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giovedì 22 maggio 2025

Andrea Camilleri - Un mese con Montalbano | Sellerio Editore Palermo, 2017

Trenta storie, divertenti e sorprendenti, con protagonista Montalbano. «Ladri, suicidi veri e suicidi non veri, un morto vivente, delitti e vari tentativi criminali, un diavolo che diavolo non è, acrobati, un re pastore e una veggente, figli e padri difficili, storie varie d’amore con colpi di scena imprevedibili: un rompicapo dietro l’altro, per il commissario, in un «romanzo» lungo un mese» (Salvatore Silvano Nigro).
Montalbano ha talvolta una franchezza insolente. È capace di rispostacce. Ma anche di una scanzonata levità. Lo soccorre l’ironia. E l’autoironia. Il commissario vanta «sangue di sbirro», senza frenesie però. Si prodiga persino in indagini «a ritroso nel tempo», che lo convincono a lasciare sepolto nelle macerie della storia il tragico segreto da lui scoperto; oppure preferisce condurre un’inchiesta parallela, stando nell’ombra, con la consueta vigilanza, con un sorriso arguto, e una sollecitudine anonima. Arriva a sentire inappropriata la divisa del detective armato di binocolo. L’indossa, solo per ridicolizzarsi: «Era atterrito all’idea che qualcuno del paìsi potesse vederlo col coppo... e un binocolo da teatro in mano intento a scrutare, proprio in cima al molo, non l’orizzonte, ma gli scogli che stavano sotto a lui». Ricorre all’«inquadratura» dei particolari più invisibili, ma «a fiuto» e «a pelle», con l’intuito e i sensi: «In questo consistevano il suo privilegio e la sua maledizione di sbirro: cogliere, a pelle, a vento, a naso, l’anomalia, il dettaglio macari impercettibile che non quatrava con l’insieme... 
Nel mondo che il suo occhio inquadrava qualcosa stonava». La collaborazione tra l’olfatto, la vista, e il tatto, lo dota di percezioni sinestesiche; gli fa incrociare sfere sensoriali diverse: «l’angoscia densa, la desolazione palpabile, la disperazione visibile... fetevano di un giallo marcio». Montalbano non dismette le «travediate». Ma ricorre anche a un marchingegno letterario. 
Ordina in racconto convincente i risultati della sua filologia investigativa (attenta pure a quella singola parola che apre «un abisso di sottintesi»); e garbatamente mette in campo la «storia» raccontata per accordare le parti in causa sulla verità dei fatti: e capita che la verità esiga l’indulgenza di Montalbano per l’umana debolezza. «E ora che fare?». 
La verità è stata acquisita. «E poi?», dice Montalbano: doveva essere, sempre e comunque, un giustiziere? Il turbamento del commissario ha la profondità morale dell’ansia notturna dell’Innominato nei Promessi sposi: «E poi? che farò... che farò?». Un mese con Montalbano è una raccolta di trenta racconti, già pubblicata da Mondadori nel 1998. Se è vero che il racconto sta al romanzo come una fotografia sta a un film, è anche vero che la sequenza delle «situazioni» del libro si configura come un film-romanzo in trenta episodi-capitoli. Qualche flashback sugli anni giovanili del commissario completa e arricchisce il «romanzo», dentro il quale convivono ladri, suicidi veri e suicidi non veri (e non è detto che un omicidio sia davvero omicidio), un morto vivente, delitti e vari tentativi criminali, un diavolo che diavolo non è, acrobati, un re pastore e una veggente, figli e padri difficili, storie varie d’amore con colpi di scena imprevedibili: un rompicapo dietro l’altro, per il commissario, in un «romanzo» lungo un mese.      Salvatore Silvano Nigro
Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925-Roma, 2019), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011), La setta degli angeli (2011), La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta (2012), La rivoluzione della luna (2013), La banda Sacco (2013), Inseguendo un'ombra (2014), Il quadro delle meraviglie. Scritti per teatro, radio, musica, cinema (2015), Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta (2015), La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta (2016), La mossa del cavallo (2017), La scomparsa di Patò (2018), Conversazione su Tiresia (2019), Autodifesa di Caino (2019), La Pensione Eva (2021), La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigàta (2022), Il teatro certamente. Dialogo con Giuseppe Dipasquale (2023), Un sabato, con gli amici (2024); e inoltre i romanzi e racconti con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi (2011), Una lama di luce (2012), Una voce di notte (2012), Un covo di vipere (2013), La piramide di fango (2014), Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (2014), La giostra degli scambi (2015), L'altro capo del filo (2016), La rete di protezione (2017), Un mese con Montalbano (2017), Il metodo Catalanotti (2018), Gli arancini di Montalbano (2018), Il cuoco dell'Alcyon (2019), Riccardino (2020), La prima indagine di Montalbano (2021), La coscienza di Montalbano (2022), La paura di Montalbano (2023).
Premio Campiello 2011 alla Carriera, Premio Chandler 2011 alla Carriera, Premio Fregene Letteratura - Opera Complessiva 2013, Premio Pepe Carvalho 2014, Premio Gogol’ 2015. www.sellerio.it
  • Collana: La memoria
  • Anno edizione: 2017
  • In commercio dal: 9 novembre 2017
  • Pagine: 512 p., Brossura
  • EAN: 9788838937101

martedì 20 maggio 2025

Il cavallo di Torino film del 2011 diretto da Béla Tarr e Ágnes Hranitzky.

Il cavallo di Torino è un film del 2011 diretto da Béla Tarr e Ágnes Hranitzky.

Il film, premiato con l'Orso d'argento al Festival di Berlino, prende spunto da un episodio della vita di Friedrich Nietzsche.

All'uscita dalla sua abitazione di Torino, il 3 gennaio 1889, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche vede un vetturino frustare il suo cavallo estenuato, che rifiuta di muoversi. Nietzsche rimane impressionato dalla violenza dell'uomo e dalla sua volontà di dominare il mondo. Si precipita a fermare il vetturino e singhiozzando abbraccia il cavallo. Il proseguimento del film si collega a questo aneddoto, chiedendosi quale possa essere stato il destino dell'animale.

Un vetturino con un cavallo torna nella sua abitazione di campagna, dove lo aspetta la giovane figlia. Il vento incessante tormenta le loro giornate, che passano tra la monotonia e la pesantezza della loro misera esistenza. Sembra che i protagonisti siano rassegnati, non arriverà mai qualcosa che possa cambiare la loro vita. Un conoscente passa per la loro abitazione e dichiara che la città vicina è in rovina. Denuncia che gli uomini meschini e subdoli hanno corrotto il mondo con le loro azioni e hanno avvelenato la terra; gli uomini nobili e eccellenti si sono estinti, la loro esistenza non ha senso in un mondo in cui l'avidità umana non ha limiti.

Un gruppo di Rom si avvicina alla casa, attinge dell'acqua dal pozzo e vorrebbe portar la ragazza via, con loro. Essi rappresentano la voglia di libertà, il desiderio di fuga verso un mondo migliore, ma non vi è alcuna speranza e il lento deperire di tutto quello che li circonda è una specie di ribellione della natura nei confronti dell'immoralità dell'uomo. Il cavallo smette di nutrirsi, il pozzo si secca, la brace finisce, la luce del sole si spegne.

