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venerdì 28 agosto 2020

Medico senza frontiere. Ritratto di Carlo Urbani - Lucia Bellaspiga

MEDICO SENZA FRONTIERE<br>Ritratto di Carlo Urbani
Il 29 marzo 2003, all'ospedale di Bangkok, mori­va di SARS Carlo Urbani, il medico italiano che per primo aveva individuato sul campo il virus letale. Un anno dopo Lucia Bellaspiga raccontò, in un libro dal sapore del reportage giornalistico, le opere e i giorni dell'uomo, del medico, del cre­dente: l'impegno e il sorriso, i successi e le pro­ve, i sogni e le delusioni. A dieci anni dalla morte questa nuova edizione - ampliata con materiali inediti - consente di cogliere più chiaramente il dono fatto a tutti noi da Urbani, un medico che ha saputo andare al di là di tutte le frontiere, per donare interamente se stesso. «Se i libri di storia del futuro hanno pagine ancora bianche da ess­re riempite, dovranno parlare del medico Carlo Urbani» (Enzo Biagi).https://www.mondadoristore.it/
Medico senza frontiere. Ritratto di Carlo Urbani
pubblicato da Ancora 
CollanaProfili
Formato Brossura 
Pubblicato 08/03/2013
Pagine 192
Lingua Italiano
Isbn o codice id 9788851410995
Carlo Urbani, morto all’ospedale di Bangkok a 47 anni nel 2003, «scoprì» la Sars
il gesto di coraggio compiuto nel 2003 da Carlo Urbani, nel pieno dell’epidemia della Sars. Il medico marchigiano, infatti, è stato il primo a individuare sul campo la Sindrome respiratoria acuta severa, ma quella scoperta gli è costata la vita. Al momento della sua morte, Urbani operava in Asia da qualche anno, come esperto dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’area del Pacifico occidentale, dopo aver rifiutato un posto da primario all’ospedale di Macerata. Il 28 febbraio 2003 all’ospedale di Hanoi visita un paziente che non si riesce a curare e che sta infettando il personale sanitario. Intuita la gravità della malattia, molto contagiosa, Urbani allerta l’Oms, ma non riesce a portare in salvo se stesso. Muore all’ospedale di Bangkok, all’età di 47 anni. Il suo caso suscita un moto di ammirazione e cordoglio internazionale. https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/contagiati-donando-s-stessi-lesempio-dei-martiri-in-corsia 
CARLO URBANI, IL MEDICO CHE SCOPRÌ LA SARS
Il 29 marzo 2003, all’ospedale di Bangkok, moriva a causa della SARS Carlo Urbani, il medico italiano che per primo aveva individuato sul campo il virus letale.
Quella causata dal coronavirus non è la prima emergenza sanitaria globale che il mondo si trova a dover affrontare. Già nel 2003 proprio una forma di coronavirus fu responsabile dell’epidemia di SARS che causò oltre 8000 contagi e 775 morti nel mondo. In quell’occasione la pandemia fu scongiurata grazie al sacrificio del medico italiano Carlo Urbani, in Estremo Oriente per l’Oms.
Nei momenti di grave crisi sanitaria riponiamo le nostre speranze e aspettative nell’efficienza delle grandi organizzazioni come l’OMS o di quelle più piccole come gli ospedali e i presidi sanitari. Non sono però le organizzazioni che cambiano il nostro destino o che fanno la differenza, ma sono le persone che ci lavorano dentro, in particolare quelle si fanno carico di cambiare il corso degli eventi perché credono fino in fondo nell’importanza del loro lavoro.
Carlo Urbani era una di queste persone.

