Archivio blog

mercoledì 29 aprile 2026

Sono 31 le candidature pervenute al Ministero della Cultura per il titolo di Capitale italiana del libro 2027

Sono 31 le candidature pervenute al Ministero della Cultura per il titolo di Capitale italiana del libro 2027, a conferma della crescente attenzione dei territori verso la promozione della lettura e delle politiche culturali diffuse. Tra queste, sette candidature sono presentate in forma aggregata, per un totale complessivo di 92 Comuni coinvolti.

Il termine per la presentazione delle domande è scaduto lo scorso 18 aprile. Entro tale data, i Comuni partecipanti hanno trasmesso al Dipartimento per le attività culturali del Ministero dossier completi, contenenti progetti articolati e strategie volte alla valorizzazione del libro e della lettura come strumenti di crescita culturale e coesione sociale.

La selezione sarà affidata a una giuria composta da cinque esperti indipendenti di riconosciuta competenza nei settori della cultura e dell’editoria, nominati annualmente dal Ministero della Cultura. Entro il 30 giugno 2026 la commissione individuerà fino a un massimo di 10 progetti finalisti. I Comuni selezionati saranno invitati a presentare pubblicamente i propri dossier nel corso di un incontro dedicato di approfondimento.

La giuria sottoporrà quindi al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, entro il 31 luglio 2026, la proposta della città designata come Capitale italiana del libro 2027. I progetti candidati pongono al centro il libro e la lettura come strumenti di inclusione, innovazione e partecipazione.

Alla città vincitrice sarà assegnato un contributo fino a 500 mila euro per la realizzazione delle attività previste nel dossier di candidatura.

Qui l’elenco dei Comuni candidati o capofila della candidatura.

Le Capitali degli anni precedenti

Il riconoscimento è stato attribuito negli anni passati a:

Chiari (2020), Vibo Valentia (2021), Ivrea (2022), Genova (2023), Taurianova (2024), Subiaco (2025). Per il 2026 il titolo è stato assegnato a Pistoia. - Ministero della Cultura
Roma, 29 aprile 2026 Ufficio Stampa e Comunicazione MiC 

martedì 28 aprile 2026

Johann Wolfgang von Goethe - Le affinità elettive

Le affinità elettive (in tedesco: Die Wahlverwandtschaften) è il quarto romanzo di Johann Wolfgang von Goethe, pubblicato nel 1809. Il titolo deriva dall'affinità chimica, proprietà degli elementi chimici che descrive la tendenza di alcuni di essi a legarsi con alcune sostanze a scapito di altre.
Il romanzo racconta la vita di una coppia sposata che, trovandosi a convivere con un amico di lui e con la nipote di lei, va incontro al disfacimento della propria relazione e alla formazione di due nuove coppie, che in brevissimo tempo si divideranno per colpa di una serie di eventi avversi, che faranno terminare la storia in modo tragico.

Il libro inizia raccontando la tranquilla vita di Edoardo e Carlotta. I due avevano vissuto il loro amore in giovane età, ma le loro famiglie avevano piani diversi per il futuro: Edoardo fu indotto dal padre a sposare una donna ricca e anziana e anche Carlotta fu data in sposa ad un altro uomo, benestante, dal quale ebbe anche una figlia, Luciana. Rimasto vedovo, Edoardo parte per un viaggio attorno al mondo durato anni, in compagnia di un vecchio amico, il Capitano. Al suo ritorno, i due si rincontrano; essendo entrambi vedovi, la fiamma tra loro si riaccende. Si sposano e dedicano la loro pacata esistenza alla cura della loro tenuta, circondata da un grande parco.

La storia si complica quando Edoardo, venuto a sapere della disgrazia in cui è caduto il suo amico, decide di portare il Capitano a vivere con loro. Carlotta è dapprima contraria, poiché teme che un terzo elemento possa rompere gli equilibri e la soddisfazione sentimentale faticosamente raggiunta. Viene dedicato un intero capitolo alla descrizione chimica di ciò che sarebbe successo quando l'elemento C, il Capitano, si sarebbe unito all'elemento B, Edoardo, lasciando così l'elemento A, Carlotta, solo.

Il problema trova soluzione quando Carlotta decide di prelevare una giovane nipote orfana, Ottilia, dal facoltoso collegio in cui questa risiede assieme a Luciana, e di trasferirla nella loro tenuta, non solo perché l'ama come fosse una figlia, ma anche perché avvertita dall'Assistente e dalla Preside di tale istituto come troppo introversa per un'istruzione collegiale.

