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lunedì 29 giugno 2020

Luciano De Crescenzo - Il tempo e la felicità

Luciano De Crescenzo - Il tempo e la felicità
Editore: Mondadori
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 febbraio 2000
Pagine: 196 p.
EAN: 9788804473374
Trama: Il protagonista abita a Roma in via dei Fori Imperiali. A una certa decide di mettersi a scavare in cantina per vedere cosa trova, fino a quando, preso dalla foga, non rende la piccola buca un vero e proprio cantiere di scavi abusivi. Egli rinviene dei reperti importanti nonché i papiri in cui Lucilio, allievo di Seneca, rispondeva alle note "Lettere a Lucilio". 
Aiutato dall'impavida Alessia e dal suo fidanzato Enrico il papirologo, riuscirà a decifrare le lettere. Luciano e Alessia si ritrovano a leggere la corrispondenza epistolare tra i due filosofi e si divertono a commentarla, mentre il tempo passa e la felicità resta un obiettivo incerto e complicato, ma fa parte del gioco.

sabato 13 giugno 2020

L' assedio e altri racconti James Lasdun

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In un vecchio appartamento di Roma, vive Jason Kinski, eccentrico pianista inglese; Shandurai, una ragazza africana che studia medicina all'Università, vive con lui e fa le pulizie in cambio d'una stanza. Jason, che trascorre le giornate al pianoforte dando lezioni di musica, s'innamora di lei. La ragazza non ricambia i suoi sentimenti, anche perché ha un marito detenuto in Africa per motivi politici. Jason inizia quindi un dolce assedio amoroso, nella speranza d'essere prima o poi ricambiato. Shandurai, dopo un confronto nel quale Jason le dichiara apertamente il suo amore, gli dice che se davvero è disposto a fare qualunque cosa per lei, che faccia allora scarcerare il marito.
Saputo ciò, Jason decide di fare qualcosa per il marito di Shandurai e, dopo avere preso contatto con la comunità africana di Roma, cerca di racimolare la somma per liberare il marito della ragazza, vendendo tutti gli oggetti d'arte e d'antiquariato che possiede, compreso il prezioso pianoforte, dimostrando che il suo amore supera anche la sua passione per la musica. Infine, Shandurai riceve una lettera dal marito in cui le comunica l'imminente scarcerazione e che la raggiungerà a Roma.
L'assedio è un film del 1998 diretto da Bernardo Bertolucci, tratto da un racconto di James Lasdun.
L' assedio e altri racconti
Editore: Garzanti
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 1 gennaio 1999
Pagine: 190 p.
EAN: 9788811661771

    L'assedio, il racconto che dà il titolo a questa raccolta, ha per protagonisti una ragazza, immigrata in una metropoli del nord del mondo per sfuggire all'oppressione e il suo padrone di casa: il loro dialogo silenzioso è una struggente storia d'amore contemporanea. Altri racconti vedono due volontari che intraprendono un viaggio in India, una nonna e un nipote alle prese con i giochi del caso o del destino, uomini senza qualità che cercano avventure amorose, genitori nevrotici alle prese con un figlio "cattivo", ragazzi snob invischiati nella noia del sabato sera. Il racconto L'assedio ha ispirato il film omonimo di Bernardo Bertolucci. 

mercoledì 10 giugno 2020

1984 George Orwell

Lo scrittore immagina il mondo composto da tre superpotenze in costante lotta tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità e della Pace. È governata secondo i principi del socialismo inglese da un onnisciente partito, il cui capo è un personaggio che nessuno conosce, il Grande Fratello. Ritratto negli enormi manifesti, il Grande Fratello campeggia ovunque insieme agli slogan del Partito: La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza. Espressione perfetta, questi ultimi del “bipensiero” coniato da Orwell, a causa del quale i cittadini sono costretti a credere a due verità in completa antitesi tra di loro.
Il Grande Fratello (in inglese Big Brother, letteralmente "fratello maggiore") è un personaggio immaginario creato da George Orwell, presente nel romanzo 1984. È il dittatore dello stato totalitario chiamato Oceania. Nella società che Orwell descrive, ciascun individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità. Lo slogan "Il Grande Fratello vi guarda" ricorda continuamente agli abitanti la sua superiorità assoluta nella piramide gerarchica.
Nel romanzo non viene mai chiarito se sia una persona esistente o semplicemente un simbolo creato dal partito; nel libro si fa più volte riferimento a tale questione, ma la domanda non trova mai risposta. Quando Winston Smith, protagonista del romanzo, chiede esplicitamente a O'Brien, durante la tortura, se esistesse o meno, «Esiste come esisto io?», egli gli risponde «Tu non esisti», di fatto non rispondendo alla domanda. 
Nel libro immaginario scritto dal ribelle Emmanuel Goldstein è presente questa frase: «Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai. Già adesso non si sa con certezza quando sia nato. Il Grande Fratello è il modo in cui il Partito sceglie di mostrarsi al mondo. Ha la funzione di agire da catalizzatore dell'amore, della paura e della venerazione, tutti sentimenti che è più facile provare per una singola persona che per una organizzazione». Secondo Goldstein, quindi, potrebbe essere solo un'icona, una personificazione del Partito.
Traduttore: Stefano Manferlotti
Editore: Mondadori

Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 giugno 2016
Pagine: XII-321 p., Brossura
EAN: 9788804668237
 
Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four) è un film del 1984 diretto da Michael Radford.
Pellicola britannica tratta dal romanzo distopico 1984 di George Orwell, ripreso fedelmente al punto che molte scene sono state girate nel giorno in cui sono ambientate nel libro.
È stato interpretato da John Hurt, Suzanna Hamilton e Richard Burton, alla sua ultima apparizione cinematografica. Da alcuni critici è considerato il remake di Nel 2000 non sorge il sole, del 1956 Il film vinse il premio per il miglior film dell'anno 1984 nella rassegna British Film Awards organizzata dal quotidiano inglese Evening Standard.
Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (Winston) [citando uno slogan politico] 
Who controls the past controls the future. Who controls the present controls the past.
"Ti rendi conto che il passato, compreso quello più recente, è stato abolito?" 
«Le cose esistono solo in quanto se ne ha coscienza.» (O'Brien a Winston) 
Bury the Hatchet è il quarto album del gruppo alternative rock irlandese The Cranberries, pubblicato il 19 aprile 1999 dalla Island Records.
Il fronte e il retro di copertina sono scatti fotografici realizzati da Storm Thorgerson in Arizona. L'idea dell'occhio è ispirata al Grande Fratello di George Orwell

martedì 9 giugno 2020

J. M. Coetzee - Il maestro di Pietroburgo

J. M. Coetzee - Il maestro di PietroburgoTraduttore: Maria Baiocchi
Editore: Donzelli
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 30 ottobre 2003
Pagine: 224 p.
EAN: 9788879898386
Il maestro di Pietroburgo è un romanzo di John Maxwell Coetzee del 1994. Il romanzo ha vinto l'Irish Times International Fiction Prize nel 1995.
Il romanzo vede come protagonista lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, e si ispira alla vita di Dostoevskij, alla vita dell'autore e alla storia della Russia.
Il nucleo del romanzo si basa su un capitolo ("Da Tikhon") che Dostoevskij scrisse per I demoni (1872) ma che il suo editore, M.N. Katkov, decise di tagliare. Il capitolo non venne mai ripristinato nel romanzo, ma lo si trova spesso in appendice alle edizioni moderne. In tale capitolo, Nikolaj Stavrogin confessa una scabrosa relazione con una ragazzina.
Un evento cruciale del romanzo proviene dalla vita stessa di Coetzee: la morte del figlio ventitreenne avvenuta in seguito a una misteriosa caduta. Il romanzo si apre con Dostoevskij che cerca di accettare la morte del figliastro Pavel, che accadde in maniera simile. Sebbene Pavel sia basato su una persona realmente vissuta, la sua morte è frutto della fantasia dell'autore: il vero Pavel sopravvisse a Dostoevskij.
L'antagonista del libro è Sergej Nečaev, il leader di un gruppo clandestino di terroristi del movimento nichilista russo, con cui Dostoevskij ha diversi colloqui. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_maestro_di_Pietroburgo

Coetzee su Dostoevskij, ma verrebbe da dire Coetzee come Dostoevskij. Un drammatico episodio della vita del grande scrittore russo diventa in questo romanzo l'occasione per un raffronto serrato di scritture, di sensibilità, di filosofie di vita.
è l'ottobre del 1869. Dostoevskij, esiliato a Dresda, rientra a Pietroburgo sotto mentite spoglie per ricostruire la fine del suo figliastro Pavel, morto in circostanze oscure. Attraverso gli oggetti del ragazzo, la valigia, il vestito, lo scrittore cerca un impossibile e disperato scambio tra morte e vita, in un intreccio di lutto e identificazione. Ma dalle cose del ragazzo sono state prelevate le carte, forse anche un romanzo. La polizia indaga sui legami intercorsi tra Pavel e un gruppo di «ribelli». è per recuperare quelle carte che Dostoevskij si trattiene a Pietroburgo, dove intanto serpeggia la rivolta, fomentata dall'organizzazione clandestina e terroristica di Necaev, figura metaforica del nuovo che aspira a distruggere il vecchio, ma anche del figlio che vuole uccidere il padre. Lo scrittore cade allora in una rete di sensazioni contraddittorie. Oltre al dolore per il figlio morto lo tormentano una strana forma di epilessia, l'attrazione che prova per la padrona di casa e persino per la figlia adolescente di lei, il desiderio di rimanere in Russia e il bisogno di tornare all'esilio di Dresda. Sullo sfondo, una Pietroburgo torbida e segreta, percorsa dalla ferocia dei ribelli e dal freddo cinismo del potere zarista.
Il maestro di Pietroburgo di Coetzee restituisce con forza e originalità narrativa la voce e il volto a quei personaggi inquietanti e sinistri, a quei «demoni» che hanno perseguitato la vita e la fantasia del grande scrittore russo e che suscitano anche in queste pagine un nuovo, invincibile tremore.

