Archivio blog

sabato 9 novembre 2019

Il silenzio dell’onda Gianrico Carofiglio

un conto è aspettare l’onda, un conto è alzarsi sulla tavola quando arriva.
Da mesi, il lunedì e il giovedì, Roberto Marias attraversa a piedi il centro di Roma per raggiungere lo studio di uno psichiatra. Si siede davanti a lui, e spesso rimane in silenzio. Talvolta i ricordi affiorano. E lo riportano al tempo in cui lui e suo padre affrontavano le onde dell'oceano sulla tavola da surf. Lo riportano agli anni rischiosi del suo lavoro di agente sotto copertura, quando ha conosciuto il cinismo, la corruzione, l'orrore. Fuori, ma anche dentro di sé. Di professione fantasma, ha imparato a ingannare, a tradire, a sparire senza lasciare traccia. Una vita che lo ha ubriacato e travolto. Le parole del dottore, le passeggiate ipnotiche in una Roma che lentamente si svela ai suoi occhi, l'incontro con Emma, come lui danneggiata dall'indicibilità della colpa, gli permettono di tornare in superficie. E quando Giacomo gli chiede aiuto contro i suoi incubi di undicenne, Roberto scopre una strada di riscatto e di rinascita.
Il silenzio dell'onda - Gianrico Carofiglio - copertina
Ne Il silenzio dell’onda (Rizzoli, 2011), finalista al Premio Strega 2012, Gianrico Carofiglio descrive il percorso di un uomo che in qualche modo, quasi inconsapevolmente, crea quel baratro da cui sembra non esserci uscita e dal quale con l’aiuto di uno psichiatra cerca di uscire per poter rivedere quella stessa luce che vedeva un tempo, quando ancora non aveva iniziato a scavare nessuna buca nei pressi del precipizio, quando ancora viveva con la famiglia un’infanzia felice. Una luce riflessa dalle onde che da piccolo solcava per governarle, per lasciarsi andare, per sentirsi libero. Da Roberto, il carabiniere protagonista, allo psichiatra, da Emma, la ex attrice, al piccolo Giacomo, la storia ruota attorno a delle personalità spesso in bilico e costrette ad affrontare situazioni certamente non semplici e che possono condizionare, colpire duro fino a disintegrare una vita intera. https://www.sololibri.net/
Il silenzio dell’onda
Collana: Best BUR
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 299 p., Brossura
  • EAN: 9788817089258

venerdì 8 novembre 2019

La città delle spine. Nove vite nel campo profughi più grande del mondo, Ben Rawlence

«"La Città delle Spine" è un docu-novel, una forma ibrida che recupera ciò che è accaduto prima dell'escalation del terrore.» - Mauro Garofalo, Il Sole 24 ore Per gli operatori umanitari il campo profughi di Dadaab è una profonda crisi umanitaria; per il Governo del Kenya è un "asilo per terroristi"; per i media occidentali un luogo da evitare. Ma per le cinquecentomila persone che ci abitano è la loro ultima speranza. Situata nel deserto del Kenya settentrionale, Dadaab è una città desolata dove crescono solo cespugli spinosi. Per quattro anni Ben Rawlence ne è stato testimone diretto e ha conosciuto molti dei suoi rifugiati. Tra loro ci sono Guled, un ex bambino soldato appassionato di calcio; Nisho, che raschia l'esistenza spingendo una carriola ma sognando infinite ricchezze; e Kheyro, una studentessa che ha deciso di fondare sull'educazione il proprio futuro. Rawlence intreccia le storie di nove giovani per raccontare la vita nel campo e per denunciare le ben più influenti forze politiche che ne determinano le sorti. Il risultato è un reportage vivido e illuminante.
La città delle spine. Nove vite nel campo profughi più grande del mondo
Traduttore: Elena Balzano
Editore: Brioschi
Anno edizione: 2018
Pagine: 442 p., Brossura
EAN: 9788899612160
https://www.ibs.it
 
CRESCIUTO in modo disordinato, rifugio da chi fugge da guerre e occupazioni militari e dagli attentati di al-Shaabab, si è trasformato in una città con le sue regole, il suo mercato, i suoi servizi, i campi da calcio, le diatribe e i conflitti sociali, economici, tribali. Un non-luogo che stenta a farsi luogo e che Ben Rawlence racconta nel suo libro La città delle spine dopo anni di ricerche in una metropoli che non appare in nessuna mappa.

Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, Il ballo della pizzica pizzica, Itinerarti 2019

Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, Il ballo della pizzica pizzica, Itinerarti 2019
Seconda pubblicazione del marchio editoriale ItinerArti Edizioni (nella collana Percorsi immateriali), il volume costituisce il primo testo didattico sulla pizzica pizzica, un agile supporto pratico per chi voglia accostarsi correttamente al ballo popolare più noto del Salento. Una pubblicazione attesa dai molti frequentatori delle ronde e dagli amanti della cultura salentina.
Grazie a uno studio puntuale ne vengono distinte le diverse tipologie, associate ai relativi contesti, precisandone le trasformazioni storiche fino alle innovazioni del ballo di “reinvenzione”.

Divenuta tratto culturale distintivo, il ballo della pizzica pizzica continua ad affermarsi come pratica estremamente attrattiva: modalità di espressione personale e di socializzazione, fonte di ispirazioni artistiche e identitarie e occasione di promozione territoriale. Distinguendo le diverse forme coreutiche salentine si descrivono, anche con l’ausilio di immagini, le posture e le dinamiche della pizzica pizzica in un prezioso compendio per chi voglia conoscere e praticare il ballo popolare della festa. Nell’intersezione di storie di vita e percorsi professionali si ricostruiscono vicende e fortuna di questa danza poco documentata, reinventata, restaurata e globalizzata, dalla consuetudine comunitaria alla sua declinazione festivaliera, attraversando i mutamenti dei contesti culturali di riferimento.
Risultati immagini per Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, Il ballo della pizzica pizzica, Itinerarti 2019
Franca Tarantino: Psicoterapeuta, danzamovimentoterapeuta, ricercatrice e studiosa di danze tradizionali dell’Italia meridionale, è membro dell’International Dance Council-CID. Da diversi anni svolge incontri e corsi formativi nelle scuole, in ambito clinico e nei folk festival. Ha danzato con alcuni dei principali gruppi di musica popolare: Antonio Infantino, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Tony Esposito, Encardia (Grecia), Uccio Aloisi Gruppu, Uaragniaun, Ivano Fortuna, Scantu de Core, Malicanti. Ha fatto parte del corpo di danza della Notte della Taranta 2010, maestro concertatore Ludovico Einaudi.
Vincenzo Santoro: è impegnato da molti anni nell’organizzazione di iniziative ed eventi sulle musiche e culture popolari del Mezzogiorno. Le sue pubblicazioni più importanti in questo campo sono: Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento (con Sergio Torsello), Edizioni Aramirè 2002; Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare (con Sergio Torsello e Roberto Raheli), Edizioni Aramirè 2004; Il Salento di Giovanna Marini (con Roberto Raheli), cd doppio, Edizioni Aramirè 2004; Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina, Squilibri 2009; Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento, libro e cd audio, Squilibri 2010; Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975), libro e dvd, Squilibri 2017. Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina, Itinerarti 2019. Attualmente è responsabile del Dipartimento Cultura e Turismo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. http://lnx.vincenzosantoro.it
ItinerArti
ItinerArti Impresa Sociale s.r.l. è una start-up salentina, diretta da Antonio Santoro e vincitrice del concorso "PIN" - Pugliesi Innovativi, promosso dalle Politiche Giovanili della Regione Puglia e ARTI. Nata con l'obiettivo di costruire una nuova idea di turismo e cultura che coniughi in modo inedito tradizione e innovazione. Come gli itineraria antichi e medievali da cui il nome trae ispirazione, descrive e racconta itinerari culturali materiali e immateriali del Salento e ne crea di nuovi. Percorsi reali e immaginari di interesse culturale e turistico, da percorrere a piedi, in bicicletta o anche solo con la mente.
ItinerArti ha vinto il bando della Fondazione con il Sud (in partnership con altre realtà) per la valorizzazione dell'ex Convento dei Carmelitani di Nardò, che diverrà un importante contenitore di attività legate alla promozione della cultura e del turismo creativo, attraverso il progetto “Creativitour. Percorsi per un turismo creativo”.
All'interno delle attività di ItinerArti, anche il marchio editoriale ItinerArti Edizioni, che si concentra sul patrimonio culturale del territorio.