«Vi è un'insistenza patologica nel riprodurre costantemente le stesse azioni nell'attesa che qualcosa di nuovo accada. È una tendenza tipica dell'essere umano. Quello che ho fatto nel mio film è stato riprodurre la vita.» (Béla Tarr)

Secondo il regista Béla Tarr il tema centrale del film è “la pesantezza dell'esistenza umana”. Non si concentra sulla mortalità ma sulla vita quotidiana: «Volevamo vedere quanto è difficile e terribile quando ogni giorno devi andare a prendere l'acqua al pozzo, in estate, in inverno … sempre. La ripetizione giornaliera delle stesse azioni ci dà la possibilità di mostrare che c'è qualcosa di sbagliato nel loro mondo. È molto semplice e puro».

Tarr descrive anche Il cavallo di Torino come l'ultimo passo di uno sviluppo che ha attraversato la sua carriera: «Nei miei primi film sono partito dalla mia sensibilità sociale e volevo cambiare il mondo. Poi ho dovuto capire che i problemi sono più complicati. Ora posso solo dire che è molto pesante e non so cosa succederà, ma vedo qualcosa di molto vicino. La fine. Prima di girarlo sapevo sarebbe stato il mio ultimo film».

Secondo Tarr, il libro che la donna riceve dai Rom è una “anti-bibbia”. Il testo è dello sceneggiatore del film, László Krasznahorkai, e contiene riferimenti a Nietzsche. Tarr descrive il visitatore nel film come “una sorta di ombra nietzschana”, ma sottolinea come questo differisce da Nietzsche poiché non afferma che Dio è morto, ma biasima sia gli uomini che Dio: «Il punto è che l'umanità, tutti noi, me incluso, siamo responsabili della distruzione del mondo. Ma c'è anche una forza al di sopra degli umani che agisce - il vento che soffia per tutto il film - e anch'essa sta distruggendo il mondo. Quindi sia l'umanità che una forza superiore stanno distruggendo il mondo».

Il cavallo di Torino è la storia di un padre e sua figlia, due “umiliati e offesi” isolati in un luogo (forse) al di fuori dello spazio e del tempo: una sorta di ultimi rappresentati di un’umanità sterile – non possono, almeno eticamente, procreare -, bloccata dall’accidia, condannata ad un’esistenza sempre uguale a se stessa. Fuori dalle porte della loro casa, il vento incessante corrode la materia ancora esistente. Se messo a confronto con l’episodio narrato dalla voce over nell’incipit del film, le due ore e mezza che seguono possono risultare l’ideale – e immaginifico – proseguimento.

– Perché non sei andato in città? – Il vento l’ha spazzata via. – Come mai? – E’ andata in rovina. – Perché mai sarebbe andata in rovina? – Perché tutto è in rovina, tutto si è degradato, ma potrei dire che loro hanno rovinato e degradato tutto. Perché questo non è il tipo di cataclisma che avviene con l’aiuto per così dire innocente degli uomini. Al contrario si tratta del giudizio dell’uomo, il proprio giudizio su sé stesso, nel quale ovviamente Dio mette mano, o oserei dire: ne partecipa, e qualunque cosa di cui egli partecipa è la creazione più orribile che si possa immaginare. Perché vedi, il mondo è stato corrotto. Perciò non importa cosa dico, perché tutto ciò che hanno acquisito è stato corrotto, e dato che hanno acquisito tutto in una subdola, scorretta battaglia, hanno corrotto tutto. Perché qualunque cosa hanno toccato – e loro toccano tutto – lo hanno corrotto. Così è stato sino alla vittoria finale. Sino al finale trionfante. Acquisire, corrompere, corrompere, acquisire. O posso mettertela in un altro modo, se vuoi: Toccare, corrompere e quindi acquisire o toccare, acquisire e quindi corrompere. È andata avanti così per secoli, avanti, avanti e avanti. Questo e nient’altro, a volte di nascosto, a volte bruscamente, a volte con delicatezza, a volte brutalmente, ma è andata avanti così. Eppure, in un solo modo, come un assalto di ratti da un’imboscata. Perché per questa vittoria è necessario che l’altra parte, quella alta grande e nobile, non debba entrare in nessuna disputa. Non doveva esserci alcun tipo di lotta, solo l’improvvisa scomparsa di una parte, ossia la scomparsa dell’eccelso, del grandioso e del nobile. Così che ora i vincitori che attaccano dall’imboscata comandano la terra, e non c’è un solo minuscolo angolo dove si possa nascondere loro qualcosa, perché tutto ciò su cui posano le mani è loro. Anche ciò che pensiamo non possano raggiungere – ma che loro raggiungono – è loro. Perché il cielo è già loro, e tutti nostri sogni. Loro è il momento, la natura, l’infinito silenzio. Anche l’immortalità è loro, capisci? Tutto, tutto è perso per sempre! E i tanti nobili, grandiosi ed eccelsi stettero lì fermi, se così si può dire. Si sono fermati a questo punto, e dovettero comprendere ed accettare che non ci sono né dio né dei. E gli eccelsi, i grandiosi e i nobili dovevano comprendere ciò sin dall’inizio. Ma ovviamente, erano piuttosto incapaci a comprenderlo. Ci credevano e lo accettavano, ma non lo comprendevano. Se ne stettero lì, disorientati ma non rassegnati, finché qualcosa – una scintilla dal cervello – finalmente li illuminò. E d’un tratto si resero conto che non ci sono né dio né dei. D’un tratto videro che non esiste né bene né male. Poi videro e compresero che se così era, allora nemmeno loro stessi esistevano! Vedi, secondo me questo potrebbe essere stato il momento in cui possiamo dire che si sono estinti, si sono spenti. Estinti, spenti come il fuoco lasciato bruciare nel prato. Uno perdeva costantemente, l’altro vinceva costantemente. Sconfitta, vittoria, sconfitta, vittoria, e un giorno – qui nei dintorni – ho dovuto realizzare, e ho realizzato, che mi sbagliavo, davvero mi sbagliavo quando pensavo che non c’è mai stato e non poteva esserci alcun cambiamento qui sulla Terra. Perché credimi, ora so che questo cambiamento si è davvero verificato. specchioscuro.it

domenica 18 maggio 2025

Simone Cristicchi - HappyNext. Alla ricerca della felicità | La nave di Teseo +

Ispirandosi a "Comizi d'amore" di Pasolini, Simone Cristicchi crea per il lettore un percorso in sette parole chiave – attenzione, lentezza, umiltà, cambiamento, memoria, talento, noi – in cui trovano spazio aneddoti, racconti e interviste, che ci accompagna nella sorprendente scoperta del senso profondo di questa ricerca per ciascuno di noi.