domenica 7 giugno 2020

Sulla strada - Jack Kerouac

Sulla strada - Jack Kerouac - copertina
Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell'Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l'Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall'amico, che torna negli Stati Uniti. Postfazione di Fernanda Pivano.
Sulla strada Jack Kerouac
Traduttore: Marisa Caramella
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 6
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 maggio 2016
Pagine: XIV-389 p., Brossura
EAN: 9788804668282
Sulla strada (titolo originale: On the Road) è un romanzo autobiografico, scritto nel 1951, dello scrittore statunitense Jack Kerouac, basato su una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti, in parte con il suo amico Neal Cassady e in parte in autostop.
««Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare».»
(Jack Kerouac, On the Road, p. 17)
Pubblicato per la prima volta il 5 settembre 1957, il libro divenne in seguito un testo di riferimento, quasi un manifesto, a ispirazione della cosiddetta Beat Generation. Il romanzo è stato inserito dal critico Richard Lacayo, nei migliori 100 romanzi del secolo XX e ha venduto 3 milioni di copie. Il critico John Leland dimostra, a volte in modo ironico, che si tratta di un libro pieno di lezioni su come crescere.
È stata pubblicata in italiano la versione non censurata di On the Road, quella scritta sul "rotolo". In tale versione sono presenti paragrafi tagliati nell'edizione del 1957 e i nomi dei personaggi sono quelli reali.
Kerouac volle trarre un film dal romanzo e propose a Marlon Brando di lavorare assieme, ma non se ne fece nulla. Il regista brasiliano Walter Salles ne ha tratto l'omonimo adattamento cinematografico uscito nel 2012 (le riprese sono iniziate il 4 agosto 2010).
Il romanzo, costruito in cinque parti e scritto sotto forma di episodi, è ambientato alla fine degli anni quaranta e descrive i giovani del movimento culturale della Beat Generation, in viaggio su tutto il vasto territorio statunitense.
Sal Paradise, pseudonimo di Jack Kerouac, è il protagonista e narratore di una serie di viaggi in autostop, in auto e in autobus, della famosa società Greyhound. Sal è uno studente cresciuto nell'Est che ha aspirazioni letterarie e conosce Dean Moriarty a New York.
Nella 1ª parte si parla del viaggio in autostop e in autobus da New York a Chicago, a Denver, a San Francisco, a Sabinal (oggi Selma), a Pittsburg, a New York e di nuovo a Paterson, dal luglio 1947 alla fine di ottobre dello stesso anno.
Tra i giovani beat vi è Dean Moriarty, pseudonimo di Neal Cassady, che abita a Denver, nell'Ovest, uscito da un riformatorio e il cui stile di vita è in netto contrasto con la concezione borghese della necessità di avere una fissa dimora, un lavoro, un buon grado di responsabilità. Dean, come i suoi compagni, ha solo interesse per una vita intensa, fatta di innumerevoli esperienze e desidera conoscere l'immensità del continente nordamericano, il brivido del sesso, della musica jazz, delle accese discussioni con gli amici, sotto l'effetto dell'alcool e della benzedrina.
Nella parte 2° si parla della storia dei viaggi di Sal e Dean, dal Natale 1948 a febbraio 1949.
La 3ª parte descrive il soggiorno di Sal a Denver, nel 1949 e il viaggio da San Francisco a Denver, a Chicago e a New York insieme a Dean. Sal profondamente attirato e influenzato dallo stile di vita dell'amico, quando egli ritorna nell'Ovest decide di raggiungerlo:
«Un figlio del West e del sole, Dean. Nonostante la zia mi avesse avvertito che mi avrebbe messo nei guai, sentivo una nuova voce che mi chiamava e vedevo un nuovo orizzonte, e ci credevo, giovane com'ero; e che importanza poteva avere qualche piccolo guaio, o che Dean mi rifiutasse alla fine, come infatti sarebbe successo, su marciapiedi di fame e letti di malattia - che importanza poteva avere? Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano»
(Jack Kerouac, Sulla Strada, pg.13)
e, dopo un lungo viaggio in automobile, finalmente lo ritrova a Denver nel Colorado e con lui conduce, per circa due anni, una vita da nomade. Sal si rende conto con il passare del tempo che l'inquietudine dell'amico, che lo porta a sperimentare tutto ciò che può esserci di nuovo e proibito, è dovuta alla sua incapacità ad adattarsi alla società.
Sal, dopo ogni viaggio, si sente sempre peggio e desidera ricominciare da capo, avere un luogo fisso e un lavoro che abbia senso. Ritorna quindi a New York e riprende a frequentare l'università e a condurre una vita normale ma dopo aver rivisto Dean, che invece dopo ogni tentativo di fermarsi riprende a viaggiare, decide di ripartire:
«Passò più di un anno prima che rivedessi Dean... Avevo passato un tranquillo Natale in campagna, me ne resi conto quando rientrammo in casa e vidi l'albero, i regali, sentii il profumo del tacchino che arrostiva e ascoltai i discorsi dei parenti. Ma ora mi era tornata l'irrequietezza, un'irrequietezza di nome Dean Moriarty, e stavo per lanciarmi in un'altra scorribanda sulla strada.»
(Jack Kerouac, On the Road, pg.124)
La 4ª parte parla dell'incontro fra Sal a Dean a New York, nell'estate del 1950, il viaggio di Sal fino a Denver, il viaggio con Dean in Messico, dove avviene la rottura fra Sal e Dean.
La 5ª parte parla dell'ultimo viaggio da Città del Messico verso New York di Sal, nell'autunno 1950, dell'incontro a Manhattan di Sal con Laura, pseudonimo di Joan Haverty, che diventò la seconda moglie di Kerouac. Dell'ultimo desolato incontro con Dean:
«... nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty.»
(Jack Kerouac, On the Road, pg.300)

Mistero doppio (An Excellent Mystery) - Ellis Peters

Mistero doppio (An Excellent Mystery) è un giallo storico di ambientazione medievale, scritto dall'autrice britannica Ellis Peters. Si tratta dell'undicesimo romanzo in cui indaga il monaco benedettino Fratello Cadfael. Pubblicato per la prima volta in lingua originale nel 1985 è arrivato nelle librerie italiane nel 1995, tradotto da Elsa Pelitti.