giovedì 7 novembre 2019

Io e topo Gigio. Vita artistica e privata di una donna straordinaria Maria Perego

All'inizio degli anni '60 appare in TV un personaggio romantico, innocente e con un forte senso dell'ironia e dell'umorismo, che accompagnerà famiglie e numerose generazioni attraverso l'infanzia e l'adolescenza, che ha intrattenuto e intrattiene fan in tutto il mondo. Famiglie, ragazzini e teenager che sono cresciuti e crescono portandosi dentro quel piccolo personaggio, alto poco più di venti centimetri. Stiamo parlando di Topo Gigio, il compagno e l'amico fedele di tutti noi. Questa è la storia della sua creatrice, che ci racconta la nascita e l'evoluzione di Gigio partendo dalla sua stessa vita piena di fascino e di magia attraverso gli avvenimenti più salienti dalla seconda metà del Novecento sino ai giorni nostri, una girandola di eventi e incontri. Artisti e icone mondiali, come Ed Sullivan, Louis Armstrong, Ichikawa, Hugo Pratt, Michael Jackson, Lucio Dalla, John Wayne e tanti altri, tutti compagni di viaggio e sinceri ammiratori di un personaggio semplice eppure profondo e molto coinvolgente. Maria Perego racconta con sincero divertimento e umiltà il suo grande successo mondiale senza tuttavia tralasciare le difficoltà e le rinunce esistenziali che tale successo ha inevitabilmente portato con sé.
Io e topo Gigio. Vita artistica e privata di una donna straordinaria
Maria Perego
Io e topo Gigio. Vita artistica e privata di una donna straordinaria - Maria Perego - copertina
Editore: Marsilio
Collana: Gli specchi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 2 luglio 2015
Pagine: 285 p., ill. , Brossura
EAN: 9788831721363 
«Come le è nata l’idea delle marionette?» è la domanda che mi è stata rivolta più di ogni altra da giornalisti di tutto il mondo. La prima risposta è sempre stata: «Non marionette, questo è il nome che genericamente comprende tutti i tipi di movimento, le marionette mosse attraverso i fili, i burattini mossi infilando un braccio dentro una guaina e, da qualche anno a questa parte, anche il pupazzo.
«Pupazzo definisce il tipo di movimento che io ho creato ed è un neologismo nato con il mio lavoro.»
Il novantanove per cento dei giornalisti a questo punto alza la penna dal taccuino e mi guarda come se stesse aspettando altre informazioni utili, così vado avanti e sempre mi sforzo di rispondere sinceramente: «L’idea della marionetta è una storia maturata lentamente, ricca di avventure, tutte accadute dentro la mia testa. Ho dovuto valutare le mie attitudini, la psicologia sperimentale, la narrativa a fumetti, i miei doveri sociali, la differenza fra cartapesta, caolino, gommapiuma e polietilene espanso, e tra Goldoni e Gozzi, Pirandello e Zavattini, Klee e Steinberg.»
Parlo, racconto. Oggi anche ricordo. https://www.ibs.it