Ad occupare la tenuta, dunque, sono ora in quattro. Edoardo e il Capitano si dedicano a opere di ingegneria e architettura, mentre le due donne sono completamente dedite all'organizzazione del parco. Pian piano, le affinità elettive fanno la loro comparsa, avvicinando terribilmente Edoardo ad Ottilia e il Capitano a Carlotta. Questi nuovi sentimenti vengono dapprima fortemente contrastati da tutti i personaggi coinvolti, ma la forza dell'amore parla per loro: quando, infatti, i due sposi si lasciano andare a una notte di passione, sentono e immaginano l'altro non come Carlotta o Edoardo, ma come Ottilia e il Capitano.

L'interesse che Edoardo prova per Ottilia cresce con il tempo fino a quando anche Carlotta e il Capitano, nello stesso momento, vanno contro le loro reciproche proibizioni e si scambiano un bacio; Carlotta è, tuttavia, una persona più pragmatica rispetto ad Edoardo, e decide così di non perdere completamente il proprio autocontrollo, cercando di cancellare dal suo cuore e dalla sua mente quel bacio illegittimo. È proprio a questo punto della storia che fuoriescono inesorabilmente i diversi comportamenti che i due coniugi, uniti dal matrimonio ma separati da una forte diversità caratteriale, assumono di fronte ad una stessa situazione: Edoardo, più simile ad Ottilia, continua ad amarla in maniera irrazionale, ma riservata, sperando in un futuro insieme; Carlotta ed il Capitano, invece, entrambi dallo spirito fermo, pur lasciandosi andare di fronte alla forza dell'eros comprendono che sarebbe meglio, per entrambi, sopprimere ogni sentimento, per evitare che la situazione degeneri.

Non a caso, quando il Capitano si trasferisce dopo un'offerta di lavoro ricevuta da un amico di Edoardo, Carlotta affronta il marito comunicandogli l'intenzione di mandare Ottilia da una sua amica, in modo che ella possa essere introdotta nell'alta società e che la coppia possa tentare un ritorno alla stabilità antecedente all'arrivo del Capitano e di Ottilia. Edoardo, per evitare ad Ottilia un futuro incerto, decide di lasciare il castello informando la moglie, comunicandole che fino a quando la ragazza fosse rimasta lì, lui non l'avrebbe cercata! Ma, ponendo la condizione che se Ottilia avesse abbandonato la proprietà, lui si sarebbe sentito libero di cercarla e corteggiarla. «continua» 

Le due coppie del romanzo sono accomunate dai rispettivi caratteri. Carlotta e il Capitano sono persone pragmatiche e posate che pensano alle conseguenze delle loro azioni e cercano di non farsi sorprendere dagli eventi e dagli affetti. Edoardo e Ottilia si comportano come due bambini; Edoardo in particolare cerca una persona che si rispecchia nella sua e infatti intuisce che Ottilia lo ama quando vede che ella copiando un contratto scritto da lui ha talmente preso a cuore il compito da finire per imitare la sua calligrafia quasi che volesse fondersi e confondersi con lui. Ottilia in Edoardo vede il padre che ha perso quando era piccola e questo si evidenzia nel libro quando lei smette di portare al collo un pendaglio con l'immagine del padre, dato che oramai Edoardo nel suo cuore ha preso il posto del padre defunto. Ottilia nel romanzo viene descritta come una persona eterea, quasi un angelo che non si rende conto che le attenzioni che gli uomini le riservano non dipendono solo da un comportamento cavalleresco, ma in realtà da un amore nascente nei suoi confronti. Ella dopo aver conosciuto Edoardo non ha spazio nel suo cuore per nessun altro e riesce a pensare solo a lui.

Da Le affinità elettive è stata tratta una miniserie televisiva omonima prodotta dalla Rai, diretta da Gianni Amico e trasmessa nel 1979, e un film omonimo diretto dai fratelli Taviani e uscito nelle sale nel 1996.

Nel mondo della pittura, René Magritte ha tratto ispirazione da questa opera per il titolo del dipinto Affinità elettive.

giovedì 2 aprile 2026

Antonio Porcelli - “Blu Oltremare. Esercizi di fenomenologia dell’amore”

Non un romanzo, non una raccolta poetica nel senso tradizionale del termine, ma un viaggio dentro ciò che accade quando l’ emozione prende forma nella coscienza. Con “Blu Oltremare. Esercizi di fenomenologia dell’amore”, pubblicato da IOD Edizioni nella collana La bottega delle idee diretta da Giuseppe Ferraro, Antonio Porcelli firma il suo esordio letterario e propone un libro che si muove sul confine tra filosofia, scrittura poetica e riflessione intorno all’esperienza umana. L’opera è già disponibile in libreria e negli store digitali.