La serie di Fratello Cadfael si svolge durante il periodo dell'anarchia inglese. Ossia quei 19 anni in cui Re Stefano e l'Imperatrice Maud combatterono tra loro per il trono d'Inghilterra. Questo romanzo inizia con le conseguenze della fuga dell'Imperatrice da Londra, il 24 giugno 1141, quando era in procinto di essere incoronata.
Nel luglio 1141 le vicende politiche dell'Inghilterra sembra stiano volgendo al peggio: dopo la mancata incoronazione, l'Imperatrice sta cercando di piegare al suo volere il vescovo di Winchester, Enrico di Blois. Egli non intende sottomettersi alla volontà dell'imperatrice e così lei, il 31 luglio, cinge d'assedio la città di Winchester e il castello di Wolvesey. Enrico fugge e si mette in salvo, ma nel corso dell'assedio gran parte della città viene distrutta da un incendio (2 agosto 1141).  Tra le proprietà distrutte vi è anche l’abbazia di Hyde nel sobborgo di Hyde Mead, dal quale i monaci fuggono a ripararsi in altri monasteri.
Poco tempo dopo, la regina Matilde, moglie di Re Stefano (ancora imprigionato a Bristol), cinge d'assedio le forze dell'Imperatrice che stanno già si trovano a Winchester.
In settembre, l’imperatrice tenta un’ultima mossa prima della ritirata, mandando un manipolo di uomini scelti a prendere Wherwell. Essi però sono trucidati dagli uomini della regina agli ordini di William di Ypresche danno alle fiamme anche l’abbazia di monache benedettine.
Alla fine, il 14 settembre, Maud è costretta a rompere il cerchio dell'assedio e a ritirarsi. Lei riesce a mettersi in salvo, ma il fratello illegittimo Robert di Gloucester viene preso prigioniero.
Mistero doppio” di Ellis Peters – Recensione – La Biblioteca di ...
La vicenda ha inizio a Shrewsbury, nell'agosto del 1141, un'estate calda e secca che dura ormai da diverse settimane.
All'abbazia dei Santi Pietro e Paolo arrivano due confratelli fuggiti dal monastero a Hyde Mead: Fratello Humilis e Fratello Fidelis; entrambi sono entrati nell'ordine da circa tre anni e hanno scelto nomi nuovi quando hanno preso i voti. Humilis, prima, si chiamava Godfrid Marescot ed era nato nella zona di Shrewsbury circa quarantacinque anni prima, era poi partito per le crociate dove era stato ferito gravemente; tali ferite lo stanno lentamente portando alla morte dato che tendono a riaprirsi con facilità. Il secondo è un giovane bello e molto volenteroso, ma muto.
Alcuni giorni dopo il loro arrivo giunge all'abbazia un cavaliere, Nicholas Harnage, che è al servizio della regina Matilda (moglie di Re Stefano) e agli ordini di FitzRobert. Nicholas era stato in Terra Santa come scudiero di Godfrid Marescot. Egli è venuto a chiedere al suo precedente signore la benedizione per poter chiedere in moglie Julian Cruce, la fidanzata di Marescot che egli ha sciolto dal fidanzamento per entrare in monastero. Fratello Humilis è ben lieto di dargli quella benedizione e anzi spera di vederli felici.
Harnage parte subito alla volta del castello appartenente alla famiglia Cruce e ad attenderlo c'è il fratello maggiore di lei. Egli rivela che la giovane sorella aveva voluto entrare in monastero appena sciolta dal fidanzamento e lui non aveva più sue notizie da tre anni. In ogni caso dice al giovane Nicholas che la sorella è entrata in monastero nell'abbazia benedettina di Wherwell, vicino ad Andover, nell'Hampshire.
Nicholas Harnage torna con la notizia all'abbazia, ma sembra felice che lei abbia scelto la vita che preferiva. Poi Hugh Beringar riceve l'infausta notizia della distruzione dell'abbazia di Wherwell e della disfatta degli uomini dell'Imperatrice. Quando fratello Cadfael viene a sapere la notizia, corre immediatamente a riferirla a Nicholas che ne è distrutto. Egli parte immediatamente per il sud a cercare informazioni. Intanto le condizioni di fratello Humilis sembrano peggiorare, sebbene le ferite stiano guarendo.
Passano alcuni giorni, ma Nicholas Harnage torna con una notizia allarmante. Egli è infatti riuscito a rintracciare la priora dell'abbazia di Wherwell e questa gli ha rivelato di non aver mai udito il nome di Julian Cruce. Tutti sono attoniti e Harnage sta andando al castello dei Cruce per aver un chiarimento. Là il fratello è senza parole, sa che la sorella è stata accompagnata da quattro uomini armati che sono tornati senza riportare alcuna difficoltà. Tre sono ancora lì, vengono interrogati e rispondono che il viaggio era stato tranquillo, ma che le ultime quattro miglia le ha fatte lei sola con il quarto uomo, Adam Heriet.
English Bridge Shrewsbury.jpg
Shrewsbury è una cittadina inglese, capoluogo della contea di Shropshire, non molto lontana dalla frontiera con il Galles. È la seconda località della contea per popolazione, dopo Telford ed è sede della Diocesi di Shrewsbury.
La fondazione del paese risale al 700 d.C. circa. Contiene un castello e il centro storico è quasi completamente circondato dal fiume Severn.
Nel 1403, poche miglia a nord del centro abitato, vi ebbe luogo la battaglia di Shrewsbury, in località Battlefield; vi si fronteggiarono re Enrico IV ed Henry Percy Hotspur e la vittoria del primo fu celebrata in un dramma di William Shakespeare (Henry IV, Part 1, Act 5).
Nella cittadina nacque il famoso biologo e naturalista Charles Darwin scopritore dei meccanismi attraverso i quali avviene l'evoluzione della specie.
https://it.wikipedia.org/wiki/Mistero_doppio

domenica 24 maggio 2020

La canzone napoletana. - Salvatore Palomba

La canzone napoletana. 
Bibliografia
Si sentiva cantare. A Napoli, forse fino a una trentina di anni fa, si sentiva cantare un pò da per tutto, senza "chitarre e manduline" e senza nessun accompagnamento. Il canto di cui parlo non era una rappresentazione a beneficio di altri, si cantava per sè: per "sbariare", per vivere un momento di pausa, per commuoversi o rallegrarsi, quandio si era ancora inconsapevoli che cantare può esser anche una specie di terapia contro l' ansia e la depressione.(...) Poi, si è sentito cantare sempre meno; questo bisogno, nei napoletani, diventati come tutti più spettatori che attori, e quindi, più ascoltatori che "cantatori", oggi sembra quasi estinto. Non sono più i tempi in cui si acquistavano centottantamila copielle (numericamente circa la metà dei napoletani di allora) per "cantarsi" "Te voglio bene assaie". (Dal Prologo di Salvatore Palomba)