Cosa mi dici, cosa mi di cosa mi dici, mi dici mai cosa mi dici, 
cosa mi di cosa mi dici, mi dici mai

mercoledì 6 novembre 2019

Fiabe centimetropolitane Elio

Fiabe centimetropolitane
Formato 13 x 18
Legatura Cartonato con sovraccoperta
Pagine 128
Surreale è tutto ciò che non potrebbe mai succedere. 
Ma se poi succedesse lo stesso? A questa domanda Elio ha sempre cercato di rispondere, con le sue canzoni e ogni altro mezzo, costruendo castelli di ipotesi in aria che acquistavano realtà via via che sollevavano pinnacoli immaginari: oggi nessuno più dubita dell'esistenza di un vitello dai piedi di balsa. Trenta secoli di buon senso ci hanno fatto credere che una fiaba con animali, da Esopo in poi, sia solo un modo cifrato di parlare della realtà: la cosiddetta allegoria. Ma c'è ben altro nel dare la parola alle bestie. Una minaccia per l'ordine delle cose, e una speranza di riscatto per tutti gli universi paralleli. Se poi la fiaba finisce nel mirino alieno di uno scrittore (e scrittore Elio lo è sempre stato, almeno da quando lo è diventato) per il quale il surreale non ha niente di irreale, allora le storie si tendono al verosimile, le bestie non spacciano più pillole di velato buon senso, ma si limitano a vivere la loro vita quietamente assurda infischiandosene di noi lettori stupiti ed esilarati, e la lettura si trasforma in una specie di iniziazione. La zoologia del pianeta Elio non contiene solo giraffe, pettirossi e grillitalpa, ma opera innesti nei regni cosiddetti naturali, e genera alberi antropomorfi, nobiluomini di cristallo e di cotone, autoarticolati ambiziosi, ammaestratori di cozze, coccodrilli idrosolubili e via surrealizzando. Si ride molto, ma anche per difendersi, giacché sotto sotto serpeggia la stessa inquietudine che circola nei capolavori di Lewis Carroll: che il surreale sia soltanto il reale di qualcun altro. (Davide Tortorella) https://www.bompiani.it/catalogo/
C’era una volta un signore, di nome Forghetti Claudio, molto distinto, vestiva sempre in modo impeccabile, elegante ma con gusto, senza ostentazione benché fosse molto ricco, oltreché molto intelligente, e quindi avrebbe potuto comprarsi gli abiti più costosi e appariscenti, ma non lo faceva poiché aveva classe.
Quale non era quindi la meraviglia di coloro che lo frequentavano quando, accomiatandosi, non ricevevano risposta al saluto.
“Arrivederci Forghetti.” Niente
“Buonasera signor Forghetti.” Silenzio.
“Ciao Claudio.” Nulla.
Qualcuno cominciò a dire che il signore era un gran maleducato, e c’era chi minacciava di non frequentarlo più perché i suoi modi erano inurbani. Accadde però un giorno che nel corso di una conferenza sull’imbarbarimento dei costumi nella società del XXI secolo, nel silenzio generale Forghetti fisse:”Arrivederci a tutti”. Un’altra volta, in pieno giorno, mentre era dal panettiere e stava ordinando un mezzo pugliese, disse:”Buonasera a lei”. E una volta, mentre era a cena con amici, improvvisamente disse:”Ciao”, e poi continuo il discorso.
Fu allora chiaro che non era vero che non salutava mai: salutava in ritardo.
Tratto da: “Fiabe centimetropolitane”

