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giovedì 8 settembre 2022

#ParoleSenzaTempo. Pulp. Una storia del XX secol romanzo di Charles Bukowski, pubblicato postumo nel 1994.

Stavo in ufficio, il contratto d'affitto era scaduto e McKelvey voleva ricorrere al tribunale per sfrattarmi. Era una giornata infernale e il condizionatore d'aria era rotto. Sul piano della scrivania stava camminando lentamente una mosca. Allungai un braccio, abbattei il palmo aperto della mano e la spedii all'altro mondo. Mentre mi pulivo la mano sulla gamba destra dei pantaloni squillò il telefono.

  • Pulp. Una storia del XX secolo
  • di Charles Bukowski (Autore) Simona Viciani (Traduttore)
  • Feltrinelli, 2003

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Il romanzo mutua il titolo dal genere "pulp" proprio dei Pulp magazine, narra le grottesche storie in qualche modo collegate, come quelle che vedono come protagonisti lo scrittore francese Louis-Ferdinand Céline e l'elusivo Red Sparrow.

Il nome del protagonista Nick Belane è una chiara parodia di Rick Blane, personaggio interpretato da Humphrey Bogart in Casablanca. Il romanzo stesso è la parodia dei film noir interpretati dallo stesso Bogart, in particolare Il mistero del falco e Il grande sonno.

  • “Aspettammo e continuammo ad aspettare. Tutti quanti. Lo strizzacervelli non sapeva che l’attesa è una delle cose che fa impazzire la gente? La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire. Aspettava in fila per comprare la carta igienica. Aspettava in fila per prendere i quattrini. E se non aveva quattrini aspettava in file più lunghe. Aspettavi per dormire e poi aspettavi per svegliarti. Aspettavi per sposarti e poi aspettavi per divorziare. Aspettavi che piovesse, poi aspettavi che smettesse. Aspettavi per mangiare, poi aspettavi per mangiare di nuovo. Aspettavi nello studio di uno strizzacervelli con una masnada di psicopatici e ti chiedevi se lo fossi anche tu.” [Charles Bukowski, Pulp]
  • Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l'argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l'aria. Troppo di tutto, accidenti. (1995, pp. 65-66)
  • La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida. (1995, p. 130)
  • Di nuovo con il vecchio amico, scotch con acqua. Lo scotch non è un liquore a cui si affeziona subito. Ma dopo che l'avete bevuto per un po' fa agire la sua magia su di voi, per così dire. Trovo che abbia un calore speciale che il whisky non ha. (1995, p. 151

domenica 4 settembre 2022

M. Gli ultimi giorni dell'Europa - Antonio Scurati


Nel maggio 1938 Benito Mussolini ha quasi 55 anni, guida un impero che si estende dal Brennero all’Abissinia, ha proclamato l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni ed è in piedi che attende un treno in arrivo nella nuovissima stazione Ostiense. Su quel convoglio adorno di aquile e croci uncinate viaggia Adolf Hitler, che giunge in Italia accompagnato da una delegazione di gerarchi per una visita che toccherà Roma, Napoli e Firenze. Mentre il professor Bianchi Bandinelli – che nei suoi diari registra i tratti grotteschi di “Mario e Silla” e medita vanamente di attentare alle loro vite – guida i due dittatori ad ammirare la grande arte italica, il sole della concordia sembra splendere alto nel cielo. Non sono passate che poche settimane dall’Anschluss dell’Austria e dalla prima “informazione diplomatica” nella quale si parla di questione ebraica in Italia, eppure il mondo crede ancora che il delirio di potenza di Mario e Silla possa fermarsi. Ci crede fortissimamente, e contro ogni evidenza, anche il podestà di Ferrara, Renzo Ravenna, avvocato decorato nella Grande guerra e fascista zelante, che, come migliaia di altri ebrei italiani, non si dà pace per i provvedimenti seguiti all’approvazione delle “leggi razziali”, e rimane senza parole quando legge che il giornale diretto dall’amico Nello Quilici appoggia il decreto di espulsione degli alunni ebrei dalle scuole. Anche Margherita Sarfatti, che aveva iniziato il giovane Benito all’arte e alla diplomazia, paga con l’esilio le proprie origini ebraiche ed è ormai dimenticata in favore della giovane, fascistissima Clara Petacci. Tutto sembra procedere a gonfie vele, tanto che Galeazzo Ciano, genero del Duce e Ministro degli Esteri, può dedicarsi all’invasione dell’Albania ignorando invece le informative sempre più inquietanti che giungono da Berlino. E allora perché il Duce, rintanato nella sala del Mappamondo, sente l’angoscia corrodergli i visceri? Poco importa, la macchina della storia è in movimento e non è più possibile fermarla. Pateticamente illuso di poter influenzare le decisioni del Führer, consapevole della nostra impreparazione alla guerra, preda di uno spaventoso delirio, M trascina la nazione verso la tragedia: il 10 giugno 1940, ormai maschera di se stesso, si affaccia alla finestra di Palazzo Venezia per annunciare al mondo l’ora delle decisioni irrevocabili.