Felicità: cosa significa davvero? In cosa risiede? Da sempre il genere umano concentra i suoi sforzi per afferrarla, per coglierla tanto nel fascino delle grandi idee quando nella meraviglia delle piccole cose. Eppure, raramente si può dire di esserci riusciti. In questo libro – parte di un progetto più ampio, che comprende anche uno spettacolo teatrale dal titolo omonimo e un film documentario di Andrea Cocchi – si sceglie di provare a spiegare cosa la felicità rappresenti, al riparo da facili entusiasmi e conclusioni affrettate. La ricerca della felicità si sposa, infatti, con l'inesauribile curiosità di Simone Cristicchi, qui viaggiatore insieme al lettore, il quale, attraverso la filosofia, la meditazione e la fede, ci parla della bellezza, della vitalità, del tempo, del senso di appartenenza e di comunità, di musica e di storie.

  • Autore: Simone Cristicchi
  • Editore: La nave di Teseo +
  • Anno edizione: 2021
  • In commercio dal: 20 aprile 2021
  • Pagine: 156 p., Brossura
  • EAN: 9788893950893
  • www.ibs.it

sabato 10 maggio 2025

Giampaolo Pansa - Ti condurrò fuori dalla notte | Sperling & Kupfer

ISBN: 9788820027452
EDITORE: Sperling & Kupfer
AUTORE: Giampaolo Pansa
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1998
COLLANA: Narrativa
Nel centro di Parigi, in una grande casa da ricchi, vive Angela Mercier, una giovane donna dal corpo malizioso e dallo sguardo determinato. Un giorno del febbraio 1997, Angela apprende che in Italia è sparito all’improvviso il famoso giornalista Bruno Viotti. Molti lo danno per morto, ma la ragazza, spinta da una ragione che soltanto lei conosce, si mette in caccia per trovarlo e fargli pagare un conto che riguarda la propria vita. Viotti è ancora in grado di saldare il debito?
Angela tenta di scoprirlo con un viaggio a ritroso nell’esistenza del giornalista, per capire quale uomo sia stato e sciogliere l’enigma che avvolge la sua fuga dal mondo. Una forza sconosciuta, nient’altro che il destino, la spinge ad approdare in Sardegna, sulla costa delle miniere scomparse. Un pianeta dalla bellezza intatta e anche un luogo di magie, di premonizioni e di fantasmi, che emergono dalle viscere di quell’Eldorado barbarico dove, un tempo, si celavano tesori d’argento, di piombo e di zinco e dove migliaia di uomini e di donne hanno lavorato e sofferto come schiavi. Fra le dune di Piscinas, un immenso altare di sabbia eretto dal vento, e il cupo castello di Ingurtosu, Angela risolve il suo problema, ma ne incontra un altro: la ferocia di una guerra che lei non ha conosciuto, quella del terrorismo che ha insanguinato l’Italia per vent’anni. Viotti è stato inghiottito da questa notte interminabile, piena di morti che ritornano, gonfia di ossessioni capaci di tormentare chi ha assistito impotente a tanti delitti... 
Più ancora che nei precedenti romanzi, Pansa sa fondere qui l’invenzione narrativa e la storia di una strage senza fine. Da piazza Fontana all’ultimo crimine delle Brigate rosse, le figure create dalla sua fantasia s’intrecciano con le persone vere che hanno sofferto per uno scontro folle, ingaggiato da una parte sola. Bisogna ricordare tutto o è più saggio dimenticare? Toccherà ad Angela rispondere al dilemma e condurre fuori dalla notte quel Bruno Viotti tanto cercato: un cinquantenne bizzarro, forte e debole, testardo e impaurito, al quale la ragazza di Parigi è legata da un segreto che neppure lui immagina. Sarà questo segreto ad aspettare al varco i lettori, per prenderli di soppiatto, come in un agguato. E qui, ad attenderli, troveranno una vicenda d’amore di un genere speciale, che tutti noi abbiamo in qualche modo vissuto.

RITA INDIANA - Papi

Papi è il suo papà, ma è anche un santo, un mecenate, un supereroe, un mago, un benefattore. E lei lo racconta come il migliore papà del mondo, e lo guarda con gli occhi dell’amore e dell’attesa. Perché Papi sta arrivando, arriverà. E un giorno Papi è morto, anche se poi telefona dagli Stati Uniti per dire che tornerà presto; un altro giorno è stato rapito, anche se poi passa a prenderla in Mercedes, vestito da rockstar, con catene d’oro al petto e Nike gigantesche ai piedi. Dalle sue tasche escono rotoli e rotoli di banconote, e tutti lo omaggiano, lo imitano, lo adulano. Perché Papi, in verità, è un narcos, ed è violento e pericoloso, anche se lei, la ragazzina senza nome protagonista del romanzo, con lui si sente potente, felice e terribilmente viva. Dopo I gatti non hanno nome, Rita Indiana ci consegna un libro furioso, appassionato, esplosivo, dedicato al potere della fantasia sulla realtà e all’amore di una figlia per il padre.
Questo libro è per chi adora restare in pigiama la domenica a guardare i cartoni animati, per i due cuori di Hit-Girl e Big Daddy, che battono all’unisono nel mondo reale e in quello dell’immaginazione, per chi ama la Caribbean queen di Billy Ocean, e per chi crede al potere della fantasia tanto da affidare a un giubbotto tutte le risposte sulla vita e sulla morte.
Rita Indiana è nata nel 1977 a Santo Domingo. Figura chiave della letteratura caraibica contemporanea e leader della band di merengue alternativo Rita Indiana y los Misterios, ha scritto romanzi e racconti, tradotti negli Usa, tra cui Ruminantes, Ciencia succión e Papi. Blogger, conduttrice radiofonica, Rita è attivista del movimento per i diritti lgbt

mercoledì 30 aprile 2025

Jean Giono - L'uomo che piantava gli alberi.

L'uomo che piantava gli alberi. Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione». salani.it/libri

L'UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI (Jean Giono) Film d'animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono. Vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione nel 1988. Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l'idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce

La storia ha inizio nel 1913, quando il giovane narratore intraprende un'escursione a piedi sulle pendici provenzali delle Alpi. Il narratore finisce le scorte d'acqua mentre si trova in una vallata deserta e senza alberi, dove cresce solo lavanda selvatica, senza alcun segno di civilizzazione, eccetto un villaggio ormai abbandonato, con strutture diroccate e la fonte secca. Il ragazzo incontra un pastore assieme al suo gregge di pecore, che gli offre l'acqua dalla sua borraccia. Tale pastore viene descritto come un individuo piuttosto silenzioso, e ospita il giovane narratore nella sua casa. Nella giornata successiva il narratore lo segue nelle sue attività. Scopre che egli pianta ogni giorno 100 ghiande e ne ascolta la storia: divenuto vedovo, ha deciso di migliorare il luogo desolato in cui vive facendovi crescere una foresta, un albero per volta. Il suo nome è Elzéard Bouffier, ha cinquantacinque anni, si è ritirato sui monti e ha piantato in tre anni 100.000 ghiande. Si aspetta che ne nascano 10.000 querce. Dopo questo incontro, il narratore combatte come soldato di fanteria nella prima guerra mondiale.