lunedì 4 novembre 2019

Mare al mattino Margaret Mazzantini

"Faid non ha mai visto il mare, non c’è mai entrato dentro
Lo ha immaginato tante volte. Punteggiato di stelle come il mantello di un pascià. Azzurro come il muro azzurro della città morta(...)
Vito cammina sugli scogli, scende nelle insenature di sabbia. Si è lasciato il paese alle spalle, il rumore di una radio accesa, di una donna che urla in dialetto"
Mare al mattino
Categoria: Narrativa Italiana
Anno di pubblicazione: 2011
C’è un tratto di mare che è ponte e confine tra due Paesi. Farid lo vede per la prima volta la notte che fugge dalla sua casa ai confini del deserto, lasciandosi alle spalle la gazzella che mangiava dalle sue mani. Vito, dalla Sicilia, guarda quello stesso mare come una discarica di avanzi e di barche mai arrivate. Ne raccoglie le grida, ne conserva le tracce. Sono pezzi di memoria: la sua, quella di Farid e di tutti quelli che saranno i suoi e i nostri figli.
E poi ci sono le madri. Angelina, che di quel mare ha lo stesso sguardo liquido, la stessa calma, e dentro la tempesta. E Jamila, che spera di veder morire suo figlio prima di lei per non lasciarlo morire da solo. C’è tutta la gente che ha sognato «una terra facile, senza armi. Una benedizione. Non sapeva che fosse senza fine, che gridasse da tutte le parti».
Dagli italiani spinti in Africa dal fascismo alla cacciata dei Tripolini nel 1970, fino alle migrazioni imposte da una guerra ancora in corso, Margaret Mazzantini dà voce a chi è sempre costretto a lasciare, perdere, rinunciare, a volte in cambio di niente. Una favola viva e pulsante, capace di trasformare il dolore in letteratura.
 
Vito ci ha pensato qualche volta al gigante che organizza il mondo. Si è chiesto se è fatto di persone, tante persone una sull'altra. E se lui sarà una di quelle persone minuscole ma decisive.
E' quello che un ragazzo dovrebbe sperare, partecipare all'organizzazione del mondo. Lui è sempre stato uno studente in fuga, e non solo dalla scuola. Da ogni forma di apprendimento.
Abbassa la testa. Si vergogna di queste ambizioni improvvise. 
Non farà niente di buono, di rimarchevole. 
E' più facile che accada così, che la sua vita passi inosservata

domenica 3 novembre 2019

Il duello Anton Cechov

"Il duello" (1891) è certamente tra i capolavori della narrativa di Anton Cechov (1860-1904), e forse il lungo racconto che più di ogni altro possiede le caratteristiche di un vero romanzo. Protagonisti sono due giovani, Laevskij e von Koren, quasi due opposti per temperamento e cultura. Il primo ha tutti i tratti di un discendente di quella ricca galleria di "uomini superflui" che venne inaugurata nella letteratura russa da Puskin e da Lermontov; il secondo, invece, pare un'emanazione diretta di quelle teorie di impronta darwinista che ebbero larga fortuna, anche in Russia, nella seconda metà dell'Ottocento. E non va dimenticato che anche ne "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, che iniziarono ad essere pubblicati poco più di una decina di anni prima, c'è, magari sottotraccia ma costante, una netta polemica nei confronti di quel darwinismo sociale tendente a giustificare la prevalenza del più forte sul debole. Intorno alle figure dei due giovani, ruotano gli altri personaggi, a cominciare dalle due protagoniste femminili, Nadezda Fédorovna e Mar'ja Konstantinovna, la prima tutta persa nella sua vanità, la seconda letteralmente intrisa di una convenzionalità sconcertante. Come scrive Marilena Rea nella prefazione: «Il duello è la storia di una contesa tra due uomini, è lo scontro ideologico tra le grandi teorie ottocentesche sull'uomo, è un'immensa partita a due che si gioca contemporaneamente su più livelli, fino alla resa finale che, per quanto priva di quei colpi di scena che l'autore aveva così in odio, risulta comunque inaspettata e, soprattutto, inconsueta nel panorama della produzione cechoviana».
Curatore: Marilena Rea
Editore: Passigli
Anno edizione: 2017 
Pagine: 153 p., Brossura 
EAN: 9788836816019 

