprudenza. Per alcuni anni ha esercitato la professione di avvocato, collaborato con la Federico II e pubblicato su riviste specializzate. Autrice di numerosi racconti,contenuti in diverse antologie, arriva seconda alla XXV edizione del Premio Nazionale Megaris 2016 per la narrativa. Il suo primo romanzo ” il posto giusto”, pubblicato nel Marzo 2017 con l’ Euridita, riceve una menzione d’onore al Premio Quasimodo 2017, una Menzione di merito al premio Megaris 2017, risulta finalista al Premio Letterario Giovane Holden 2018 e selezionato come opera prima al Premio Letterario Città di Como 2018. Anche ” La nebbia quando sale” è stato finalista per la sezione Romanzo Inedito al Premio Letterario Giovane Holden.
    GIULIO PERRONE vive a Roma, dove nel 2005 ha fondato la casa editrice che porta il suo nome.

    domenica 3 luglio 2022

    #alTempoNelTempo - I Camaleonti,

     

    I Camaleonti, precedentemente denominati Mods e Beatnicks, sono un complesso musicale italiano nato negli anni sessanta come parte del movimento musicale del beat italiano.

    Le origini dei Camaleonti vanno ricercate al Santa Tecla di Milano, nella band di Memo Remigi e nella formazione Le Ombre di Augusto Righetti. È il chitarrista Riki Maiocchi che, sul finire del 1963, nella prima interpella il giovane tastierista Tonino Cripezzi e nella seconda il chitarrista Gerry Manzoli, il batterista Paolo de Ceglie e il bassista Livio Macchia, proponendo loro di creare un nuovo gruppo musicale.

    Il genere scelto è la musica beat, nata poco prima in Inghilterra e rapidamente diffusasi in Europa e negli USA. 

    Nel 1965, dopo aver definitivamente scelto la denominazione di Camaleonti, il gruppo si presenta al primo "Raduno Beat" milanese dove viene notato da Miki Del Prete, collaboratore e paroliere di Adriano Celentano, che offre ai Camaleonti un contratto con la l'etichetta Kansas, casa discografica che gravita intorno al Clan Celentano, fondata dallo stesso Del Prete e da Domenico Serengay. Il successo arriva quasi subito, cavalcando il fenomeno beat con Chiedi Chiedi e Sha la la la la (cover di La La La La La del gruppo messicano-statunitense The Blendells) che nel 1966 vende 40.000 copie.

    Dopo la defezione di Riki Maiocchi, che si dedica alla carriera solista, l'anno d'oro è il 1968, in cui raggiunge la vetta delle classifiche di vendita con L'ora dell'amore (versione italiana di Homburg dei Procol Harum). 

    Questo brano diventa un inno dei giovani di allora e rimane al 1º posto della classifica dei dischi per 10 settimane vendendo 1.600.000 copie, successo bissato da Io per lei (cover di To Give di Frankie Valli) che arriva al 9º posto e di Applausi, nuovo primo posto con 900.000 copie vendute.

    Con Mamma mia (scritta da Mogol e Lucio Battisti), con Viso d'angelo (scritta da Pace e Panzeri) e poi con Eternità, presentata al Festival di Sanremo (presentata in coppia con Ornella Vanoni, che nella versione della band milanese arriva fino al secondo posto in hit parade e resta in classifica per tredici settimane), il complesso si affaccia agli anni settanta al massimo della sua popolarità: questi sono anche gli anni dei dischi d'oro, delle Maschere d'Argento e altre attestazioni varie.

    La formazione ritorna ufficialmente un quintetto con l'ingresso di Dave Sumner, già facente parte dei Primitives di Mal e dei Saien (Cyan) Three di Patty Pravo.

    Nel 1972 partecipano a Un disco per l'estate, ma vengono esclusi dalle finali.

    Sono presenti al Festival di Sanremo con Come sei bella nel 1973 e nell'estate dello stesso anno vincono "Un disco per l'estate" con la canzone Perché ti amo, altro primo posto in classifica per settimane. Seguono nuovi successi a Canzonissima con Amicizia e amore, a Un disco per l'estate 1975 con Piccola Venere e due partecipazioni al Festival di Sanremo, con Cuore di vetro (1976) e Quell'attimo in più (1979) con la quale arrivano terzi.

    Dave Sumner decide di lasciare il gruppo nel 1981, sostituito da Vincenzo Mancuso.

    Nel 1985, Vincenzo Mancuso si separa dal gruppo, avendo intrapreso un'impegnativa collaborazione (come musicista e poi anche come produttore) con Francesco De Gregori, e permette l'ingresso al giovane (all'epoca ventisettenne) Valerio Veronese, valente e preparatissimo chitarrista, tutt'oggi in formazione. 

    Nel 1993 tornano al Festival di Sanremo cantando (insieme ai Dik Dik e Maurizio Vandelli) la canzone nostalgica Come passa il tempo che, anche se viene eliminata, riscuote un discreto successo.

    Nel 2009 i Camaleonti partecipano alla trasmissione di Raiuno "I Migliori Anni" condotta da Carlo Conti e intraprendono un tour invernale in Canada, riscuotendo un grandissimo successo. 

    Il 25 settembre 2013 partecipano al concerto per festeggiare i cinquant'anni di carriera di Gian Pieretti.