Voglio cantare e si nun canto moro,
e si nun canto me sento murire.
Me sento fa' nu nudeco a lu core,
nisciuno amante nre lo po'sciuglire.
antico canto popolare

l canto perduto
Si sentiva cantare. A Napoli, forse fino a una trentina di anni fa, si sentiva cantare un po' da per tutto, senza "chitarre e manduline" e senza nessun accompagnamento. Il canto di cui parlo non era una rappresentazione a beneficio di altri, si cantava per sé: per "sbariare", per vivere un momento di pausa, per commuoversi o rallegrarsi, quando si era ancora inconsapevoli che cantare può essere anche una specie di terapia contro l'ansia e la depressione.
Anch'io cantavo da ragazzo: una volta mi incantai appresso alle note di Maria Marì e solo un improvviso e ironico applauso dei miei familiari mi riportò sulla terra.
Da un balcone aperto o dalla strada veniva, ogni tanto, una canzone, un ritornello, una frase: voci di gente comune, voci isolate, voci di chi forse voleva inconsciamente placare una pena o ingentilire per un attimo il tran tran quotidiano.
E questo non lo si può ottenere facendo andare la radio o il registratore a tutto volume.
Accanto alla fruizione della canzone ascoltata, il cui contesto si modificava man mano nel tempo (strada, taverna, casa nobiliare, festa di Piedigrotta, caffè all'aperto, café chantant, ristorante, teatro, e poi anche dischi, radio e televisione), sussisteva quest'altro rapporto, più diretto e coinvolgente, fermo nel tempo e del tutto personale.
E come chi legge un libro interagisce con la pagina scritta, interpretando in maniera personale fatti e personaggi, così chi canta, frugando soprattutto nella sua memoria, contribuisce un poco a ricreare quel canto. Così è stato forse per secoli, fino a quando la canzone ha fatto parte della memoria collettiva dei napoletani, e quindi della loro formazione, della loro cultura e anche della loro vita quotidiana.
I versi delle canzoni sono stati per molto tempo - così come i versetti della Bibbia per alcuni popoli - i testi più diffusi fra i ceti popolari e, forse, l'unica forma di poesia nota; e i motivi delle canzoni hanno costituito per tante persone quasi le uniche musiche conosciute.
Le copielle, i famosi foglietti con i versi stampati che si vendevano a centinaia di migliaia, erano nate per soddisfare questa esigenza di canto. I "canzonieri" - raccolte di soli testi - si trasmettevano di generazione in generazione, e di generazione in generazione venivano arricchite le loro collezioni.
Nelle audizioni di Piedigrotta, alla fine dell'esecuzione di ogni nuova canzone, entrava in scena, sostenuto da un uomo nascosto alla vista degli spettatori, un grosso cartellone con i versi scritti in grande, affinché il pubblico potesse leggerli e intonarli insieme al cantante, nel corso dei numerosi bis che questi concedeva proprio per favorire l'apprendimento delle parole e della musica.
Ci si allontanava dal teatro, continuando a canticchiare il motivo che più ci aveva colpito, quello che era diventato già un po' nostro, e si ricominciava a cantarlo il giorno dopo. Questo accadeva ancora intorno al 1950, durante le Piedigrotte a cui ho assistito, anche se c'era una fiorente industria discografica, con cantanti che vendevano decine di migliaia di dischi, e anche se le canzoni napoletane venivano trasmesse continuamente dalla radio.
Poi, si è sentito cantare sempre meno; questo bisogno, nei napoletani, diventati come tutti più spettatori che attori e, quindi, più ascoltatori che "cantatori", oggi sembra quasi estinto.
Non sono più i tempi in cui si acquistavano centottantamila copielle (numericamente circa la metà dei napoletani di allora) per "cantarsi" Te voglio bene assale.
Non si sente quasi più cantare una voce solitaria, e l'ammuina di qualche sorta di karaoke collettivo: «Oj vita, oj vita mia», e «Ncoppa jammo, jà», tanto per sfogarsi tutti insieme, è evidentemente un'altra cosa.
Ed. L'ancora del Mediterraneo - Napoli 2001