FRANK SINATRA HA IL RAFFREDDORE Gay Telese

Copertina di: Frank Sinatra ha il raffreddore
New York è una città fatta di cose che passano inosservate. I gatti dormono sotto le automobili parcheggiate, due armadilli in pietra si arrampicano silenziosi sulle mura esterne della cattedrale di San Patrizio, milioni di persone – quasi come fossero formiche – guardano lo skyline della città dalla parte superiore dell’Empire State Building. New York è il paradiso degli eccentrici, il luogo dove possono trovare ospitalità i diversi, dove ci sono centinaia di venditori di caldarroste e oltre seicento monumenti. New York è una città che ti pulsa nelle vene. È senza tempo… Frank Sinatra è in piedi in un angolo buio del bar. In una mano un bicchiere di bourbon e nell’altra una sigaretta. È cupo e silenzioso. Sta quasi per compiere cinquant’anni, è innervosito dal suo ultimo film girato – che un tempo gli piaceva e che ora non sopporta più – schiva le domande a proposito della sua relazione con la ventenne Mia Farrow. “The Voice” ha il raffreddore ed è come “un Picasso senza colori, come una Ferrari senza benzina”… Fidel Castro incontra a l’Avana Muhammad Ali, il più grande campione di box che il mondo conosca, l’uomo che si è opposto alla guerra in Vietnam e che, dopo aver abbracciato la fede islamica, ha cambiato il suo nome. Due icone l’una di fronte all’altra a chiacchierare….
Che hanno in comune la città di New York, Frank Sinatra, Fidel Castro e Muhammad Ali? Hanno avuto il privilegio di essere stati raccontati, assieme ad altri personaggi famosi – si pensi, solo per citarne un paio, a Peter O’Toole e Joe Di Maggio – e gente comune – portieri degli alberghi, pescatori, sarti siciliani – da Gay Talese. Frank Sinatra ha il raffreddore è una collettanea dei racconti e degli articoli più noti e interessanti del reporter americano, colui che è il padre, secondo Tom Wolfe, del New Journalism. Gay Talese ha scritto sul New York Times, su Esquire, è riuscito a raccontare l’America degli anni Cinquanta e Sessanta come pochi altri scrittori e giornalisti sono stati in gradi di fare. Leggendo i pezzi si viene catapultati negli anni d’oro del sogno americano. Si respira l’odore dei sigari fumati passeggiando in piena notte, dell’asfalto della Grande Mela, dei sogni rivoluzionari cubani. Ma ci si imbatte anche nella vita quotidiana della gente comune, nella routine di chiunque, nella Sicilia dei ricordi di Talese stesso. Il modo di fare giornalismo dello scrittore americano si basa a suo dire sull’ “arte del praticare” e sulla curiosità. Esiste un discrimine netto tra l’avvicinarsi alla vita in modo curioso ed essere indiscreti gettando fango sui personaggi famosi Serena Adesso
FRANK SINATRA HA IL RAFFREDDORE
TRADUZIONE DI: 
GENERE: 
EDITORE: 
«Quando lui si siede per mangiare, i suoi amici più fidati gli sono accanto; e non importa dove si trovi o quanto il posto sia elegante, nell’aria aleggia sempre qualcosa dell’atmosfera del quartiere perché Sinatra, non importa quanto lontano sia arrivato, in fondo è ancora il ragazzo del quartiere… solo che adesso può portarselo dietro, il quartiere»
Frank Sinatra - interno