Dopo il congedo, torna negli stessi luoghi nel 1920, sorprendendosi alla vista della trasformazione del paesaggio, con alberi ormai alti, non solo querce ma anche faggi e betulle, nelle zone più umide. L'acqua scorre nuovamente nei ruscelli una volta secchi, e la foresta raggiunge ormai un'estensione di 11 km. Ritrova anche Elzéard Bouffier, divenuto apicoltore, che continua a visitare ogni anno. Elzéard Bouffier continua a piantare alberi e la foresta continua negli anni successivi ad estendersi. Le popolazioni vicine si accorgono della trasformazione, ma la attribuiscono a fattori naturali. Nel 1935 la nuova foresta viene visitata da una delegazione governativa e viene messa sotto la protezione dello Stato. Dopo la seconda guerra mondiale, in seguito alla trasformazione del paesaggio, anche il villaggio abbandonato viene nuovamente popolato e sorgono nuove fattorie e coltivazioni nei dintorni, e la gente in zona deve gran parte della sua felicità a Elzéard Bouffier. Il racconto si conclude con la notazione della morte serena in una casa di riposo di Elzéard Bouffier nel 1947.

L'autore ha spiegato, in una lettera del 1957 a un rappresentante della città di Digne:
Mi dispiace deludervi, ma Elzéard Bouffier è un personaggio inventato.
L'obiettivo era quello di rendere piacevoli gli alberi,
o meglio, rendere piacevole piantare gli alberi.

Nel 1990 il sassofonista Paul Winter 

ha pubblicato il lavoro The Man Who Planted Trees col gruppo Paul Winter Consort.

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione - Vesuvio, 365 giorni da raccontare

martedì 29 aprile 2025

“I misteri del chimico dei fantasmi” e “Gianburbero”, i due nuovi libri della Giannini Editore disponibili in tutte le librerie

Dal 30 aprile disponibili in tutte le librerie e store digitali i nuovi libri di Salvatore Biazzo e Carmine Spera

“I misteri del chimico dei fantasmi” di Salvatore Biazzo e “Gianburbero” di Carmine Spera. 

  • Il primo è un romanzo adatto a tutte le età, scritto da un giornalista di razza come Salvatore Biazzo; 
  • il secondo invece è dedicato ai bambini, realizzato da Carmine Spera che conosce bene il pubblico giovane. Autore di canzoni per l’infanzia, pluripremiate allo Zecchino d’Oro, anche per la scorsa edizione il suo testo “Nonna Rock” è salita sul podio.

“I misteri del chimico dei fantasmi”, pubblicato nella collana Romanzi dai cinque continenti, è un romanzo storico ricco di suspance e informazioni scientifiche in cui i personaggi vivono vicende fascinose e paradossali tratte dalla cronaca vera del periodo della Seconda Guerra Mondiale con le sue leggi antisemite. Il protagonista principale è Oscar D’Agostino. Tra i ragazzi di via Panisperna, fu il chimico il cui contributo fu cruciale nelle ricerche nucleari e, in particolare, in quella che fu accertata essere la prima fissione nucleare. Fu, insomma, uno dei firmatari di un brevetto che costituì l’atto di nascita della bomba atomica. Il suo nome rimase poco noto al grande pubblico, oscurato dai Nobel Fermi e Segrè e dalle misteriose vicende di cui furono protagonisti Pontecorvo, espatriato in Russia, forse una spia, e Majorana, scomparso nel nulla. Lo stesso D’Agostino fu figura enigmatica. Fondamentale il suo lavoro da chimico negli esperimenti che portarono alla scoperta dei neutroni lenti, base della fissione nucleare. Il boy scout dell’Era Atomica non ottenne mai il giusto riconoscimento scientifico, e il merito di aver agevolato, sventando un’operazione della polizia politica segreta del Regime, la fuga di Enrico Fermi e della moglie ebrea Laura Capon in USA per le leggi razziali. Al Chimico dei Fantasmi, quasi un nome in codice, di copertura, si rivolsero i servizi segreti inglesi che indagavano su Bruno Pontecorvo. E lo stesso Mussolini, nel ’43, per avere l’Arma Segreta che avrebbe mutato l’esito della Guerra. Come un Fantasma D’Agostino si muove nelle ombre della storia.

“Gianburbero”, pubblicato nella collana Kids, racconta di un uomo più temuto nel paese. Quando nasce suo figlio esprime il suo più grande desiderio: da grande dovrà essere più bravo …anzi no più cattivo di lui. Suo figlio, però, mostra da subito un grande difetto. È gentile e, soprattutto, ama studiare. Gianburbero si impegnerà per cambiare il figlio ma i suoi insegnamenti si riveleranno buffi quanto inutili. Seguirà un paradossale rapimento, a opera di Gianburbero di un bambino figlio del macellaio del paese, ma gli esiti saranno tutt'altri rispetto a quelli auspicati dal goffo criminale. Suo figlio, non solo salverà la situazione dimostrando come sia possibile cambiare rispetto al contesto di appartenenza, ma imparerà anche a leggere e scrivere grazie all’amicizia con il bambino rapito. Il finale è a sorpresa e confortante, come nei più bei cartoni animati o nelle canzoni per bambini. Lo stile è allegro, leggero, giocoso e pieno d’insegnamenti di vita e mai a senso unico: vanno dai padri ai figli ma ancora di più dai figli ai padri. Che sanno insegnare bene quanto ci sia modo e speranza per essere migliori.

Salvatore Biazzo ha lavorato cinque anni al Roma e oltre trent’anni in Rai, da inviato speciale e da capo redattore. Ha collaborato a Tutto il Calcio…, a 90° Mi-nuto, alla Domenica Sportiva, a Uno Mattina, Cronache Italiane, Tg1 Speciale, Tg2 Dossier, Mediterraneo, a Neapolis su Tg3, di cui fu co-fondatore. Tra i suoi libri, Il mio Napoli (Rai Eri), La lingua Trasmessa e Telecomunicare (Ferraro Editore), Il Dizionario del Giornalista (Rubbettino – Collana Scientifica Università di Salerno), Come sopravvivere al concorso Rai e Diego 60 d.D (Guida Editori) e Biagio Agnes, un giornalista al Potere (Rai Eri). È stato docente a contratto alla Scuola di Giornalismo all’Università di Salerno. Tuttora opinionista in Radio e Tv.