sabato 22 agosto 2020

"I giorni dell'abbandono" di Elena Ferrante

I giorni dell'abbandono - Film (2005) - MYmovies.it
I giorni dell'abbandono è un film del 2005 di Roberto Faenza, ambientato a Torino, tratto dall'omonimo romanzo di Elena Ferrante.
Olga, moglie e madre di due figli, viene abbandonata all'improvviso dal marito per una donna più giovane. Per lei inizia un periodo doloroso che la fa sprofondare nella disperazione, che la porta a non mangiare più e nemmeno a dormire. Ma l'incontro con un musicista solitario che vive nel suo stesso palazzo smuove qualcosa. Dopo una discesa all'inferno si può solo risalire. Olga vive un percorso interiore che la porta a capire che non stava impazzendo per l'amore perso, ma ha scoperto cosa significa perdere la dignità e l'essere imprigionata in un ruolo, ruolo di cui ti devi liberare per gustarti a pieno la vita.
Questo film è riconosciuto come d'interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 28 febbraio 2005.
Nomination Migliore canzone originale (I giorni dell'abbandono) di Goran Bregović
Miglior attrice in un film drammatico a Margherita Buy
Nomination Miglior regista di un film drammatico a Roberto Faenza
I giorni dell'abbandono - Elena Ferrante
«La voce rabbiosa, torrenziale di questa autrice è qualcosa di raro».
(The New York Times)
«Ho letto questo romanzo in un giorno, obbligandomi a prendere respiro come fa un nuotatore. I giorni dell’abbandono è stellare».
(Alice Sebold, autrice di Amabili resti) https://www.edizionieo.it/
Donne spezzate, donne rimesse assieme: 
"I giorni dell'abbandono" di Elena Ferrante
Autore: Carolina Pernigo
Testata: Critica Letteraria
Data: 24 ottobre 2018
È passato ormai diverso tempo, ma ce lo ricordiamo bene, I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, anche se precede di molto il successo de L’amica geniale. Pubblicato nel 2002, dopo dieci anni di silenzio rispetto all’esordio letterario con L’amore molesto, questo romanzo durissimo è stato finalista al premio Viareggio, e Roberto Faenza ne ha tratto un film con Margherita Buy nei panni di Olga, Luca Zingaretti in quelli di Mario, e Goran Bregović nei panni del vicino musicista (non più Aldo, ma Daniel). Come sempre, però, il lungometraggio non è all’altezza della parola scritta, che si incide – profondamente, impietosamente – nell’anima del lettore – o ancor più della lettrice, che si sente chiamata in causa, sfiorata in punti nevralgici e dolenti di cui ignorava la sensibilità.
Avvalendosi di una struttura circolare facilmente individuabile, il testo si apre con l’irruzione di una dichiarazione d’abbandono nello scenario di un’apparente serenità familiare: una coppia sposata da quindici anni e con due figli, che conduce un’esistenza ordinaria, in cui il sentimento prevalente è la quiete, che viene ripetutamente citata fin dalle prime pagine.
Ad esempio la protagonista, Olga, ci dice che suo marito “era un uomo di sentimenti quieti” (p. 7), legato ai riti familiari; che avevano affrontato una precedente crisi discutendo, “ma quietamente” (p. 10), parlando “con calma e a bassa voce” (p. 11). A questo si aggiunge il fatto che Olga, di origini napoletane, fin dall’adolescenza desidera prendere le distanze dagli atteggiamenti sguaiati e rumorosi della sua famiglia d’origine, e si impone dunque una rigorosa autodisciplina, che la porta “a non avere mai fretta, a non correre” (p. 10), ma soprattutto ad “aspettare con pazienza che ogni emozione implodesse e prendesse la via della voce pacata, custodita in gola per non dare spettacolo di [sé]” (p. 11). Questo stato di pacatezza dominante viene squarciato bruscamente dall’inaspettata e improvvisa dichiarazione del marito, che in un pomeriggio qualunque di aprile annuncia dopo pranzo, con assoluta nonchalance, di voler lasciare la moglie. La quiete perduta verrà recuperata da Olga soltanto alla fine del romanzo, grazie a un incontro, imprevisto eppure intimamente atteso, che riporterà la situazione a uno stato di quiete assimilabile a quello iniziale. Nel mezzo, si assiste a un duplice movimento: una spirale discendente e autodistruttiva in cui, un po’ alla volta, sprofonda suo malgrado la protagonista fino a toccare i punti più bassi e degradati del proprio animo; e, successivamente, una spirale ascendente che si conclude con il ritorno alla normalità.

martedì 11 agosto 2020

Tre fratelli film del 1981 diretto da Francesco Rosi.