Antonio Skàrmeta - Il postino di Neruda

«Ma lei non legge le parole, se le inghiotte, signora mia. Le parole bisogna assaporarle. Bisogna lasciare che si sciolgano in bocca.»
Il postino di Neruda è un romanzo di Antonio Skármeta pubblicato nel 1986.
Il titolo originale è Ardiente Paciencia, sebbene il libro sia più conosciuto nei paesi latino-americani con il titolo El cartero de Neruda (da cui il titolo in lingua italiana).
Al romanzo è ispirato il film con Massimo Troisi "Il postino", del 1994.
Il racconto si svolge nel giugno del 1969 nel piccolo villaggio di pescatori a Isla Negra, vicino alle coste del Cile.
Mario Jiménez, isolano figlio di un pescatore, si rifiuta di continuare a dedicarsi alla professione del padre; avendo già la bicicletta e sapendo leggere, accetta una proposta di lavoro come postino locale, benché venga avvertito del fatto che la sua paga sarà molto esigua. L'intero villaggio è analfabeta e l'unica persona a cui deve consegnare la posta è il famoso poeta Pablo Neruda. Mario considera quest'uomo come un maestro e compra un volume delle sue poesie, aspettando timidamente un'occasione per ottenere un autografo dallo stesso.
Dopo qualche tempo, Mario acquista abbastanza coraggio per intavolare una conversazione con Neruda, il quale sta aspettando delle notizie circa la sua candidatura al Premio Nobel per la letteratura; nonostante il primo impatto poco promettente, i due diventano buoni amici. Il poeta vede nel ragazzo un'ingenuità che imparerà ad apprezzare e ad amare; sarà infatti ben disposto ad offrirgli il suo pieno appoggio nell'imparare l'arte della poesia alimentando il suo interesse e insegnandogli il valore di una metafora, tecnica che il giovane imparerà ad utilizzare osservando in cerca di ispirazione ciò che lo circonda.
Nel villaggio, Mario incontra Beatriz González, la figlia della barista locale, Rosa vedova González. Beatriz è fredda e distante con lui, e il giovane si blocca ogni volta che cerca di parlarle. Con l'aiuto di Neruda, Mario supera le sue timidezze e inizia a corteggiare la fanciulla che infine si innamora, con il disappunto della madre. La donna proibisce alla figlia ancora adolescente di incontrare Mario, vedendo quest'ultimo come uno squattrinato interessato solo al corpo avvenente della ragazza. Neruda cerca intanto di distogliere Rosa dal disprezzo nei confronti di Mario.
Neruda viene candidato alla presidenza per il Partito Comunista del Cile, ma ritorna a Isla Negra quando il suo ruolo viene ceduto a Salvador Allende. Alcuni mesi dopo, in seguito ad un incontro clandestino fra Beatriz e Mario trasformatosi in un rapporto estremamente passionale tra i due, ella scopre di essere incinta. I due si sposano, sempre con il disappunto di Rosa, che chiede invano l'aiuto di Neruda, nominato per altro testimone di nozze da Mario. Salito al potere il partito di Allende, Neruda parte per ricoprire la carica di ambasciatore in Francia, ma prima di andarsene dona a Mario un volume completo delle sue opere.
Operai arrivano a installare l'elettricità al villaggio e il bar di Rosa diventa un ristorante per loro e per la crescente attività turistica. Poiché Neruda è lontano, non serve più un postino e Mario trova lavoro come cuoco nel ristorante. Passati alcuni mesi, Mario riceve un pacco da parte di Neruda contenente un registratore a cassette. Neruda è nostalgico della propria patria e gli chiede di registrare i suoni dell'isola per poi farseli spedire. Tra le altre cose, Mario registra il battito cardiaco del figlio Pablo Neftalí Jiménez González che ancora deve nascere.
Segretamente Mario ha risparmiato abbastanza soldi per acquistare un biglietto aereo alla volta della Francia, ma deve rinunciare ai suoi sogni quando nasce il figlio, inguaribile piccolo avventuriero che necessita continuamente di cure mediche a causa della propria spericolatezza. Viene annunciato che Neruda ha vinto il Premio Nobel per la letteratura e Mario festeggia con il resto del villaggio organizzando una festa al ristorante di Rosa.
Neruda ritorna qualche tempo dopo, gravemente ammalato di tumore. Mario intende inviare una poesia per il concorso indetto dalla rivista La Quinta Rueda, e cerca l'aiuto del fidato amico. Il poeta, all'insaputa del ragazzo, si trova sul letto di morte. Pur non riuscendo a vedere Neruda, Mario decide ugualmente di inviare la propria migliore poesia, ovvero "Ritratto a matita di Pablo Neftalí Jiménez González", il cui titolo viene giudicato originale da lui stesso.
L'assedio militare a causa del colpo di Stato contro Allende (il cosiddetto Golpe cileno) da parte delle forze oppositrici raggiunge Isla Negra; Mario richiede e ottiene nuovamente il lavoro di postino per rivedere l'amico Neruda. Mentre gli elicotteri sorvolano la zona, Mario si intrufola in casa del poeta, trovandolo morente sul suo letto. Il ragazzo gli legge un telegramma che aveva portato con sé dall'ufficio postale, in cui lo Stato Messicano offriva asilo al poeta e alla sua famiglia. Ma Neruda, sapendo di essere ormai in punto di morte, pronuncia a Mario le sue ultime parole, racchiuse in una poesia; viene successivamente trasportato in ambulanza in ospedale dove muore alcuni giorni dopo, più precisamente il 23 settembre 1973.
Il postino di Neruda è un libro sulla poesia ed è non incidentalmente carico di poesia, la storia di un’amicizia molto particolare in un momento ancor più particolare della storia del Cile. È un libro dolce e amaro al tempo stesso, talora pittoresco in alcune descrizioni, a tratti malinconico senza però risultare triste, ricco nella sua semplicità. La parte iniziale narra dell’amicizia genuina tra due uomini molti distanti tra loro per cultura ed estrazione sociale, ma che ‒ forse un po’ per caso, forse un po’ per reciproca simpatia ‒ costruiscono un rapporto sincero e franco, basato su dialoghi, consigli e profonde conversazioni. A far da cornice, una natura selvaggia ed incontaminata, che l’autore descrive con superba maestria, e il rumore dell’oceano, tanto poetico quanto i versi di Neruda. Man mano che la storia evolve entrano in gioco altri personaggi e si fa sempre più incalzante e predominante il momento storico (il romanzo infatti inizia nel 1969 per concludersi quattro anni dopo, nel 1973, anno del golpe cileno di Augusto Pinochet e della morte del poeta, avvenuta ufficialmente per un tumore della prostata ma secondo alcuni storici per volontà di Pinochet). La narrazione cambia, si passa da descrizioni e situazioni vivaci, a tratti persino divertenti, ai toni più seri caratteristici di una realtà politica convulsa, con la vittoria di Salvador Allende e i cambiamenti ‒ prima ammantati di speranza, poi circondati da tensioni e furiose polemiche e infine drammatici ‒ che il nuovo scenario cileno porterà. Ed è infatti con le ultime pagine, strettamente collegate all’evolversi del periodo storico, e soprattutto con l’epilogo, che l’autore ci permette di intuire la portata degli eventi. Libro che lascia indubbiamente il segno e dal quale è stato tratto (molto liberamente, con un’ambientazione caprese invece che cilena) il film Il postino, che rappresentò anche l’ultima interpretazione del grande Massimo Troisi.