Carmine Spera, nato a Castellammare di Stabia il 28 marzo 1969. Dedica gran parte del suo tempo libero alla scrittura e alla composizione musicale rivolta al mondo dell’infanzia. Dal 2010 a oggi  ha composto molti brani che hanno partecipato allo “Zecchino d’oro” trattando argomenti molto delicati come gli stereotipi di genere (Un principe Blu), il riciclo dei rifiuti (Bar-tolo il barattolo) e la dislessia (L’ Anisello Nunù che sul canale you tube ha superato 100 milioni di visualizzazioni). Nel 2022 è tra gli autori del brano “Bla bla bla” che ha rappresentato l’Italia al Junior eurovision contest svoltosi in Armenia e trasmesso in Eurovisione. Nel 2013 si classificò secondo alla X edizione del concorso letterario nazionale “il Racconto nel cassetto” per la sezione racconti per ragazzi con “Shirikirikiri Mago Arturo e la sua formula magica” pubblicato da Edizioni Cento Autori. Nel 2015 la casa editrice Eli La spiga pubblica il racconto Topodomani”, che sottolinea l’importanza dei punti di vista e del mettersi nei panni dell’altro.  Giannini Editore

giovedì 24 aprile 2025

Roberto Vecchioni – Il Contastorie | CD + Libro | Universal

  • 1 Stagioni Nel Sole Adapted By – Roberto Vecchioni Lyrics By, Music By – J. Brel* 3:30
  • 2 Vincent Lyrics By – Enrico Nascimbeni, Roberto Vecchioni Music By – Don McLean 4:27
  • 3 Canto Notturno (Di Un Pastore Errante Dell'Aria) Lyrics By, Music By – Roberto Vecchioni Music By – Mauro Paoluzzi 5:21
  • 4 Parabola Lyrics By – Roberto Vecchioni Music By – Andrea Lo Vecchio 4:05
  • 5 E Invece Non Finisce Mai 4:05
  • 6 Blumùn 6:10
  • 7 Ritratto Di Signora In Raso Rosa 5:08
  • 8 La Bellezza 4:42
  • 9 Canzone Per Sergio 5:19
  • 10 Celia De La Serna 4:58
  • 11 Alighieri 4:24
  • 12 Viola D'Inverno 4:28
  • 13 Samarcanda 3:57
  • 14 La Stazione Di Zima 4:15
  • 15 Le Lettere D'amore (Chevalier De Pas) 4:51
  • 16 Luci A San Siro Lyrics By – Roberto Vecchioni Music By – Andrea Lo Vecchio 7:41
  • Copyright fonografico ℗ – Universal Music Italia s.r.l.
  • Copyright © – Universal Music Italia s.r.l.
  • Contrabass – Gian Ludovico Carmenati* (tracce: 6), Paolino Dalla Porta
  • Guitar – Roberto Cecchetto (tracce: 1)
  • Guitar, Vocals – Roberto Vecchioni
  • Lyrics By, Music By – Roberto Vecchioni (tracce: 5 to 15)
  • Piano – Patrizio Fariselli
  • CD + Libro

Le più belle canzoni in versione live acustica

Contiene un inedito e un libro con 5 favole scritte dall'artista Le Favole:

  • Niente è Come Appare
  • Oltre il cortile
  • Giovannino e la Pianta di Fagioli
  • Amore da Lontano
  • Niente Appare Come è.

On 16-page booklet: Il disco è la riproduzione musicale del concerto "Luci a San Siro...di questa sera" Tour 2005 




28 aprile 2025 | Gianpaola Costabile presenta il suo ultimo libro “Per-dono” alla libreria Paoline

Pubblicato dalla Giannini Editore, l’appuntamento è fissato per lunedì 28 aprile alle ore 17,30.
Presentazione nel cuore di Napoli per la scrittrice e docente Gianpaola Costabile che porterà il suo ultimo libro “Per-dono” alla libreria Paoline, via Duomo, 145.
  • Dialogano con l’autrice: la giornalista Anna Copertino,
  • la psicologa Carla Greco.
  • Modera l’incontro Giulia Giannini della Giannini Editore.
  • Gli intermezzi musicali saranno realizzati da Malin Bergamasco.
Piera è un’ispettrice di polizia, ma è anche la vedova di Donato, agente di scorta ucciso insieme al magistrato che proteggeva. Col magistrato muoiono sua moglie ed una delle sue figlie. Patrizia Copertino è un’operatrice sociale che, insieme a tutti loro, non smette di lottare contro la violenza della camorra e le ingiustizie del mondo. Lo fa col suo compagno di vita, anziano professore con cui fonda i centri di accoglienza e recupero Nest e Together. Un intreccio di personaggi compiuti, coerenti, forti, che dipanano le loro vicende umane nell’arco di un romanzo dalla grande tensione morale e dalla coinvolgente struttura narrativa. Un tema su tutti, quello del perdono. Perdonare significa non lasciare decidere la rabbia e la sofferenza al posto nostro. È disobbedire al dolore che ci chiede vendetta attraverso un atto di riconciliazione con noi stessi e con il mondo circostante. Un processo che prevede ed ammette il fallimento del nostro ed altrui agire. In questo senso, ci piace parlare di perdono, pensandolo come un regalo che facciamo a noi e agli altri, sgombrando dal nostro cuore il veleno di certe riflessioni ‘tossiche’ e di certe esperienze negative. Nel romanzo della Costabile c’è spesso l’emozione dell’incontro, il battito d’ali di quando intercettiamo, nei momenti più impensabili della nostra vita, persone di buona volontà. Al romanzo segue una sezione di approfondimenti saggistici dedicati al tema del perdono nelle sue molteplici accezioni.

Gianpaola Costabile ha esordito pubblicando per Rogiosi Napulera e Un Borbone per amico. A questi seguono testi di narrativa etica: Educare alla legalità, C come camorra, con prefazione di don Luigi Ciotti, e 70 ma non li dimostra, sulla Costituzione Italiana. Oltre a Compassione, libro di saggistica edito da Europa Edizioni, ha pubblicato insieme a Daniela Cirillo Lo zaino della memoria (ESI) con prefazione di Roberto D’Agostino e Shoah e pietre d’inciampo. Intrecci di storia tra i vicoli e le calli (La Valle del Tempo) con prefazione di Viola Ardone. Sul tema della memoria al femminile Donne-Madonne (ESI), con prefazione di Maurizio De Giovanni. Molti dei suoi racconti, selezionati in diversi contest letterari, sono presenti in svariate raccolte miscellanee.   Giannini Editore - Comunicato stampa

martedì 22 aprile 2025

Fabrizio De André - La buona novella | 1970

La buona novella è il quarto album in studio del cantautore italiano Fabrizio De André, pubblicato nel 1970.

Il LP è un concept album (caratteristica comune ad altri lavori discografici di De André) tratto dalla lettura di alcuni Vangeli apocrifi (in particolare, come riportato nelle note di copertina, il Protovangelo di Giacomo ed il Vangelo arabo dell'infanzia), pubblicato nell'autunno del 1970 (le matrici riportano la data del 19 novembre).

«Avevo urgenza di salvare il cristianesimo dal cattolicesimo. - dichiarò a suo tempo De André - I vangeli apocrifi sono una lettura bellissima con molti punti di contatto con l'ideologia anarchica.»

L'idea del disco fu del produttore Roberto Dané, che inizialmente pensava di realizzarla con Duilio Del Prete, ma poi la propose ad Antonio Casetta, che la dirottò a De André.