Il volume nasce da un’urgenza personale di scrittura e prova a interrogare l’amore non come tema letterario o come sentimento idealizzato, ma come evento interiore che coinvolge corpo, linguaggio e coscienza. L’autore osserva il momento esatto in cui un’emozione prende forma e prova a tradurre in parole ciò che accade quando il desiderio incontra l’altro e modifica la percezione di sé.

Nella premessa Porcelli parte da una lettura critica del presente, un tempo dominato dalla competizione e da una concezione dell’ esistenza spesso misurata esclusivamente attraverso il successo economico e sociale. In questo scenario il libro rivendica il valore del sentire come dimensione essenziale della vita umana e propone la relazione come uno spazio di esposizione e trasformazione, un luogo in cui l’individuo smette di proteggersi e accetta il rischio di essere attraversato dall’esperienza.

L’opera è costruita in due movimenti. La prima sezione, Esistenzialismo blu, esplora il rapporto tra interiorità e mondo, indagando le zone più intime della coscienza. La seconda, Erotica dell’emozione, entra nel territorio dell’ incontro con l’ altro e affronta l’eros come esperienza che mette in gioco identità, fragilità e desiderio.

In questa prospettiva l’amore non viene rappresentato come un ideale romantico o come un evento improvviso destinato a consumarsi nell’istante, ma come un processo che richiede costruzione, responsabilità e disponibilità al cambiamento. L’autore utilizza un’immagine concreta per raccontare questo movimento: l’amante è simile a un operaio che lavora in un cantiere aperto, consapevole che ciò che costruisce può sempre incrinarsi o crollare, ma disposto comunque a continuare il lavoro.

La scrittura alterna frammenti poetici e pagine di riflessione più distese. I versi cercano di catturare l’intensità dell’attimo emotivo, mentre la prosa tenta di interpretarne il significato, creando un dialogo continuo tra intuizione e pensiero. Da questo intreccio nasce una forma narrativa che diventa anche un esercizio di esplorazione interiore, in cui la parola non descrive semplicemente l’esperienza amorosa ma prova a darle forma.

Il libro attraversa le diverse fasi del sentimento, dall’incontro al bacio, fino ai momenti più complessi della relazione. Anche il disinnamoramento, il tradimento e il dolore vengono osservati come passaggi che trasformano la coscienza, evitando letture semplificate e restituendo all’amore la sua dimensione più autentica, quella di un processo che cambia chi lo attraversa.

Il titolo richiama la metafora che percorre l’intero lavoro. Il blu oltremare diventa il simbolo della profondità emotiva, un colore che contiene quiete e tempesta, vicinanza e distanza. Amare significa allora immergersi in questo mare interiore accettando che dentro quella profondità convivano la possibilità del naufragio e quella di una nuova consapevolezza.

Nato da appunti e riflessioni maturati tra il 2022 e il 2023, Blu Oltremare raccoglie pensieri fissati sulla pagina nel momento stesso in cui prendevano forma, senza interrompere il movimento delle emozioni da cui sono nati. Il risultato è un testo che invita a riscoprire l’amore non come idea astratta, ma come gesto capace di riattivare la sensibilità e restituire intensità all’esperienza umana. Antonio Porcelli

 

𝐓𝐫𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢𝐧𝐢 𝐄𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞: 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐥𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐜𝐚𝐫𝐨-𝐏𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢, 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐞 𝐓𝐫𝐚𝐩𝐚𝐧𝐢

𝐼𝑙 𝑐𝑎𝑡𝑎𝑙𝑜𝑔𝑜 𝑠𝑖 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜, 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀

Esplosione di novità per la Giannini Editore, ad aprile arrivano tre nuovi titoli tutti da scoprire:
  1. “Eva in Viola” di Beatrice Cecaro e Paola Proietti, 
  2. “Michele Prisco” di Gioconda Marinelli e 
  3. “La secessione di San Gennaro” di Paolo Trapani.

  • “Eva in Viola”, pubblicato nella collana La Cisterna, è un romanzo che attraversa i confini del tempo e dell’anima. Eva in Viola racconta la trasmigrazione di un'anima che ritorna sulla Terra per completare ciò che in una vita precedente è rimasto irrisolto. Eva e Viola: due donne vissute in epoche diverse, unite da un destino invisibile e dalla stessa anima. La storia prende l’avvio dalla vita di Viola, segnata da insicurezze e fobie, per poi svelarsi attraverso le esperienze forti e dolorose di Eva, giornalista coraggiosa internata in manicomio, fino a un incontro simbolico e catartico nelle intense sedute di ipnosi regressiva che legano le due esistenze. Un percorso di consapevolezza e rinascita, in cui fragilità e forza si intrecciano, accompagnate da personaggi che, a vario titolo, diventano specchio e motore del cambiamento interiore delle protagoniste.