"IL TERZO FIGLIO" - UN RACCONTO DI ANDREJ PLATONOV
da questo racconto il regista Francesco Rosi trasse liberamente il film "Tre Fratelli" nel 1981
In una piccola città di provincia, il vecchiosua moglie muore e dà i telegrammi ai figli dell'Unione Sovietica (ce ne sono solo sei) per venire, aiutare con i funerali e salutare sua madre.
Innanzitutto, il figlio maggiore arriva sulla scena degli eventi,poi per lui e per tutti gli altri in breve tempo. Con il bambino arriva solo il terzo figlio - porta con sé una piccola figlia. Con grande abilità, ha descritto nella storia tutto ciò che riguarda la morte di sua madre, i Platonov. "Il terzo figlio" (il riassunto lo trasmette solo in parte) - in questo senso un lavoro un po 'inquietante.
Tre fratelli | Francesco Rosi (1981) – BY LORENZO CIOFANI
Tre fratelli è un film del 1981 diretto da Francesco Rosi.
Sceneggiato da Rosi e Tonino Guerra, è stato liberamente tratto dal racconto Il terzo figlio di Platonov. Ha ricevuto 5 David di Donatello e la nomination all'Oscar ed è stato presentato fuori concorso al 34º Festival di Cannes.
È la storia di tre fratelli originari del sud, divisi dalla differente età e da percorsi di vita molto diversi, che si ritrovano dopo molti anni al paese natio in occasione della morte della madre. Ognuno fa i conti con il proprio passato e si confronta-scontra con i fratelli e il padre, facendo un bilancio della propria vita. Sullo sfondo il malessere della cupa Italia dell'inizio degli anni ottanta, tra lotte operaie contro la restaurazione, disagio sociale e ultimi colpi di coda del terrorismo, che Rosi analizza attraverso lo scontro generazionale-familiare.
Il film è girato ed ambientato ad Altamura, Cassano delle Murge, Gravina in Puglia e in altre località della Murgia.
Alcune riprese sono state girate a Matera e sulla spiaggia di Nova Siri.
Riconoscimenti
Nomination Miglior film straniero (Italia)
C’è un momento di questo film che sospende i pensieri, che vale l’incanto raro di una emozione, che scuote le paure che abbiamo lasciato indietro nel tempo. È il racconto di un sogno. Che ha però una fisicità terribile, che rimanda alla memoria immagini spietate che abbiamo incontrato, lungo il cammino della nostra storia recente. È l’immagine di una morte, di un assassinio, di una vita spezzata. Quella di un magistrato che proietta nel sonno le sue paure, quelle di un uomo di giustizia della fine degli anni Settanta, impegnato contro il terrorismo. Walter Veltroni https://www.mymovies.it/

sabato 8 agosto 2020

Andrzej Szczypiorski - Notte, giorno e notte

Andrzej Szczypiorski
Notte, giorno e notte
Traduzione di Marco Binni
Fabula, 97
1996, pp. 281
isbn: 9788845912351
In copertina:
Aleksandr Rodcenko (1891-1956),
Atleta (1938)
Museo Puškin, Mosca
Szczypiorski è un maestro della narrazione polifonica, come già sanno i lettori della Bella signora Seidenman. E in questo romanzo si direbbe che abbia spinto la sua arte all’estremo: parlano molte voci – un ebreo addetto ai crematori di Auschwitz, un ufficiale nazista, un funzionario della polizia politica, un burocrate del Partito, un militare dei Servizi speciali sovietici, un perseguitato del regime comunista, una donna «bella come la Polonia», oltre a una folla quasi anonima di «figli delle tenebre» –, voci che rievocano quello che hanno visto, compiuto e subìto nei decenni cruciali fra l’insorgere della pestilenza nazista e il crollo dei regimi staliniani, anni che si presentano tutti come altrettante varianti dell’orrore. E dal magistrale intreccio delle loro febbrili, tormentose deposizioni, che si smentiscono e al tempo stesso si confermano a vicenda, pare a tratti di scorgere – per lampi e squarci, come dal finestrino di un treno lanciato nella tenebra del continente – un paesaggio di macerie, e insieme il profilo del tempo, non ancora concluso, in cui «vi era solo la Storia, insaziabile e sinistra».
Notte, giorno e notte è stato pubblicato per la prima volta nel 1991.
Accanto a me stava il nostro ospite, quel ferroviere di buon cuore che dava asilo ai sopravvissuti di Varsavia. Un uomo già avanti con gli anni, a quei tempi sicuramente pensionato, visto che superava la settantina. Guardavo il suo viso magro, smunto. La vita non doveva essere stata tenera con lui, e anche i tedeschi dovevano averlo pestato più di una volta, perché era stata questa la sorte degli uomini della sua generazione. Stava fermo e guardava quell’onda nera che avanzava, il viso immobile come una maschera funebre. Poi girò gli occhi verso la stanza, osservò i tedeschi. Avevano già le guance rasate, si riassettarono le divise, si ravviarono i capelli, indossarono lentamente e con cura quei loro enormi cappotti di pelle, poi si infilarono i guanti, i berretti e gli occhiali. Infine uscirono sulla soglia. Uno di loro, probabilmente il più elevato in grado, rivolgendosi al ferroviere – e forse a noi tutti – disse qualche parola, sicuramente un augurio o un saluto.
Lentamente andarono fino alla loro motocicletta, una grossa Zündapp con il sidecar, l’ufficiale più elevato in grado prese posto nel sidecar, gli altri due sulla motocicletta, il motore si avviò, fu come l’esplosione di una granata nella fragile aria gelata, una nuvoletta di fumo nero uscì dal tubo di scappamento, le ruote slittarono sulla neve scivolosa, gli altri avanzavano in massa, sempre più vicini, sempre più vicini, già distinguevo le facce, scure e larghe come padelle vecchie, un’innumerevole moltitudine di facce, macchie sotto gli elmetti, l’enorme bosco si avvicinava, i tedeschi partirono tranquillamente verso occidente, per la strada che portava alla città, solo la scia di fumo si stendeva ancora bassa sulla neve tra gli alberi, e allora quel mio ferroviere, con il viso sempre immobile, lo sguardo fisso al nero bosco di russi, disse qualcosa sul nostro futuro. Non so ripetere le sue parole. Forse parlò di Dio. O forse del sapone da barba.