«Nel 1969 tornai da Casetta e gli sottoposi un'altra idea, che avevo intenzione di realizzare con Duilio Del Prete: un disco basato sui Vangeli apocrifi...lui, che era un grande discografico, di buon fiuto, mi ascoltò con attenzione ed alla fine disse: "Ma scusi, perché questa idea non la propone a Fabrizio De André? Sa, è un periodo che è un po' in crisi, non sa cosa fare...". E io che cosa dovevo dire? Con De André c'era sicuramente una maggiore esposizione» (Roberto Dané)

Il lavoro di lettura e di scrittura dei testi, svolto con lo stesso Dané, è durato più di un anno.

Seguendo le caratteristiche degli Apocrifi, in questo album la narrazione della buona novella sottolinea l'aspetto più umano e meno spirituale assunto da alcune tradizionali figure bibliche (ad esempio, Giuseppe) e presta maggiore attenzione a figure minori della Bibbia, che qui invece diventano protagonisti (ad esempio Tito e Dimaco, i ladroni crocefissi insieme a Gesù).

È stato ritenuto da De André «uno dei suoi lavori più riusciti, se non il migliore».

Il disco venne pubblicato con due copertine distinte, curate da Gian Carlo Greguoli, differenti per colore (che è in comune con la busta interna, che riporta anche i testi delle canzoni e la lista dei collaboratori al disco), marroncino e bianca; quest'ultima presenta sul fronte l'immagine di De André.

Vi è anche una nota di presentazione del disco sul retro della copertina, scritta da Roberto Dané (che si firma con le sole iniziali).

L'album venne registrato a Milano presso gli studi della Dischi Ricordi con il tecnico del suono Valter Patergnani, presso gli studi Fonorama (di proprietà di Carlo Alberto Rossi), con il tecnico del suono Mario Carulli e Fonit Cetra, con il tecnico del suono Plinio Chiesa.

Il 20 novembre 2009 è uscita un'edizione a tiratura limitata in vinile colorato oro (Sony RCA LP 88697615151).

Attraverso i Vangeli apocrifi, scelti come traccia da seguire per elaborare la trama del disco, emerge la vocazione umana e terrena, quindi provocatoria e rivoluzionaria della figura storica di Gesù di Nazareth, già narrata in Si chiamava Gesù. In questo album la figura di Cristo è narrata attraverso quella dei personaggi che hanno a che fare con lui e con la sua storia, mentre appare direttamente come protagonista solo nella canzone Via della Croce.

La narrazione, introdotta da un Laudate Dominum, inizia raccontando L'infanzia di Maria: la piccola Maria vive un'infanzia terribile segregata nel tempio ("dicono fosse un angelo a raccontarti le ore, a misurarti il tempo fra cibo e Signore"), 

La maternità inaspettata ("ave alle donne come te Maria, femmine un giorno e poi madri per sempre"), si esprime in Ave Maria, un omaggio alla donna nel momento del concepimento.

Dalla letizia che traspare in Ave Maria il passaggio a Maria nella bottega d'un falegname è drastico: il ritmo dato dalla pialla e dal martello scandisce il dolore straziante del falegname che costruisce la croce ("tre croci, due per chi disertò per rubare, la più grande per chi guerra insegnò a disertare") sulla quale il figlio di Maria ed i due ladroni verranno crocifissi.

Via della croce è una delle canzoni in cui De André lascia trasparire i suoi pensieri e i suoi sentimenti anarchici: "il potere vestito d'umana sembianza ormai ti considera morto abbastanza". Il testo narra del percorso compiuto da Gesù per arrivare nel luogo della crocifissione.

Tre madri parla della reazione delle suddette alla vista dei rispettivi figli crocifissi. Le madri di Tito e di Dimaco (i nomi dei ladroni variano da vangelo a vangelo (Dimaco/Gesta Tito/Disma): Tito è il ladrone buono nel vangelo arabo dell'infanzia, l'altro è chiamato Dimaco ), i due ladroni crocifissi insieme a Gesù, dicono a Maria che non ha alcuna ragione di piangere così "forte", dal momento che sa che suo figlio, al contrario dei loro, "alla vita, nel terzo giorno, [...] farà ritorno". La canzone si conclude con le parole di Maria che spiegano il motivo della sua tristezza: "non fossi stato figlio di Dio/t'avrei ancora per figlio mio".

Ne Il testamento di Tito vengono invece elencati i dieci comandamenti, analizzati dall'inedito punto di vista del già citato Tito. A riguardo del brano, De André dichiarò: "È, insieme ad Amico fragile, la mia miglior canzone. Dà un'idea di come potrebbero cambiare le leggi se fossero scritte da chi il potere non ce l'ha. È un altro di quei pezzi scritti col cuore, senza paura di apparire retorici, che riesco a cantare ancora oggi, senza stancarmene." Michele Maisano, uno dei cantanti italiani più famosi degli anni sessanta, e per qualche tempo uno dei migliori amici di De André, che lo aveva conosciuto alla Ricordi, nel 1963, ricordava: "Fabrizio scrisse il Testamento di Tito canticchiandolo sulla famosa Blowin' in the wind di Bob Dylan; il problema era quindi comporre una musica che rispecchiasse quello spirito ma con una matrice un po' più italiana. Ci siamo quindi messi al lavoro io e Corrado Castellari, allora il mio autore preferito, ed è venuta fuori la musica del Testamento di Tito. La parte più bella l'ha composta Castellari."

L'opera termina con una sorta di canto liturgico (Laudate hominem) che incita a lodare l'uomo non in quanto figlio di un dio, ma in quanto figlio di un altro uomo, quindi fratello.

Tracce

Testi di Fabrizio De André, musiche di De André e Gian Piero Reverberi eccetto dove indicato.

Lato A

Durata totale: 15:24

Lato B

  • Maria nella bottega d'un falegname – 3:13
  • Via della Croce – 4:31
  • Tre madri – 2:55
  • Il testamento di Tito – 5:51 (musica: Fabrizio De André, Corrado Castellari)
  • Laudate hominem – 3:27

Durata totale: 19:57

Formazione

  • Fabrizio De André – voce

I Quelli

  • Franco Mussida – chitarra
  • Franz Di Cioccio – batteria
  • Giorgio Piazza – basso
  • Flavio Premoli – organo
  • Andrea Sacchi – chitarra
  • Mauro Pagani – flauto, ottavino
  • I Musical – cori

Inoltre hanno partecipato come turnisti Angelo Branduardi al violino e Maurizio Fabrizio alla chitarra classica, allora entrambi sconosciuti.

Interpretazioni teatrali

  • Da quest'album, nel 2000, è stato tratto uno spettacolo teatrale con Claudio Bisio e Lina Sastri, con interpretazioni di Leda Battisti e la regia di Giorgio Gallione. 