M. Gli ultimi giorni dell'Europa  di Antonio Scurati

Bompiani, 2022

«Tra le tante, non rimane che un'unica grande passione: la paura.»

Terzo romanzo della serie bestseller di Antonio Scurati dedicata al fascismo e a Benito Mussolini. Dopo M. Il figlio del secolo, vincitore del Premio Strega 2019, e M. L'uomo della provvidenza, il nuovo romanzo di Scurati si concentra sul cruciale triennio tra il 1938 e il 1940.

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, è cresciuto tra Venezia e Ravello per poi trasferirsi a Milano. Docente di letterature comparate e di creative writing all'Università IULM, editorialista del «Corriere della Sera», ha vinto i principali premi letterari italiani. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, poi pubblica nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio- Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Del 2006 è il saggio La letteratura dell'inesperienza, seguito da altri studi. Scurati è con-direttore...

sabato 13 agosto 2022

Sabato 20 agosto 2022 presentazione del libro di Angelo Montella “La vita è una partita doppia – Storia di Angelo e del Teatro Nuovo”. Santa Croce del Sannio – Bn

A Santa Croce del Sannio – Benevento,assieme all’autore, ne discutono
Stefano De Matteis, Angelo Curti e Benedetto Casillo.
A seguire, lo spettacolo “Il resto della settimana” con Peppe Servillo

Si presenta sabato 20 agosto 2022 alle ore 18,30 in piazzetta Tito Varrone a Santa Croce del Sannio – Benevento, “La vita è una partita doppia – Storia di Angelo e del Teatro Nuovo” di Angelo Montella, edizioni Liguori, nell’ambito dell’ottava edizione della rassegna culturale – diretta da Benedetto Casillo – ScenAria-Teatro da respirare, presentata dal Comune in collaborazione con la Pro-loco e l’associazione Galanti.

Con l’autore ne discutono Stefano De Matteis e Angelo Curti tra le letture di Benedetto Casillo e le musiche di Edo Puccini. A seguire, alle ore 21,15 al teatro all’aperto in piazza Aldo Moro, Peppe Servillo legge alcuni brani tratti dal libro di de Giovanni Il resto della settimana, accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo dal chitarrista Cristiano Califano. Un titolo che rimanda al tempo trascorso in un piccolo bar dei Quartieri Spagnoli a Napoli, prima e dopo la partita degli Azzurri. Un gruppo variegato di persone, senza barriere sociali, culturali o di rango, si dà appuntamento per commentare i fatti calcistici della settimana. Ciascuno svela di sé la propria natura di tifoso ma anche quella umana, rivelando l’umore e la storia di una città che resta un multiforme teatro all’aperto.