Io torno al mare avvolto dal cielo, il silenzio tra l’una e l’altra onda stabilisce una sospensione pericolosa: muore la vita, si acquieta il sangue finché irrompe il nuovo movimento e risuona la voce dell’infinito.

La moltitudine umana è stata per me la lezione della mia vita. Posso accostarmi a essa con la timidezza propria del poeta, con l’apprensione del timido, ma in grembo a essa mi sento trasfigurato. Sono parte della maggioranza essenziale, sono un’ennesima foglia del grande albero umano.

«Poeta e compagno», disse deciso. «Lei mi ha messo in questo pasticcio, e lei deve tirarmi fuori. Lei mi ha regalato i suoi libri, mi ha insegnato a usare la lingua per qualcosa che non sia soltanto appiccicare francobolli. È sua la colpa se mi sono innamorato».
«Nossignore! Che io ti abbia regalato un paio di libri miei è una cosa, e un’altra, ben diversa, è che ti abbia autorizzato a usarli per plagio. E poi le hai regalato la poesia che avevo scritto per Matilde».
«La poesia non è di chi la scrive, ma di chi la usa!»

«E allora ha detto una cosa del mio riso. Ha detto che il mio riso era una rosa, una lancia che si sfila, un’acqua che prorompe. Ha detto che il mio riso era un’onda d’argento repentina». La donna si inumidì le labbra con la lingua tremula. «E allora che avete fatto?». «Sono rimasta zitta». «E lui?». «Cosa mi ha detto?». «No, tesoro! Cosa ti ha fatto! Perché il tuo postino oltre alla bocca avrà anche due mani».
Il postino di Neruda
Antonio Skàrmeta
Einaudi (collana Super ET), 2014, pag. 122, 
ISBN: 978-8806221317

mercoledì 20 maggio 2020

Cathleen Schine - La lettera d’amore

Cathleen Schine La lettera d’amore
Traduzione di Domenico Scarpa
Fabula, 96
1996, 19ª ediz., pp. 269
isbn: 9788845912511
Una libreria tinta di rosa, nel New England. Una bella libraia, Helen, divorziata senza rimpianti e piena di passione per il suo mestiere. Un variegato ventaglio di clienti e commessi. E una lettera d’amore che sbuca fra la posta, in mezzo a pubblicità e fatture. Non si sa chi l’abbia scritta. Non si capisce a chi sia destinata. Ma le sue parole si insinuano nella mente di Helen, smuovono pensieri, si propagano fra gli abitanti di Pequot come un elusivo refrain, scardinando certezze e convenzioni. Fino alla sorpresa finale, che nessun lettore – si potrebbe scommettere – riuscirà ad anticipare.
Questo romanzo smaliziato e incantevole, capace di sedurre come una lettera d’amore, ci introduce con leggerezza a una difficile arte – quella di saper essere romantici senza perdere l’ironia.
La lettera d’amore è apparso negli Stati Uniti nel 1995.
Helen, affascinante donna, divorziata, gestisce con passione la sua piccola libreria sulla costa degli Stati Uniti. I clienti sono pochi, ma fedeli, probabilmente più all’incanto che Helen esercita su di loro, che ai libri che lei riesce a far comprare.
Sicura di sé, passa da una relazione a un’altra senza rimpianti, senza dolore, vive la propria femminilità con maestria e dignità, nulla sembra sconvolgere il suo piccolo mondo…se non fosse per la misteriosa lettera che una mattina si trova tra la sua posta.
“Qualcuno sta bruciando…e io lo guardo.”
La lettera si insinua nella sua vita, diventa un pensiero ricorrente, e il desiderio di scoprire chi l’abbia scritta e a chi l’avesse destinata sempre più forte. Era destinata a lei? Chi “sta bruciando”?Tale smania sembra diventare protagonista. Stava spiando l’amore di qualcun altro o era la sua vita è venire sfiorata da una passione sconosciuta?
Cosa può succedere se la lettera viene letta anche da qualcun altro? Una freccia di cupido scoccata senza controllo? O forse le parole di “Montone” risuonano nell’aria come il muoversi delle mani delle Parche, e riescono a guidare gli eventi in una direzione inaspettata..
“Quella lettera era un rumore che viene da un’altra stanza, una cosa intuita attraverso una porta non perfettamente chiusa, era tutte le cose viste per caso”
IN COPERTINA
Carolyn Brady, Luce di smeraldo (Scrittoio nero per Zola), 1984. Collezione privata.
La vita di Helen è vivace e non lei non si fa troppo domande, sta bene così, con la figlia undicenne che adora e che è appena partita per il campo estivo. Una mattina trova in libreria una lettera d'amore un po' strana, è indirizzata a Capra, da parte di Montone.
Cara Capra,
Come ci si innamora? Si casca? Si inciampa?
“Cara Capra, come ci si innamora? Si casca? Si inciampa si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l’orlo del precipizio, per sempre?”
"Helen sapeva d'istinto che cosa sarebbe piaciuto a chi, ma spesso la sua abilità era di indurre a comprare per pura forza di seduzione. Riusciva a convincere i clienti a comprare (e a leggere, e a amare) i libri più inverosimili. Sotto la tutela di Helen, le ragazzine leggevano dispacci diplomatici. Uomini di mezza età leggevano racconti femministi tedeschi d'avanguardia. Promuoveva solo ciò che le piaceva, ma le piacevano le cose più diverse, e non vedeva nessun motivo perché non dovessero piacere anche agli altri, anzi."
"Le lettere si fraintendono così facilmente, però puoi correggerle e ricorreggerle finché non vengono proprio come vuoi. Non è come quando si parla. Certo una lettera la puoi progettare, migliorare; puoi renderla più gradevole, più aspra, puoi cambiare idea. Ma una volta spedite, le lettere non possono cambiare, né crescere, né farsi influenzare, né ritrarsi timidamente. Niente intonazioni, niente variazioni di volume, niente alterazioni dei lineamenti che possano ammorbidire le parole o chiarire un pensiero. Le lettere sono concrete, sono storia.
Sì, pensò Johnny, ma una lettera è anche effimera. Nel momento in cui la infili in una busta cambia completamente. Finisce di essere mia, diventa tua. Quello che volevo dire io è sparito. Resta solo quello che capisci tu. Aprila: c'è dentro solo quello che ci vedi tu, nient'altro. Le lettere sono uno schifo."
"Helen provò a immaginare la loro storia che continuava dopo l'estate. Non ci riuscì. Provò ad immaginare che finiva dopo l'estate. Non ci riuscì."