mercoledì 5 agosto 2020

Cassandra Crossing (The Cassandra Crossing)

Cassandra Crossing di Robert Katz | Editore: Rizzoli
La storia comincia con un terrorista svedese in fuga dopo un attentato a un laboratorio batteriologico, che sale sul treno per Stoccolma ma è già contagiato e muore dopo poche ore. Le morti per asfissia si moltiplicano, le autorità sigillano il treno a Norimberga, lo blindano e lo dirottano verso un ex lager nazista in Polonia. L’unico a capire dove si andrà a parare è un piazzista ebreo che ha perso moglie e figli in un campo di concentramento. Invece l’eroe, che guarda caso si chiama Chamberlain, temporeggia molto prima di agire.
I passeggeri sono mandati a morire per decisione di un colonnello americano, che ha fatto i suoi calcoli probabilistici e accetta di mandare il treno sul pericolante attraversamento di Cassandra, presago di sventure. La catastrofe sarà attribuita a una défaillance dei sistemi informatici. Del colonnello americano si dirà che era solo una pedina in un ingranaggio gerarchico. I pochi superstiti cercheranno di raccontare l’accaduto, inascoltati.
L’apologo non potrebbe essere più chiaro, e la morale arriva per bocca di una dottoressa: «Una cosa abbiamo fatto tutti quanti: abbiamo innalzato la scienza al di sopra di tutto il resto…puntando poi ogni posta sulla tecnologia e sulle macchine, e sperando nel meglio. Ma questo non basta, colonnello».
Erano altri anni, gli anni in cui lo sterminio organizzato degli ebrei d’Europa gettava la sua ombra sul dominio tecnico-scientifico del mondo e sul prometeismo dell’uomo moderno e in cui il filosofo Günther Anders poteva accostare Auschwitz e Hiroshima dicendo che nell’era della tecnica siamo tutti figli di Eichmann. Ma erano anche anni in cui la ragionevolezza – se non proprio la ragione – sembrava ancora abitare nelle cancellerie, nei palazzi presidenziali e nelle altre sedi del potere.
Nel nostro carnevalesco mondo alla rovescia, dove il sovrano e il giullare si cambiano di posto, è proprio dai palazzi della politica che sentiamo dire che «la scienza da sola non basta: serve anche il buon Dio» (Salvini); e sono i grandi giornali della borghesia illuminata a dirci che con il coronavirus «stiamo vivendo lo sfaldamento dell’antropocentrismo – dell’arroganza antropocentrica» e che «siamo figli di Gea» (Michele Serra). Tutto sommato, è un bene che Cassandra Crossing non sia tornato di moda. https://www.linkiesta.it/2020/04/coronavirus-italia-libro-cassandra-crossing/
Cassandra Crossing (The Cassandra Crossing)
è un film del 1976 diretto da George Pan Cosmatos, tratto da un romanzo di Robert Katz, con protagonisti Sophia Loren e Richard Harris.
Interpreti e personaggi
Richard Harris: Jonathan Chamberlain
Sophia Loren: Jennifer Rispoli Chamberlain
Martin Sheen: Robert Navarro
Burt Lancaster: col. Mackenzie
Orenthal James Simpson: Haley
Ava Gardner: sig.ra Nicole Dressler
John Phillip Law: maggiore Stark
Ingrid Thulin: dott.ssa Stradner
Lionel Stander: Max
Lee Strasberg: Herman Kaplan
Lou Castel: il terrorista svedese
Angela Goodwin: infermiera
Thomas Hunter: capitano Scott
Ray Lovelock: Tom
Renzo Palmer: bigliettaio del treno
Alida Valli: signora Chadwick
Fausta Avelli: Caterina
Ann Turkel: Susan

martedì 14 luglio 2020

Quel che resta del giorno (The Remains of the Day)