venerdì 1 novembre 2019

Michel Bussi Mai dimenticare

Mai dimenticare 
novembre 2017, pp. 464 
ISBN: 9788866328919
Traduzione: Alberto Bracci Testasecca
Area geografica: Letteratura francese
Collana: Dal Mondo
Il libro
«Incontrate una bella ragazza sul ciglio di una scogliera? Non tendetele la mano! Potrebbero credere che l’avete spinta». 
È quello che succede a Jamal Salaoui, trentenne sportivo con una protesi di carbonio al posto della gamba sinistra, che ciò nonostante si allena ogni giorno correndo su e giù per le bianche scogliere di Yport, grazioso paesino affacciato sulla Manica dal lato francese, con l’obiettivo di essere il primo atleta portatore di handicap a partecipare all’Ultra-Trail del Monte Bianco, la più dura corsa campestre del mondo.
Il suicidio della ragazza interrompe i suoi progetti. La incontra, bellissima e disperata, in cima alla scogliera, cerca di salvarla, ma lei si butta lo stesso, e quando Jamal scende alla spiaggia, centoventi metri più in basso, viene accusato di essere stato lui a ucciderla.
Qual è la verità? Chi è l’assassino? Lo sapremo dopo una girandola di colpi di scena come solo Michel Bussi, maestro dell’alchimia e della manipolazione, dell’emozione e della suspense, sa orchestrare. 
«Trascinàti dentro un meccanismo a orologeria, i lettori non lasceranno il libro fino all’ultimo. Il finale non lo dimenticheranno mai».
L’Est républicain 
«Ritmo sostenuto, intrecci, colpi di scena... Il meccanismo a orologeria funziona al massimo».
Le Figaro 
L'autore 
Michel Bussi è l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove ha insegnato geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne. Nel 2016 le Edizioni E/O hanno pubblicato Tempo assassino, nel 2017 Non lasciare la mia mano e Mai dimenticare, nel 2018 Il quaderno rosso e La doppia madre e, nel 2019, La Follia Mazzarino. https://www.edizionieo.it

Theodore Zeldin Ventotto domande per affrontare il futuro. Un nuovo modo per ricordare il passato e immaginare l’avvenire

Theodore Zeldin
Ventotto domande per affrontare il futuro. Un nuovo modo per ricordare il passato e immaginare l’avvenire
Traduzione dall'inglese di Roberto Serrai
Titolo originale: The Hidden Pleasures of Life. A New Way of Remembering the Past and Imagining the Future 2015
Il contesto n. 63
472 pagine
EAN 9788838933950
«Theodore Zeldin, con un atteggiamento molto poco accademico, si è preso l’impegno di scrivere un libro che mira a cambiare le nostre vite… un trionfo» (Alain de Botton).
Un invito alla curiosità e all’immaginazione, secondo uno dei più originali pensatori contemporanei.
In questo singolare e modernissimo trattato Theodore Zeldin prende l’avvio da una constatazione in apparenza molto semplice: qual è il meglio che la vita può offrirci nel nostro mondo attuale, così iniquo, violento, inquinato e corrotto? E cosa possiamo fare come individui, coppie, collettività per immaginare una nuova arte del vivere?
Tale ricerca ha a che fare con il piacere, con i piaceri smarriti a causa della vita abitudinaria, della pigrizia intellettuale, della mancanza di desideri. Per riscoprirli Zeldin non possiede una ricetta infallibile, ma propone un metodo, un orientamento, che ha nella curiosità, nella sorpresa, nella capacità di aprirsi al dialogo e alle idee la sua ragion d’essere. La sua indagine prende molteplici forme, evita le costrizioni di una disciplina, e si presenta di volta in volta come un manuale di economia, un discorso sull’amore contemporaneo, un saggio di filosofia esistenziale, uno zibaldone di pensieri illuminanti. Perché per Zeldin tutta la vita è nelle idee, e l’intelligenza sta nella costante esplorazione dei nostri limiti e delle nostre capacità.
Le sue riflessioni collezionano aneddoti e provocazioni inaspettate, fulminei slanci nel futuro, inedite incursioni nel passato e nella storia, e sono organizzate in una serie di inusuali domande: 
«A che scopo lavorare tanto?»; 
«Esistono modi più divertenti per guadagnarsi da vivere?»; 
«È sufficiente restare giovani dentro per non invecchiare?»; 
«Cosa può dire il povero al ricco?»; 
«Cosa potrebbe dire il ricco al povero?»
I capitoli iniziano con la voce di una persona che proviene da un’epoca e da una civiltà diversa e che risponde con il racconto della propria esperienza alle grandi decisioni che ognuno nel corso della vita è tenuto a prendere. La storia per Zeldin diventa così non solo la testimonianza di ciò che è accaduto e del perché è accaduto ma soprattutto uno strumento per provocare l’immaginazione e affrontare il futuro. La nostra felicità, le nostre opportunità, risiedono allora proprio in questa scintilla, nella capacità di stimolare e scatenare un’idea nuova, e di lavorare per realizzarla.
Ogni domanda, ogni risposta, creano l’occasione per una riflessione, e sono un invito al dialogo. Prima silenzioso, con l’autore, con le pagine che ha scritto, poi con noi stessi e con gli altri. In questa possibilità di una conversazione stanno secondo lo studioso inglese i semi della felicità: se sapremo dire cose mai dette, forse saremo in grado di immaginare un futuro migliore. https://sellerio.it/
L'egoismo e il narcisismo ha impedito all'uomo di rendersi conto di ciò che potrebbe fare per l'altro. Quei piacere perduti potrà tornare ad averli solo se sarà curioso, solo se saprà sorprendersi e sorprendere ancora, se sarà capace di aprirsi al dialogo con l'altro, anche con chi è diverso da lui. Se all'inizio, la prima cosa che si pensa è di amare sé stessi, di nasconderci e di dimenticarci del resto del mondo, ("la soluzione più comune che arriva dall'America"), in realtà, bisogna fare esattamente l'opposto. "Bisogna provare ad amare gli altri, cercare di essere più comprensivi accettando le diversità, come vivono e quali soluzioni hanno adottato nella loro vita. Non si deve avere paura, visto che di solito l'abbiamo verso tutti coloro che sono diversi da noi. Il diverso fa paura e questo è sbagliato. Bisogna essere curiosi in quello che si fa ma, soprattutto, non farci governare dalla paura e farla in mille pezzettini. La nostra felicità, le nostre opportunità, risiedono allora proprio nella capacità di stimolare e scatenare un'idea nuova e di lavorare per realizzarla avendo la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre capacità. Solo così potrà sparire e potremo vivere al meglio". https://www.huffingtonpost.it/giuseppe-fantasia/