  • Nel 2003 il gruppo teatrale e corale Le Nuvole Ensemble e il cantautore Mimmo de' Tullio hanno portato in scena lo spettacolo "La buona novella - Storia di una donna", basato sull'opera di De André. Lo spettacolo è stato rivisitato nel 2008 con l'intervento di Maurizio Verna e Michele Ascolese, riuscendo a ricreare un'atmosfera di notevole suggestione, sia per le sonorità scelte dai due chitarristi, autori anche delle musiche originali di scena, sia per la voce di de’ Tullio, particolarmente simile a quella dello scomparso cantautore genovese. La bella drammaturgia è stata scritta da Paolo Ghezzi già direttore dell'Adige di Trento e autore del best Seller Il Vangelo secondo De Andrè.
  • L'album di De André ha ispirato molti artisti, fra cui uno dei fondatori dell'Associazione Culturale Teatro dei Pazzi Giovanni Giusto che nel 2003, nello stile del Teatro Canzone, ha ideato lo spettacolo musicale di narrazione Racconto Per Un Cristiano Comune, ricco di notizie storiche e di curiosi aneddoti, commentato appunto dalle canzoni de la Buona Novella, eseguite da un quartetto musicale - pianoforte, violoncello, chitarra, percussioni - ed interpretate da una raffinata voce femminile. 
  • Dall'album è stato tratto un omonimo spettacolo teatrale, una lettura-concerto ideata da Elvio Rocchi e realizzata dalla compagnia Mille papaveri rossi. Lo spettacolo, per quartetto e voce recitante, ha debuttato nel dicembre 2005 al festival Sonarìa, che si tiene ogni anno a Crispiano.
  • Dall'album è stato tratto un concerto per coro (Coro Polifonico del Balzo) e orchestra (Orchestra Sinfonica del Conservatorio Musicale Vincenzo Bellini di Palermo), diretta dal maestro Vincenzo Pillitteri e voci recitanti di Edoardo De Angelis e di Luciano Roman, arrangiamenti Salvatore Collura, ideato e realizzato dalla compagnia Coro Polifonico del Balzo, regia di Vincenzo Gannuscio e Rosalia Pizzitola.
  • Nel 2010, la Premiata Forneria Marconi ha realizzato una versione rock dell'opera, intitolata "A.D.2010 - La Buona Novella". I due membri storici della formazione, Franco Mussida e Franz Di Cioccio, facevano parte de I Quelli, cioè i musicisti che hanno preso parte all'incisione dell'opera originale. Questa nuova versione è stata portata in tour.
  • Nel 2017, il gruppo Artenovecento realizza lo spettacolo teatrale e musicale "Il Vangelo secondo De André: novella apocrifa". Lo spettacolo mette in evidenza i parallelismi tra la figura rivoluzionaria di Gesù di Nazareth e quella di David Lazzaretti, profeta dell'Amiata.
  • Nel 2017, il Coro Polifonico Malatestiano in collaborazione con l'attore Carlo Simoni realizza lo spettacolo teatrale La buona novella di Fabrizio De André eseguendola secondo la rielaborazione per solo, coro e strumenti del M° Lorenzo Donati e per la direzione del M° Francesco Santini. L'opera è incisa e distribuita da Art Media Music, mentre lo spettacolo viene portato in varie città, tra cui Roma nel 2019.
  • Nel 2018 il gruppo Khorakhane’ (Matteo Scheda, Pier David Fanti e Fabrizio Coveri) sviluppa la riedizione de La Buona Novella, con arrangiamenti originali di Fabio Battistelli ed intermezzi di Enrico Pelliconi. Al gruppo originario (chitarra, batteria e canto) si aggiungono Nicoletta Bassetti (violino), Enrico Pelliconi (Tastiere e Fisa) e Gianluca Ravaglia (contrabbasso). Prodotto da MPL Communication e DeepSide, lo spettacolo va in tournée e diventa anche un disco distribuito da CNI ,con le voci di Fabrizio Coveri e Chiara Riondino.

L'opera ha ispirato diversi saggi che ne hanno analizzato genesi e significato. Un libro che ne analizza genesi, aspetti peculiari e il rapporto che esiste tra i vangeli apocrifi e le leggende popolari è Fabrizio De André e la Buona Novella: Vangeli Apocrifi e leggende popolari, Monica Andrisani, Firenze Libri 2002.

lunedì 21 aprile 2025

Tin-Teatro Instabile Napoli | “HH – Heinrich Himmler i semi dello sterminio” | 25 aprile 2025

TEATRO INSTABILE NAPOLI - 25 APRILE 2025 ORE 18:00

TALENTUM PRODUCTION PRESENTA

HH – HEINRICH HIMMLER I SEMI DELLO STERMINIO di ANTONIO MASULLO e GIANNI SALLUSTRO

“HH – Heinrich Himmler i semi dello sterminio” è la pièce teatrale tratta dalla “Trilogia del Male” di Antonio Masullo (argento vivo edizioni) che cura anche l’adattamento con Gianni Sallustro. Lo spettacolo va in scena il 25 aprile alle 18.00 al Tin-Teatro Instabile Napoli ed è interpretato e diretto da Gianni Sallustro e racchiude i tre testi dell’autore sull’Olocausto e l’esoterismo nazista: “Shoah-La cintura del Male”, “Mafalda di Savoia-La perla di Buchenwald – I sette giorni” e “Maria Orsic – L’ultima verità del Male – Diario di una medium nazista”.   

Nello spettacolo Sallustro interpreta tre personaggi storici chiave: 

  • Adolf Hitler, 
  • il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg ed 
  • Heinrich Himmler, Ministro degli Interni del Terzo Reich e comandante delle SS.

“Lo spettacolo – dice il regista Sallustro – è diviso in tre blocchi. In ognuno di questi blocchi saranno protagonisti i tre personaggi, generati dal nazismo, che possono essere considerati “mostri” non solo in senso fisico, ma anche ideologico e morale. Questi mostri incarnano le atrocità che hanno portato ad uno dei periodi più bui della storia. Sarà proprio Masullo a commentare le loro gesta”.

Si tratta di un’indagine analitica e accurata della loro dimensione psicologica, umana e spirituale. Un viaggio nel “viaggio” verso se stessi, nella perenne alternanza fra Storia e Memoria, scoperto e celato, detto e non detto.

Antonio Masullo è il narratore in scena che spinge i tre personaggi a dire e a rivelare, le motivazioni reali dello sterminio degli ebrei e delle concause scatenanti.

L’Olocausto visto e interpretato nella sua oramai acclarata chiave esoterica e, altresì, in modalità indagatoria verso chi quell’olocausto lo ha perpetrato o subito. Un’analisi comparata, con quanto sta accadendo oggi nel mondo, in uno scenario fra massacro e/o genocidio. Una performance teatrale contestualizzata con l’attualità degli eventi bellici del presente.

In scena anche: Francesca Fusaro, Tommaso Sepe, Vincenza Granato, Roberta Porricelli, Noemi Iovino, Maria Crispo, Gennaro Zannelli, Alessandro Cariello, Stefania Vella, Lea Romano, Ferdinando Cozzolino.