Beatrice Cecaro è autrice di Madre di Pieta (Alos Edizioni, 2010) e Donna e Regina (Elio de Rosa Editore, 2016). Ha curato per il Museo Cappella Sansevero le mostre Le Verita Svelate (2002), Chartulae Desangriane (2006) e Parole Maestre (2007). Nel 2015 ha coprodotto e scritto il documentario Vivere alla grande, girato in un centro di salute mentale. 

Paola Proietti, napoletana, avvocato, mamma e membro delle 3C (Comitato Comunicatori della Cultura). Ha esordito nel 2023 con il romanzo So chi mi ha uccisa (Giannini Editore).

  • Michele Prisco, pubblicato, nella collana Pem, è la biografia di uno dei maestri più eleganti e profondi della narrativa del secondo Novecento. Definito da Carlo Bo “un vero signore del romanzo”, Michele Prisco (Torre Annunziata, 1921 – Napoli, 2003) ha saputo trasformare la provincia vesuviana in uno specchio universale dell’animo umano, esplorando le ombre e le inquietudini dei suoi personaggi con una scrittura sobria, lucida e intensamente umana. Gioconda Marinelli ricostruisce la sua figura attraverso un ritratto vivo e affettuoso: un’intervista inedita realizzata nel 1998 nella casa di via Stazio a Napoli, i ricordi delle figlie Annella e Caterina, e le testimonianze di amici e colleghi come Gesualdo Bufalino, Alberto Bevilacqua, Fernanda Pivano, Mario Pomilio. Ne emerge il ritratto di un uomo colto, capace di unire rigore e leggerezza, eleganza e umanità. Un viaggio letterario e umano che restituisce la voce di uno scrittore “fuori da coro”, fedele solo alla propria arte.

Gioconda Marinelli, nata ad Agnone (Molise), vive e lavora a Napoli. Naturalista e biologa, è anche giornalista e scrittrice. Ha pubblicato sillogi poetiche introdotte da Maria Luisa Spaziani e Dacia Maraini, e biografie di celebri artisti come Luisa Conte, Tina Pica, Katia Ricciarelli, Sandra Milo, Anna Campori. Con Dacia Maraini ha firmato diversi volumi, tra cui Dizionarietto quotidiano (Bompiani), Dentro le parole, Dacia Maraini in cucina e Alfabeto quotidiano (Marlin). È autrice del romanzo Quale amore e del testo teatrale Anime nude, dedicato alla violenza di genere. Con la sua famiglia custodisce la tradizione millenaria della fonderia di campane Marinelli di Agnone, simbolo di un legame profondo con le radici e la memoria. Per i tipi della Giannini ha pubblicato nel 2023 Fabrizia Ramondino. La scrittrice oltre i confini.

  • La secessione di San Gennaro, pubblicato nella collana Sorsi, è un romanzo di fantasia che immagina un futuro sorprendente e provocatorio: il 10 maggio 2034 Napoli torna a essere Capitale. Con una storica e pacifica dichiarazione, i cittadini proclamano la nascita dello Stato Città di Napoli, dando vita a una secessione senza sangue e nel nome del principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalle Nazioni Unite. La data scelta non è casuale: esattamente tre secoli prima, il 10 maggio 1734, Carlo di Borbone aveva reso Napoli capitale di un regno indipendente. Stavolta, a muovere i napoletani è la volontà di riprendersi il proprio destino, dopo secoli di dominazioni straniere e di poteri imposti dall’esterno. Il nuovo Stato si ispira alla Polis greca e si articola in cinque consigli municipali, moderni “Sedili” che rappresentano i quartieri della città. Il motore della rinascita è anche economico: il tesoro di San Gennaro diventa la garanzia della nuova moneta digitale, la “Januaria”, una cripto-valuta ancorata al valore dei preziosi del Santo, simbolo di un’economia etica e autonoma. Attraverso la storia di tre protagonisti, Paolo Trapani racconta la straordinaria avventura del popolo partenopeo che, per la prima volta nella storia, riesce a governare se stesso. Un romanzo ironico, visionario e profondamente identitario, che trasforma la passione napoletana in una rivoluzione civile e culturale. 

Paolo Trapani, laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, è giornalista pubblicista dal 2001. Ha pubblicato i volumi: I nuovi primati del Sud. Storie contemporanee di un Mezzogiorno positivo (Controcorrente, 2002); Maledetta Juve, non sappiamo più come insultarti (Magenes, 2017); Napoli, la città del calcio (Magenes, 2018); Rigore per la Juve! (Magenes, 2020); Napoli sulla pelle (Iuppiter, 2021).