Pentirsi di essere madri. Storie di donne che tornerebbero indietro. Sociologia di un tabù Orna Donath

Pentirsi di essere madri. 
Storie di donne che tornerebbero indietro. Sociologia di un tabù
Traduttore: Sabrina Placidi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 23 febbraio 2017
Pagine: 205 p., Brossura
EAN: 9788833928333
«Doveva essere un "paper" che analizzavo un inesplorato ambito della genitorialità, destinato per lo più agli studiosi. Invece è uscito dall'ambito degli specialisti e ha fatto il giro del mondo.» - La Repubblica
«Un'indagine che sfida i tabù della società, perché ogni rimorso è tollerato, tranne quello di avere messo al mondo dei figli.» - Vanity Fair
«Con la sua ricerca e con il suo libro, Donath ha reso visibile una cosa che fino a oggi era rimasta confinata alle confessioni tra amiche o sui lettini degli psicoterapeuti». - Der Spiegel
"Se poteste tornare indietro nel tempo, decidereste ancora di diventare madri?". Questa domanda, posta dalla giovane sociologa israeliana Orna Donath a un certo numero di donne ebree israeliane, ha ricevuto in ventitré casi come risposta un "no" deciso. E si è rotto un tabù, quello della donna "naturalmente" protesa ad essere madre. Con gli strumenti della sociologia, Donath ha allora intervistato in profondità queste donne (e molte altre in seguito) e ha riportato le loro risposte, analizzandole in dettaglio e mettendole in contesto, in questo libro.
Se i governi facessero sforzi maggiori nel sostegno alla maternità, ci sarebbero comunque madri “pentite”?
«Mi auguro che le politiche di sostengo alla maternità siano sempre più vaste, ma non credo che questo sradicherebbe il problema. Ho chiesto a molte donne che non vogliono figli se sarebbero disposte a cambiare idea in un contesto ideale per generare: tutte mi hanno risposto di no». https://d.repubblica.it/l