Quel che resta del giorno (The Remains of the Day) è il terzo romanzo dello scrittore nippo-britannico Kazuo Ishiguro, pubblicato nel 1989. Vinse il premio Booker lo stesso anno e fu il primo vero successo di vendite dell'autore.
Il protagonista è Stevens, un maggiordomo con un lungo trascorso in servizio a Darlington Hall, una maestosa magione di campagna vicino a Oxford, in Inghilterra. Nel 1956, egli rievoca gli avvenimenti ormai lontani degli anni Venti e Trenta che hanno avuto luogo nella grande casa.
Amazon.it: Quel che resta del giorno - Kazuo Ishiguro - Kazuo ...
Quel che resta del giorno (The Remains of the Day) è un film del 1993 diretto da James Ivory, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro (1989).
La storia viene raccontata nel 1956 dal protagonista James Stevens, il quale durante un viaggio, ripercorre, facendo un bilancio, i momenti più significativi della propria vita.
Quel che resta del giorno - Kazuo Ishiguro - Libro - Einaudi ...
Nella magione di Darlington hall, tra gli anni '20 e '30 del Novecento, estremamente compìto e molto compenetrato nel proprio ruolo, il maggiordomo mr. Stevens conduce la servitù della casa dello scapolo lord Darlington con impeccabile professionalità. Apparentemente privo di sentimenti personali, votato solo al servizio del proprio padrone, sacrifica al suo lavoro qualunque aspirazione personale. Sotto la sua direzione, il ménage di casa Darlington procede con la precisione di un orologio svizzero, con piena soddisfazione del lord, che stima e rispetta il suo collaboratore, tenendolo tuttavia alla debita distanza, cosa che comunque non amareggia Stevens. Anche l'arrivo della nuova governante, Sally Kenton, donna esperta e intelligente, non muta la situazione, salvo il generarsi di qualche piccola scintilla fra i due, data la somiglianza efficientista dei rispettivi caratteri.
Anche il decesso del padre di Stevens, ex-maggiordomo in altra casa e ora aiutante in casa Darlington, non scuote l'aplomb del figlio. Il fatto avviene durante un importantissimo ricevimento politico, al quale lord Darlington tiene molto (molti degli ospiti, eminenti personaggi politici inglesi e stranieri, risiedono per l'occasione nella splendida magione), mentre Stevens dirige impeccabilmente tutta l'organizzazione dell'ospitalità. Il padre muore in solitudine, nella propria camera del sottotetto, nella zona riservata alla servitù. La governante avvisa il maggiordomo dell'avvenuto decesso esortandolo a rendere l'estremo saluto al padre, ma mr. Stevens cortesemente declina l'invito adducendo il motivo che il servizio che sta svolgendo è più importante.
Quel che resta del giorno - Film (1993)

lunedì 29 giugno 2020

Luciano De Crescenzo - Il tempo e la felicità

Luciano De Crescenzo - Il tempo e la felicità
Editore: Mondadori
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 febbraio 2000
Pagine: 196 p.
EAN: 9788804473374
Trama: Il protagonista abita a Roma in via dei Fori Imperiali. A una certa decide di mettersi a scavare in cantina per vedere cosa trova, fino a quando, preso dalla foga, non rende la piccola buca un vero e proprio cantiere di scavi abusivi. Egli rinviene dei reperti importanti nonché i papiri in cui Lucilio, allievo di Seneca, rispondeva alle note "Lettere a Lucilio". 
Aiutato dall'impavida Alessia e dal suo fidanzato Enrico il papirologo, riuscirà a decifrare le lettere. Luciano e Alessia si ritrovano a leggere la corrispondenza epistolare tra i due filosofi e si divertono a commentarla, mentre il tempo passa e la felicità resta un obiettivo incerto e complicato, ma fa parte del gioco.

sabato 13 giugno 2020

L' assedio e altri racconti James Lasdun

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In un vecchio appartamento di Roma, vive Jason Kinski, eccentrico pianista inglese; Shandurai, una ragazza africana che studia medicina all'Università, vive con lui e fa le pulizie in cambio d'una stanza. Jason, che trascorre le giornate al pianoforte dando lezioni di musica, s'innamora di lei. La ragazza non ricambia i suoi sentimenti, anche perché ha un marito detenuto in Africa per motivi politici. Jason inizia quindi un dolce assedio amoroso, nella speranza d'essere prima o poi ricambiato. Shandurai, dopo un confronto nel quale Jason le dichiara apertamente il suo amore, gli dice che se davvero è disposto a fare qualunque cosa per lei, che faccia allora scarcerare il marito.
Saputo ciò, Jason decide di fare qualcosa per il marito di Shandurai e, dopo avere preso contatto con la comunità africana di Roma, cerca di racimolare la somma per liberare il marito della ragazza, vendendo tutti gli oggetti d'arte e d'antiquariato che possiede, compreso il prezioso pianoforte, dimostrando che il suo amore supera anche la sua passione per la musica. Infine, Shandurai riceve una lettera dal marito in cui le comunica l'imminente scarcerazione e che la raggiungerà a Roma.
L'assedio è un film del 1998 diretto da Bernardo Bertolucci, tratto da un racconto di James Lasdun.
L' assedio e altri racconti
Editore: Garzanti
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 1 gennaio 1999
Pagine: 190 p.
EAN: 9788811661771