lunedì 18 maggio 2020

Antonio Ghirelli - Storia di Napoli

Storia di Napoli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 gennaio 2015
Pagine: 566 p.
EAN: 9788806225698
Storia di Napoli - Antonio Ghirelli - copertina
Il racconto di una città e delle sue vicende storiche, politiche ed economiche, complesse e singolari. Dal 1500 alle soglie del terzo millennio, da Consalvo di Cordova e i Borboni fino a Vittorio Emanuele, il fascismo, la guerra e gli americani, il laurismo e il massacro urbano: Ghirelli, con un ritmo incalzante da reportage, disegna un ampio affresco nel quale le vicende politiche si fondono con i rapporti economici e le mutazioni sociali scandiscono il racconto delle miserie e delle glorie quotidiane, da sempre al centro dell'inconfondibile originalità della cultura napoletana (Serao, Di Giacomo, Viviani, Eduardo, De Simone). Tappe di un percorso che documenta le responsabilità storiche di una classe dirigente locale e nazionale, che ha contribuito al disfacimento sociale ed economico di Napoli. E che spiega come si è arrivati ad abbandonare questa città nelle mani sempre più avide della camorra, nonostante le inesauribili energie culturali e morali.
La storia di Napoli attraverso le immagini e foto d'epoca e attraverso la musica. Il brano si intitola "Nascette 'mmiez' 'o mare" (nacque in mezzo al mare),testo e musica di Roberto De Simone. Le voci sono di: Virgilio Villani, Gianni Lamagna, Anna Spagnuolo, Pino De Vittorio.

Anna Maria Mori,Nelida Milani - Bora. Istria, il vento dell'esilio

Mentre gli spettri dell’esilio e dell’intolleranza sembrano incombere nuovamente sull’Europa e sul mondo intero, appare più che mai necessario fare i conti con questa storia e con gli interrogativi che ancora la accompagnano, perché, scrive Guido Crainz nella prefazione, «ci parla anche (e talvolta soprattutto) dell’Italia.

Cos’è stato davvero l’esodo istriano del secondo dopoguerra? Come ha cambiato la fisionomia e le sorti di un territorio? E come ha stravolto le vite dei molti esuli e di quei pochi che scelsero di rimanere?
Nemmeno il tempo è stato capace di cancellare il trauma subito, che via via è riemerso dalle pieghe della storia per andare incontro a una dolorosa rielaborazione. Anna Maria Mori, che con la famiglia lasciò la nativa Pola per l’Italia, ha sentito il bisogno di ripercorrere quelle vicende attraverso il confronto epistolare con Nelida Milani, che a suo tempo scelse invece di restare, rinunciando alla lingua, a molti affetti, alle consuetudini di un mondo che, con ferocia, veniva snaturato. Il dialogo che anima queste pagine restituisce intatta, a distanza di settant’anni, la condizione di estrema fragilità e spaesamento, il dolore di un popolo diviso, il sofferente vissuto di entrambe le parti: l’umanità dei «rimasti» e quella degli «andati». Gli aneddoti si confondono con la cronaca, le riflessioni si intrecciano alla memoria, in un viaggio dentro e fuori di sé, nei ricordi da confrontare con altri ricordi, e nei chilometri sulla costa o all’interno dell’Istria. Mentre gli spettri dell’esilio e dell’intolleranza sembrano incombere nuovamente sull’Europa e sul mondo intero, appare più che mai necessario fare i conti con questa storia e con gli interrogativi che ancora la accompagnano, perché, scrive Guido Crainz nella prefazione, «ci parla anche (e talvolta soprattutto) dell’Italia. Della sua insensibilità di allora e dei decenni che sono seguiti. Del suo non essere realmente nazione, perché altro sarebbe stato l’animo di una nazione vera».
ANNA MARIA MORI, nata a Pola, ha studiato a Firenze e vive a Roma. Giornalista, ha lavorato per la radio e la televisione, ha scritto per vari periodici femminili e per «Il Messaggero», ed è stata inviata per il settore cultura e spettacoli di «Repubblica» fin dalla sua fondazione. È autrice di numerosi volumi, tra cui L’anima altrove (2012) e Origami. Figure e figurine del mio Novecento (2017). Con Marsilio ha pubblicato Nove per due. L’ansia del diventare madre oggi (2009).
NELIDA MILANI vive a Pola. Docente di Linguistica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, è stata redattore responsabile della rivista «La Battana». È autrice di varie raccolte di racconti: Una valigia di cartone (Premio Mondello 1992), L’ovo slosso (1996), tradotto in lingua croata, Impercettibili passaggi (2006), Crinale estremo (2007), Racconti di guerra(2008), La bacchetta del direttore (2013), Lo spiraglio(2017).
Bora. Istria, il vento dell'esilio
Editore: Marsilio
Collana: Gli specchi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 25 gennaio 2018
Pagine: 255 p., Brossura
EAN: 9788831728492