REGIA GIANNI SALLUSTRO

Note biografiche Antonio Masullo 

Antonio Masullo è nato a Nola (Na) nel 1976. Esercita la professione di avvocato penalista dal 2008. È iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania come pubblicista e ha scritto per diversi anni per la testata online ExPartibus. Ha al suo attivo sette pubblicazioni: Solo di Passaggio (2001), Namastè in viaggio verso te (2011), Il diario di Alma (2012), Shoah – La cintura del Male (2019), presentato al Senato della Repubblica e al Parlamento Europeo su invito dell’Ambasciata d’Israele durante un workshop sull’antisemitismo, Mafalda di Savoia – La perla di Buchenwald – I sette giorni (2021), per il quale ha ricevuto il ringraziamento epistolare dei principi Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto di Savoia, per il contributo alla memoria umana e spirituale della principessa Mafalda. È coautore dell’antologia Venti Distopici con il racconto “Sette Pagine” (2021).

Nel gennaio 2023 debutta al teatro TIN di Napoli come autore, regista e interprete dello spettacolo “Binario 21” – La Memoria, la Storia e il tentato oblio. Nel maggio 2023 riceve il titolo di Divulgatore del Valore della Memoria durante la cerimonia di premiazione del concorso artistico-letterario internazionale “Scriptura”.

Nel gennaio 2024 pubblica il terzo testo della Trilogia dal titolo: “Maria Orsic – L’ultima verità del Male – Diario di una medium nazista”, presentato in molte città italiane e il 13 marzo 2024 nella sala stampa della Camera dei Deputati. Questo testo è stato tradotto in inglese e presentato il 5 luglio 2024 a Londra – Soho. Nell’aprile 2025 sarà tradotto anche in spagnolo dal dr. Alejandro García Santibáñez e presentato a Madrid e a Barcellona.

Nel febbraio 2025 Masullo porterà al teatro TIN di Napoli una pièce scritta interamente da lui, dal titolo “HH – Heinrich Himmler – I semi dello Sterminio”, per la regia di Gianni Sallustro con gli attori dell’Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema.

Il nuovo tour 2025 che aprirà il ciclo di presentazioni nazionali e internazionali e di attività divulgativa dell’Autore, agganciato alle performances teatrali si chiamerà Trilogy Tour 2025.

Note biografiche di Gianni Sallustro

Gianni Sallustro, laureato in Scienze Pedagogiche, diplomato attore, mimo, regista, doppiatore, maestro internazionale di Commedia dell’Arte, è Direttore Artistico dell’Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema dalla sua fondazione (2007) . Annovera nel proprio curriculum artistico molteplici esperienze cinematografiche e televisive, in particolare in fiction di successo targate Rai e Mediaset come “La squadra”,” Un posto al sole “, “Carabinieri” e “Sette Vite”, e la conquista di numerosi premi, sia per l’interpretazione che per la regia. Innumerevoli sono le sue partecipazioni, sia come interprete che come regista, a progetti e ad allestimenti di opere teatrali dei più grandi registi del teatro moderno e contemporaneo: Antonio Calenda, Antonio Capuano, Michele Monetta Antonio Fava, Maria Orsini Natale, Emma Dante, Nicola Fano, Manlio Santanelli, Peppe Sollazzo, Filippo Zigante. E’ stato tra i migliori attori i formatisi alla scuola di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, con cui ha collaborato per circa sette anni e di Michele Del Grosso, uno dei padri nobili dell’avanguardia teatrale partenopea, oggi Sallustro viene considerato l’erede artistico di Del Grosso. Dal 2022 Sallustro è il direttore artistico del Teatro Instabile Napoli, nel cuore del centro storico di Napoli.

Per il Cinema ricordiamo le sue partecipazioni in: “Una giornata di Maggio” di Lello Esposito – “Caravaggio mette in scena Caravaggio” film dossier di Michele Del Grosso “Prove d’autore “di Antonio Capuano – “Le voci di Napoli “di Gianni Sallustro – “Irreality” di Salvatore Scarico – “La basilica di Nola” film dossier “Ricordi in bianco e nero” di Raffaele Ceriello -“Mind Warp” di Lucrezio Catapano “L’eredità” di Raffaele Ceriello – “La barba” di Daniele Ciniglio – “Il peso esatto del vuoto” di Vincenzo Pirozzi – .

Per il Teatro ricordiamo:

– “L’uomo, la bestia e la virtù” di L. Pirandello ,regia Giampiero Notarangelo -“Natale in casa Cupiello” di E. De Filippo, regia di Marco Esposito -“Processo a Giovanna d’Arco “di Brecht, regia di Guglielmo Guidi -“La giara” di L. Pirandello, regia Ernesto Del Giudice -“Compagnia Medebach” di Carlo Goldoni, regia di Mariacristina De Miranda -“L’importanza di chiamarsi Ernest” di O.Wilde, regia di Marcello Cotugno -“Il Matrimonio di Pulcinella” di Bruno Leone, regia di Annamaria Russolillo -“L’innesto”di Pirandello, regia di Guglielmo Guidi -“Il capitan Fracassa “di Gautier, regia di Ferdinando Pisacane -“Il ritratto di Elsa Greer” di Agata Cristhie, regia di Ciro Damiani -“Limerick” di Baino,regia di Raffaele Rizzo -“Francesca e Nunziata”di Maria Orsini Natale, regia Maria Orsini Natale -“Il vico”di Raffaele Viviani, regia di Michele Del Grosso -“Razzullo e Sarchiapone sotto il tendone “di Annibale Ruccello, regia di Michele Del Grosso -“Madre Courage “di Brecht, regia di Michele Del Grosso -“La mandragola” di N. Machiavelli, regia di Gianmarco Cesareo -“Caravaggio mette in scena Caravaggio , regia Michele del Grosso -“Na sceneggiata” di Nicola Fano, regia di Antonio Calenda -“Avanti il prossimo” di Dario Fo, regia di Antonio Fava -“Sei prime scene “ di Manlio Santanelli, regia di Michele Del Grosso -“La Commedia dell’Arte” di Dario Fo e Franca Rame, regia di Antonio Fava -“La notte del mito: l’Odissea” regia di Mario Aterrano -“Prove d’autore “di Pinter, regia di Antonio Capuano -“La moglie ebrea “ di Brecht, regia di Michele Del Grosso -“Il merlo”festival del Portogallo, regia di Raffaele Rizzo -“Pina Bausch” regia di Peppe Sollazzo -“Yo soy Maria” regia di Filippo Zigante -“Pierino e il lupo” regia di Filippo Zigante -“Ascoltatemi “ regia di Gemma Tisci -“Rumori fuori scena “di Michael Freyn, regia di Gianni Sallustro -“Lo magnifico Cunto “ di Basile , regia di Gianni Sallustro -“Il berretto a sonagli” di Pirandello, regia di Gianni Sallustro -Il medico dei pazzi” di Scarpetta, regia di Gianni Sallustro -“Una valigia piena di guai” di Frayn , regia di Mariasole Sodano -“Chi dice uomo dice danno” di Moliere , regia di Gianni Sallustro -“La locandiera” di Goldoni , regia di Gianni Sallustro -“Un invito a palazzo” di M. N. Tarantino, regia di Gianni Sallustro -“La gatta Cenerentola… assassina per amore”, regia di Michele Del Grosso -“Non ti pago” di E. De Filippo, regia di Gianni Sallustro. Teatro Instabile Napoli diretto da Gianni Sallustro