    L'assedio, il racconto che dà il titolo a questa raccolta, ha per protagonisti una ragazza, immigrata in una metropoli del nord del mondo per sfuggire all'oppressione e il suo padrone di casa: il loro dialogo silenzioso è una struggente storia d'amore contemporanea. Altri racconti vedono due volontari che intraprendono un viaggio in India, una nonna e un nipote alle prese con i giochi del caso o del destino, uomini senza qualità che cercano avventure amorose, genitori nevrotici alle prese con un figlio "cattivo", ragazzi snob invischiati nella noia del sabato sera. Il racconto L'assedio ha ispirato il film omonimo di Bernardo Bertolucci. 

mercoledì 10 giugno 2020

1984 George Orwell

Lo scrittore immagina il mondo composto da tre superpotenze in costante lotta tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità e della Pace. È governata secondo i principi del socialismo inglese da un onnisciente partito, il cui capo è un personaggio che nessuno conosce, il Grande Fratello. Ritratto negli enormi manifesti, il Grande Fratello campeggia ovunque insieme agli slogan del Partito: La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza. Espressione perfetta, questi ultimi del “bipensiero” coniato da Orwell, a causa del quale i cittadini sono costretti a credere a due verità in completa antitesi tra di loro.
Il Grande Fratello (in inglese Big Brother, letteralmente "fratello maggiore") è un personaggio immaginario creato da George Orwell, presente nel romanzo 1984. È il dittatore dello stato totalitario chiamato Oceania. Nella società che Orwell descrive, ciascun individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità. Lo slogan "Il Grande Fratello vi guarda" ricorda continuamente agli abitanti la sua superiorità assoluta nella piramide gerarchica.
Nel romanzo non viene mai chiarito se sia una persona esistente o semplicemente un simbolo creato dal partito; nel libro si fa più volte riferimento a tale questione, ma la domanda non trova mai risposta. Quando Winston Smith, protagonista del romanzo, chiede esplicitamente a O'Brien, durante la tortura, se esistesse o meno, «Esiste come esisto io?», egli gli risponde «Tu non esisti», di fatto non rispondendo alla domanda. 
Nel libro immaginario scritto dal ribelle Emmanuel Goldstein è presente questa frase: «Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai. Già adesso non si sa con certezza quando sia nato. Il Grande Fratello è il modo in cui il Partito sceglie di mostrarsi al mondo. Ha la funzione di agire da catalizzatore dell'amore, della paura e della venerazione, tutti sentimenti che è più facile provare per una singola persona che per una organizzazione». Secondo Goldstein, quindi, potrebbe essere solo un'icona, una personificazione del Partito.
Traduttore: Stefano Manferlotti
Editore: Mondadori

Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 giugno 2016
Pagine: XII-321 p., Brossura
EAN: 9788804668237
 
Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four) è un film del 1984 diretto da Michael Radford.
Pellicola britannica tratta dal romanzo distopico 1984 di George Orwell, ripreso fedelmente al punto che molte scene sono state girate nel giorno in cui sono ambientate nel libro.
È stato interpretato da John Hurt, Suzanna Hamilton e Richard Burton, alla sua ultima apparizione cinematografica. Da alcuni critici è considerato il remake di Nel 2000 non sorge il sole, del 1956 Il film vinse il premio per il miglior film dell'anno 1984 nella rassegna British Film Awards organizzata dal quotidiano inglese Evening Standard.
Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (Winston) [citando uno slogan politico] 
Who controls the past controls the future. Who controls the present controls the past.
"Ti rendi conto che il passato, compreso quello più recente, è stato abolito?" 
«Le cose esistono solo in quanto se ne ha coscienza.» (O'Brien a Winston) 
Bury the Hatchet è il quarto album del gruppo alternative rock irlandese The Cranberries, pubblicato il 19 aprile 1999 dalla Island Records.
Il fronte e il retro di copertina sono scatti fotografici realizzati da Storm Thorgerson in Arizona. L'idea dell'occhio è ispirata al Grande Fratello di George Orwell