Tornando alla presentazione del volume, Angelo Montella in queste intense 189 pagine racconta la sua vita partendo dall’infanzia vissuta negli anni del Dopoguerra in un quartiere popolare periferico di Napoli, dei primi lavori, della parentesi da dirigente aziendale, dell’impiego in Arabia Saudita fino alla scelta di tornare a Napoli con un progetto coraggioso: un teatro d’avanguardia. Il libro, che si avvale dell’introduzione di Stefano De Matteis e della postfazione di Goffredo Fofi, è soprattutto la storia temeraria di un’impresa culturale e artistica in un territorio complesso, aggressivo e pericoloso come lo erano i Quartieri Spagnoli degli anni Ottanta. “Se a trentun anni mi avessero detto: «Tu aprirai un teatro», mi sarei messo a ridere. Se a trentatré anni mi avessero detto: «Tu aprirai un teatro», avrei risposto: «Sì, il 24 novembre». Era il 1980. Non potemmo inaugurarlo per via del terremoto. Dovemmo aspettare circa un anno”. Così Montella ci introduce alla sua storia appassionante fatta di emozioni, sacrifici, vittorie. Ma andiamo con ordine e partiamo dalle parole introduttive di De Matteis: “Con la fine degli anni Sessanta entriamo nella seconda vita di Angelo: l’interesse teatrale sarà la scintilla che accenderà i fuochi, i falò e i roghi che verranno negli anni a seguire. Tutto questo avviene in un momento storico che possiamo riconoscere come eccezionale. Siamo al centro di quello spazio fisico in cui maestri e ribelli si incontrano, e così la rivolta diventa invenzione e la tradizione svela i suoi aspetti necessari nella sperimentazione”. E, infatti, sono gli anni straordinari in cui Leo de Berardinis e Perla Peragallo si trasferirono a Marigliano; Eduardo De Filippo ospitò il Living Theatre; Antonio Neiwiller mise in campo le sue prime ricerche teatrali; Carlo Cecchi fondò il Gran Teatro debuttando con ’A morte dint’ ’o lietto ’e don Felice. Mentre Gennaro Vitiello, con il Teatro Esse, realizzava spettacoli rimasti memorabili. Ed è con Vitello che Angelo collaborò, prima col Teatro Esse e poi con Libera Scena Ensemble. Erano anche gli anni in cui Roberto De Simone fondò la Nuova Compagnia di Canto Popolare che debuttò al San Ferdinando, in alternanza agli spettacoli di Eduardo.
“Ma noi giovanissimi non andavamo solo a Marigliano da Leo e Perla o a Torre del Greco da Vitiello”, continua De Matteis. “Perché Gennaro esigeva conoscenza, anche di libri ma non solo: almeno una volta a settimana la tappa fissa era la sceneggiata, al Teatro 2000, dove si esibiva la straordinaria compagnia con Trottolino, Liliana e Beniamino Maggio, di cui Angelo ci racconta; oppure inseguivamo il teatro dei pupi dei fratelli Perna con il loro baraccone itinerante, che si stabiliva in provincia per diversi mesi, dove eseguivano in alternanza i due grandi cicli: Le avventure e la morte di Tore ’e Criscienzo o la Storia dei reali di Francia, cioè uno spettacolo liberamente tratto dalle avventure della Tavola Rotonda”.  
Gli anni Sessanta/Settanta non furono solo questo, ma anche ricerca sociale, lavoro di base, impegno politico. “L’animazione teatrale muoveva i primi passi; Fabrizia Ramondino aveva fondato l’ARN (Associazione Risveglio Napoli) e poi la Mensa dei bambini proletari divenne un centro importante di discussione, dibattito e partecipazione…”. Insomma, questo lungo ed emozionante racconto di Montella pullula di fatti, storie intramontabili, personaggi e, soprattutto, di luoghi. Non resta che immergersi nella lettura delle sue pagine.
L’AUTORE Angelo Montella nasce a San Gennaro Vesuviano (Napoli) il 12 febbraio 1946. Ha lavorato per diversi anni come direttore amministrativo e, dopo un’esperienza di due anni in Arabia Saudita, a trentun anni torna a Napoli e cambia radicalmente vita, iniziando una lunga e proficua carriera teatrale.

domenica 24 luglio 2022

#alTempoNelTempo - Vittorio De Scalzi. Negli anni sessanta ha fondato i New Trolls.

