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lunedì 11 marzo 2019

Quando un papa si dimette (la storia di Celestino V).

Quando un papa si dimette (la storia di Celestino V)
Collana misteri svelati
Anno 2019
Isbn
9788831164566
Pagine
120 - BROSSURA
Il testo descrive, in forma narrativa ma sulla base di documenti anche recentissimi 
– la pubblicazione del processo di canonizzazione – 
l’esperienza di vita di Pietro dal Morrone, divenuto papa con il nome di Celestino V.  
Dagli anni eremitici e monastici agli eventi tumultuosi che hanno portato alla sua elezione e poi al suo governo di cinque mesi. 
Si evidenziano le tensioni esterne e le “prove” interiori che lo hanno portato alla clamorosa rinuncia. 
Per poi seguire gli anni delle sue fughe e la prigionia onorevole e la fine nel castello di Fumone. 
Il testo chiude con la cerimonia della canonizzazione ad opera di papa Clemente V a Vienne, come “Confessore della fede”, ma non come pontefice. 
Una distinzione dovuta a cause drammatiche che vengono descritte. 
L’ultima parte del testo contiene la documentazione storica dei fatti. 
Celestinus quintus.jpg
painting of the pope celestinus V of 1294
Celestino V, nato Pietro Angelerio (o secondo alcuni Angeleri), detto Pietro da Morrone e venerato come Pietro Celestino (Isernia o Sant'Angelo Limosano, fra il 1209 e il 1215Fumone, 19 maggio 1296), è stato il 192º Papa della Chiesa cattolica dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.

Eletto il 5 luglio 1294, fu incoronato ad Aquila (oggi L'Aquila) il 29 agosto, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio da lui fatta costruire; è sepolto nella stessa basilica aquilana, all'interno del mausoleo realizzato ad opera di Girolamo da Vicenza.
Celestino V fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI a rinunciare al ministero petrino.
È venerato come santo, con il nome di Pietro Celestino da Morrone, dalla Chiesa cattolica che ne celebra la festa liturgica il 19 maggio. È patrono dei due comuni che ne rivendicano i natali (Isernia e Sant'Angelo Limosano) e compatrono dell'Aquila, di Urbino e del Molise
Eremo di Sant'Onofrio al Morrone dove visse Pietro da Morrone.
La figura di Celestino V è stata trattata da:
  • due suoi discepoli, che hanno scritto la sua biografia, la più antica e accurata, nota come Vita C;
  • Jacopone da Todi, che al momento dell'elezione, gli dedicò una nota lauda, in cui si domandava cosa avrebbe fatto il nuovo papa e se fosse stato all'altezza del compito e che inizia così:
«Que farai, Pier da Morrone?
Èi venuto al paragone.
Vederimo êl lavorato
che en cell'ài contemplato.
S'el mondo de te è 'ngannato,
séquita maledezzone.»
  • Vincenzo Spinelli, che fu abate e procuratore generale dell'ordine, scrisse la Vita di S. Pietro del Morrone Papa detto Celestino V nel 1664;
  • Ignazio Silone, che alla vita di Celestino V ha dedicato il libro: L'avventura di un povero cristiano;
  • L. Ceccarelli e P. Cautilli, che hanno dedicato ai supposti segreti di Celestino V il libro: La Rivelazione dell'Aquila;
  • Angelo De Nicola, che alla sua figura e al suo messaggio di pace, nonché alla Perdonanza, ha dedicato il "romanzo storico virtuale": La missione di Celestino.
Il titolo di un famoso romanzo new Age degli anni novanta che sembra alludere a questo personaggio, La profezia di Celestino, è frutto in realtà di un errore di traduzione dall'inglese The Celestine Prophecy (letteralmente "La Profezia Celestiale").
https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Celestino_V
(LA) «Ego Caelestinus Papa Quintus motus ex legittimis causis, idest causa humilitatis, et melioris vitae, et coscientiae illesae, debilitate corporis, defectu scientiae, et malignitate Plebis, infirmitate personae, et ut praeteritae consolationis possim reparare quietem; sponte, ac libere cedo Papatui, et expresse renuncio loco, et Dignitati, oneri, et honori, et do plenam, et liberam ex nunc sacro caetui Cardinalium facultatem eligendi, et providendi duntaxat Canonice universali Ecclesiae de Pastore.»
(IT) «Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe [di questa città], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale.»
(Celestino V - Bolla pontificia, Napoli, 13 dicembre 1294)    


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