martedì 9 giugno 2020

J. M. Coetzee - Il maestro di Pietroburgo

J. M. Coetzee - Il maestro di PietroburgoTraduttore: Maria Baiocchi
Editore: Donzelli
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 30 ottobre 2003
Pagine: 224 p.
EAN: 9788879898386
Il maestro di Pietroburgo è un romanzo di John Maxwell Coetzee del 1994. Il romanzo ha vinto l'Irish Times International Fiction Prize nel 1995.
Il romanzo vede come protagonista lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, e si ispira alla vita di Dostoevskij, alla vita dell'autore e alla storia della Russia.
Il nucleo del romanzo si basa su un capitolo ("Da Tikhon") che Dostoevskij scrisse per I demoni (1872) ma che il suo editore, M.N. Katkov, decise di tagliare. Il capitolo non venne mai ripristinato nel romanzo, ma lo si trova spesso in appendice alle edizioni moderne. In tale capitolo, Nikolaj Stavrogin confessa una scabrosa relazione con una ragazzina.
Un evento cruciale del romanzo proviene dalla vita stessa di Coetzee: la morte del figlio ventitreenne avvenuta in seguito a una misteriosa caduta. Il romanzo si apre con Dostoevskij che cerca di accettare la morte del figliastro Pavel, che accadde in maniera simile. Sebbene Pavel sia basato su una persona realmente vissuta, la sua morte è frutto della fantasia dell'autore: il vero Pavel sopravvisse a Dostoevskij.
L'antagonista del libro è Sergej Nečaev, il leader di un gruppo clandestino di terroristi del movimento nichilista russo, con cui Dostoevskij ha diversi colloqui. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_maestro_di_Pietroburgo

Coetzee su Dostoevskij, ma verrebbe da dire Coetzee come Dostoevskij. Un drammatico episodio della vita del grande scrittore russo diventa in questo romanzo l'occasione per un raffronto serrato di scritture, di sensibilità, di filosofie di vita.
è l'ottobre del 1869. Dostoevskij, esiliato a Dresda, rientra a Pietroburgo sotto mentite spoglie per ricostruire la fine del suo figliastro Pavel, morto in circostanze oscure. Attraverso gli oggetti del ragazzo, la valigia, il vestito, lo scrittore cerca un impossibile e disperato scambio tra morte e vita, in un intreccio di lutto e identificazione. Ma dalle cose del ragazzo sono state prelevate le carte, forse anche un romanzo. La polizia indaga sui legami intercorsi tra Pavel e un gruppo di «ribelli». è per recuperare quelle carte che Dostoevskij si trattiene a Pietroburgo, dove intanto serpeggia la rivolta, fomentata dall'organizzazione clandestina e terroristica di Necaev, figura metaforica del nuovo che aspira a distruggere il vecchio, ma anche del figlio che vuole uccidere il padre. Lo scrittore cade allora in una rete di sensazioni contraddittorie. Oltre al dolore per il figlio morto lo tormentano una strana forma di epilessia, l'attrazione che prova per la padrona di casa e persino per la figlia adolescente di lei, il desiderio di rimanere in Russia e il bisogno di tornare all'esilio di Dresda. Sullo sfondo, una Pietroburgo torbida e segreta, percorsa dalla ferocia dei ribelli e dal freddo cinismo del potere zarista.
Il maestro di Pietroburgo di Coetzee restituisce con forza e originalità narrativa la voce e il volto a quei personaggi inquietanti e sinistri, a quei «demoni» che hanno perseguitato la vita e la fantasia del grande scrittore russo e che suscitano anche in queste pagine un nuovo, invincibile tremore.

domenica 7 giugno 2020

Sulla strada - Jack Kerouac

Sulla strada - Jack Kerouac - copertina
Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell'Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l'Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall'amico, che torna negli Stati Uniti. Postfazione di Fernanda Pivano.
Sulla strada Jack Kerouac
Traduttore: Marisa Caramella
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 6
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 maggio 2016
Pagine: XIV-389 p., Brossura
EAN: 9788804668282
Sulla strada (titolo originale: On the Road) è un romanzo autobiografico, scritto nel 1951, dello scrittore statunitense Jack Kerouac, basato su una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti, in parte con il suo amico Neal Cassady e in parte in autostop.
««Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare».»
(Jack Kerouac, On the Road, p. 17)
Pubblicato per la prima volta il 5 settembre 1957, il libro divenne in seguito un testo di riferimento, quasi un manifesto, a ispirazione della cosiddetta Beat Generation. Il romanzo è stato inserito dal critico Richard Lacayo, nei migliori 100 romanzi del secolo XX e ha venduto 3 milioni di copie. Il critico John Leland dimostra, a volte in modo ironico, che si tratta di un libro pieno di lezioni su come crescere.
È stata pubblicata in italiano la versione non censurata di On the Road, quella scritta sul "rotolo". In tale versione sono presenti paragrafi tagliati nell'edizione del 1957 e i nomi dei personaggi sono quelli reali.
Kerouac volle trarre un film dal romanzo e propose a Marlon Brando di lavorare assieme, ma non se ne fece nulla. Il regista brasiliano Walter Salles ne ha tratto l'omonimo adattamento cinematografico uscito nel 2012 (le riprese sono iniziate il 4 agosto 2010).
Il romanzo, costruito in cinque parti e scritto sotto forma di episodi, è ambientato alla fine degli anni quaranta e descrive i giovani del movimento culturale della Beat Generation, in viaggio su tutto il vasto territorio statunitense.
Sal Paradise, pseudonimo di Jack Kerouac, è il protagonista e narratore di una serie di viaggi in autostop, in auto e in autobus, della famosa società Greyhound. Sal è uno studente cresciuto nell'Est che ha aspirazioni letterarie e conosce Dean Moriarty a New York.
Nella 1ª parte si parla del viaggio in autostop e in autobus da New York a Chicago, a Denver, a San Francisco, a Sabinal (oggi Selma), a Pittsburg, a New York e di nuovo a Paterson, dal luglio 1947 alla fine di ottobre dello stesso anno.
Tra i giovani beat vi è Dean Moriarty, pseudonimo di Neal Cassady, che abita a Denver, nell'Ovest, uscito da un riformatorio e il cui stile di vita è in netto contrasto con la concezione borghese della necessità di avere una fissa dimora, un lavoro, un buon grado di responsabilità. Dean, come i suoi compagni, ha solo interesse per una vita intensa, fatta di innumerevoli esperienze e desidera conoscere l'immensità del continente nordamericano, il brivido del sesso, della musica jazz, delle accese discussioni con gli amici, sotto l'effetto dell'alcool e della benzedrina.
Nella parte 2° si parla della storia dei viaggi di Sal e Dean, dal Natale 1948 a febbraio 1949.
La 3ª parte descrive il soggiorno di Sal a Denver, nel 1949 e il viaggio da San Francisco a Denver, a Chicago e a New York insieme a Dean. Sal profondamente attirato e influenzato dallo stile di vita dell'amico, quando egli ritorna nell'Ovest decide di raggiungerlo:
«Un figlio del West e del sole, Dean. Nonostante la zia mi avesse avvertito che mi avrebbe messo nei guai, sentivo una nuova voce che mi chiamava e vedevo un nuovo orizzonte, e ci credevo, giovane com'ero; e che importanza poteva avere qualche piccolo guaio, o che Dean mi rifiutasse alla fine, come infatti sarebbe successo, su marciapiedi di fame e letti di malattia - che importanza poteva avere? Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano»
(Jack Kerouac, Sulla Strada, pg.13)
e, dopo un lungo viaggio in automobile, finalmente lo ritrova a Denver nel Colorado e con lui conduce, per circa due anni, una vita da nomade. Sal si rende conto con il passare del tempo che l'inquietudine dell'amico, che lo porta a sperimentare tutto ciò che può esserci di nuovo e proibito, è dovuta alla sua incapacità ad adattarsi alla società.
Sal, dopo ogni viaggio, si sente sempre peggio e desidera ricominciare da capo, avere un luogo fisso e un lavoro che abbia senso. Ritorna quindi a New York e riprende a frequentare l'università e a condurre una vita normale ma dopo aver rivisto Dean, che invece dopo ogni tentativo di fermarsi riprende a viaggiare, decide di ripartire:
«Passò più di un anno prima che rivedessi Dean... Avevo passato un tranquillo Natale in campagna, me ne resi conto quando rientrammo in casa e vidi l'albero, i regali, sentii il profumo del tacchino che arrostiva e ascoltai i discorsi dei parenti. Ma ora mi era tornata l'irrequietezza, un'irrequietezza di nome Dean Moriarty, e stavo per lanciarmi in un'altra scorribanda sulla strada.»
(Jack Kerouac, On the Road, pg.124)
La 4ª parte parla dell'incontro fra Sal a Dean a New York, nell'estate del 1950, il viaggio di Sal fino a Denver, il viaggio con Dean in Messico, dove avviene la rottura fra Sal e Dean.
La 5ª parte parla dell'ultimo viaggio da Città del Messico verso New York di Sal, nell'autunno 1950, dell'incontro a Manhattan di Sal con Laura, pseudonimo di Joan Haverty, che diventò la seconda moglie di Kerouac. Dell'ultimo desolato incontro con Dean:
«... nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty.»
(Jack Kerouac, On the Road, pg.300)