Vittorio De Scalzi  è stato un cantante, polistrumentista e compositore italiano, noto per aver fondato il gruppo musicale rock progressivo New Trolls, attivo dal 1967 al 1997. Negli anni sessanta ha fondato I Trolls insieme a Pino Scarpettini, con il quale incidono il singolo Dietro la nebbia. Nel 1966 ha debuttato come solista con lo pseudonimo Napoleone in un disco realizzato per l'etichetta discografica ARC intitolato Vietato ai maggiori di pochi anni, eseguendo i brani Norwegian Wood dei The Beatles e Take a Heart.
Nel 1967, terminata l'esperienza de I Trolls, costituisce i New Trolls, gettando le basi per una proficua carriera, caratterizzata sin dall'inizio dall'intento di concentrarsi su un repertorio originale. Componenti del complesso oltre a De Scalzi (voce e chitarra) sono Nico Di Palo (chitarra), Gianni Belleno (batteria), Giorgio D'Adamo (basso) e Mauro Chiarugi (tastiera). Nello stesso anno la band apre i concerti della tournée italiana dei The Rolling Stones e suona in jam session con musicisti come Stevie Wonder. Durante la loro carriera i New Trolls hanno preso parte a sette edizioni del Festival di Sanremo: nell'edizione del 1996 si sono esibiti in coppia con Umberto Bindi interpretando il brano Letti, scritto dallo stesso Bindi con Renato Zero; in un'ulteriore edizione, De Scalzi ha ricordato un particolare incontro avuto con Céline Dion attraverso un articolo da lui scritto nel febbraio 2000 su La Stampa:
«Mi diverte pensare all'emozione, la famosa "tremarella" che coglie tutti i cantanti, famosi e meno, prima di andare in scena. Tra gli aneddoti al riguardo ricordo la sera che stavamo per essere chiamati dal presentatore e per rompere la tensione ho cameratescamente dato una pacca sulla spalla a una ragazza che mi stava davanti pensando fosse una cantante delle Nuove Proposte chiedendole peraltro se sapeva quando sarebbe toccato a noi. Ella si gira e con fare un po' preoccupato mi risponde in perfetto francese: «Non lo so ma spero che finalmente tocchi a noi, così passa tutto». Era la grande Céline Dion, milioni di dischi in tutto il mondo.»
Il Vento Dolce Dell'Estate Written-By – D'Adamo -, Di Palo -, De Scalzi*
New Trolls – Una Storia
Etichetta: Cetra – SP 1449, Cetra – sp1449
Formato: Vinile, 7", 45 RPM
Paese: Italy
Uscita: 1971
Genere: Rock
New Trolls  La Mia Generazione
Etichetta: Fonit Cetra – JB 794, Baby Records (2) – JB 794
Formato: Vinile, 7", 45 RPM, Jukebox
Paese: Italy
Uscita: 1983
Genere: Rock
Stile: Pop Rock

New Trolls La Mia Generazione

Written-By – Cheope, G. Belleno, D. Di Palo, A. Belloni, V. De Scalzi

New Trolls – Amici
Etichetta: Ricordi – SMRL 6384
Formato:Vinile, LP, Album
Paese: Italy
Uscita: 1988
Genere: Rock, Pop
New Trolls On The Broadway
(musica e testo di Giovanni Belleno, Vittorio De Scalzi, Domenico Di Palo)
New Trolls – Concerto Grosso Per I New Trolls
Etichetta: Seven Seas – GXF 2043
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Gatefold
Uscita: 1979
Genere: Rock, Stage & Screen
New Trolls - (concerto grosso) Adagio - Guitar, Flute – Vittorio De Scalzi

Mauro Ferrari - Infinitamente piccolo, infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno, Mondadori - Presentazione: 26 luglio 2022 Napoli, Hotel Royal Continental

  • Cos’è “boh”?
  • Martedì 26 luglio 2022 ore 17:30 – Napoli – Hotel Royal Continental, Via Partenope, 38
  • Presentazione dell’ultimo libro di Mauro Ferrari
  • Infinitamente piccolo, infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno, Mondadori
  • Sarà presentato Martedì 26 luglio 2022 alle ore 17:30 a Napoli, presso l’Hotel Royal Continental (Via Partenope, 38), l’ultimo libro di Mauro Ferrari
Infinitamente piccolo, infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno, edito da Mondadori.
“Cos’è “boh”? Un’espressione di incertezza, sconcerto, scetticismo, incredulità.
Uno stratagemma di comunicazione, atto a prendere tempo, attirare l’attenzione, creare un po’ di suspense, specialmente all’inizio di una presentazione o di una comunicazione verbale. (O scritta, dear, nel nostro caso.) Particolarmente adatto a tenere gli interlocutori in sospeso, mentre la comunicazione vera viene effettuata attraverso espressioni facciali – body language -, ad esempio guardandoti dritto negli occhi. