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venerdì 22 aprile 2022

..e mi domandi cosa è la guerra… Zlata Filipovic - Diario di Zlata "e ora una terribile guerra mi sta portando via tutto. Perché? Sono disperata. Ho tanta voglia di piangere… Sto piangendo…

IL DIARIO DI ZLATA di Zlata Filipovic - Mondadori Education - Zlata Filipovicˇ è una ragazzina di soli undici anni quando nel suo paese, la Bosnia, e nella sua città, Sarajevo, scoppia la guerra.
Titolo: Diario di Zlata
Autore: Zlata Filipovic
Casa editrice: Rizzoli
    Nel 1991 Zlata Filipovic´ ha undici anni e vive a Sarajevo. Come tante sue coetanee tiene un diario dove registra gli eventi minimi dell’esistenza quotidiana: gli studi, gli amici, i weekend in campagna, l’ammirazione per i cantanti, le modelle famose, i divi della televisione. Quando scoppia la guerra e nel marzo del 1992 cominciano i primi spari a Sarajevo, il tono del diario cambia radicalmente. All’amica immaginaria di nome Mimmy consegna per un anno e mezzo la cronaca di giornate completamente diverse da prima: le notti passate in cantina, l’esplodere delle granate, le case in fiamme, le raffiche dei cecchini, la fame, la mancanza d’acqua e di elettricità, la morte degli amici, la perdita di speranza di chi la circonda. Una testimonianza coraggiosa e commovente, un’invocazione alla pace diventata un classico della letteratura di guerra.
    Zlata sopravvive a esperienze terribili e incomprensibili: alle notti trascorse in cantina, all’incendio della casa, alla fame, alla mancanza di acqua e di elettricità. Sopravvive anche alla morte degli amici. Sopravvive, soprattutto, alla perdita di speranza. E ci regala il suo diario, che è al tempo stesso la cronistoria di una guerra vicina a noi nel tempo e nello spazio e il messaggio di pace di chi l’innocenza non l’ha ancora perduta.
    Dal diario di Zlata, 12 anni, Serajevo, 29 giugno 1992

    Cara Mimmj,
    NOIA!!! SPARI!!! GRANATE!!! MORTI!!! DISPERAZIONE!!! FAME!!! DOLORE!!! PAURA!!!
    Questa è la mia vita, la vita di un’innocente ragazzina di undici anni!!!
    Una scolara senza scuola, senza le gioie e l’eccitazione della vita scolastica. Una bambina che vive senza giochi, senza amici,
    senza sole, senza uccelli, senza natura, senza frutta, senza cioccolata, senza caramelle, solo con un po’ di latte in polvere.
    In poche parole, una bambina senza infanzia.
    Una bambina della guerra.
    Solo ora capisco che sto davvero vivendo una guerra, che sono testimone di una brutta, orribile guerra. E insieme a me migliaia di altri bambini di questa città che viene distrutta, che piange e si dispera, sperando in un aiuto che non arriverà. Dio mio, finirà mai tutto questo, potrò mai tornare ad essere una bambina normale, una bambina che si gode la sua età?
    Una volta ho sentito dire che l’infanzia è il periodo più bello della vita. Ed è vero. Io amavo la mia infanzia, e ora una terribile guerra mi sta portando via tutto. Perché?
    Sono disperata.
    Ho tanta voglia di piangere…
    Sto piangendo…
    C'è solo un po' d'amore
    Che mi è rimasto qui
    E non so dove metterlo
    Un amore così
    Vedessi come canta
    Vedessi come danza
    Vedessi quante volte si sposta
    Si muove per la stanza
    E dice di conoscermi
    Di essere qui per me

mercoledì 6 aprile 2022

..e mi domandi cosa è la guerra… Nome, data di nascita, e poi i numeri di telefono da chiamare...viventi siam rimasti noi e nulla più.

Nome, data di nascita, e poi i numeri di telefono da chiamare: dati scritti a penna sulla schiena di una bambina ucraina da sua madre, nel tentativo di assicurarle la salvezza nel caso in cui lei venga uccisa nel corso della guerra in atto con la Russia. È la storia raccontata su Twitter da un utente ucraino, che al testo allega la foto di una piccola di spalle con le scritte sulla pelle, tra cui figura il suo nome: Vera. La foto proviene dall’account Instagram della madre della piccola, Sasha Makoviy, che in un lungo post risalente a tre giorni fa ha scritto: «Ho titubato per cinque minuti prima di decidermi a pubblicare questa foto. Fa male scorrere le immagini della galleria: avevamo una vita così meravigliosa. Ho scritto queste parole sulla schiena di Vera il primo giorno di guerra, con le mani che tremavano». Makoviy pubblica anche una seconda foto, che raffigura un foglietto con le stesse informazioni che appaiono sulla schiena di sua figlia, « nel caso ci fosse successo qualcosa e quindi qualcuno l’avrebbe accolta come sopravvissuta». Sasha racconta che mentre scriveva sentiva le esplosioni assordanti causate dai bombardamenti, e tra i tremori le è balenato in mente un pensiero folle: «perché non le ho tatuato addosso queste informazioni?». La conclusione del post è tuttavia rincuorante: «dove siamo ora è sicuro», anche se Sasha non si decide a «buttare il foglio spiegazzato della seconda foto». www.open.online
Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera 
ci sono troppe buche, chi le riempirà? 

Non potremo più giocare al Marcondiro'ndera 
non potremo più giocare al Marcondiro'ndà.
  
E voi a divertirvi andate un po' più in là 
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.
La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera 
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?
 
Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori 
i boschi e le stagioni con i mille colori.
 
Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più 
viventi siam rimasti noi e nulla più.

sabato 2 aprile 2022

..e mi domandi cosa è la guerra… Giovanni Paolo II, Angelus del 16 marzo 2003

Nell'Angelus del 16 marzo 2003, Giovanni Paolo II pronunciò un discorso contro il secondo conflitto in Iraq. Parole rimaste nella storia
Quattro giorni prima dell'attacco americano all'Iraq il Papa proclama la sua opposizione
Giovanni Paolo II, all’ Angelus del 16 marzo 2003, due anni prima della sua scomparsa, lasciava un vero e proprio testamento spirituale in mano ai giovani e alle generazioni future. Parole ancora vive, come lui, presente nel mondo oggi più che mai:
“Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: ‘MAI PIÙ LA GUERRA!’… Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità”.

mercoledì 23 marzo 2022

..e mi domandi cosa è la guerra… Oksana Baulina│Katya Dyachenko │Mariupol

È morta sotto i bombardamenti russi a Kiev la giornalista russa Oksana Baulina. Baulina, che lavorava per The Insider, stava filmando quel che restava del distretto di Podolsk a Kiev, dopo i pesanti bombardamenti da parte dell’esercito di Mosca. Durante il bombardamento è morto anche un civile, mentre due collaboratori della giornalista sono rimasti feriti e ricoverati in ospedale. In precedenza, la giornalista aveva lavorato all’Anti-Corruption Foundation, l’organizzazione fondata dall’oppositore del Cremlino Alexei Navalny, ed era stata costretta ad abbandonare la Russia. In qualità di inviata e corrispondente, Oskana Baulina ha lavorato principalmente tra Leopoli e Kiev. I colleghi e le colleghe della giornalista, nel riportare la notizia della sua morte, dopo aver espresso «le più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di Oksana», hanno aggiunto: «Continueremo a coprire la guerra in Ucraina, compresi i crimini russi come il bombardamento indiscriminato di aree residenziali dove vengono uccisi civili e giornalisti».
Katya Dyachenko, ginnasta ucraina di 11 anni, è morta seppellita dalle macerie a Mariupol. I bombardamenti russi hanno distrutto l’abitazione in cui si trovava. Ad annunciare la morte della bambina, il coach Anastasia Meshchanenkova su Instagram.
A Mariupol c’è «un gelido paesaggio infernale ricoperto di cadaveri e di edifici distrutti». Questa è la testimonianza di decine di migliaia di residenti fuggiti dalla città portuale meridionale assediata dalle truppe russe, riferita da Human Rights Watch (Hrw). Le immagini satellitari di Mariupol che la Maxar (società di tecnologia spaziale specializzata nella produzione di satelliti) ha rilasciato mostrano un paesaggio carbonizzato, edifici in fiamme e il fumo che fluttua sulla città. «Ci hanno bombardato negli ultimi 20 giorni», ha detto Viktoria Totsen, 39 anni, fuggita in Polonia, citata da The Guardian. «Durante gli ultimi cinque giorni gli aerei ci sorvolavano ogni cinque secondi e lanciavano bombe ovunque su edifici residenziali, asili, scuole, dappertutto. È chiaro che gli occupanti non sono interessati alla città di Mariupol, vogliono raderla al suolo, ridurla alla cenere di una terra morta», ha detto un funzionario locale. Nel bollettino delle forze armate di Kiev odierno si dice che la città è ancora difesa dagli ucraini.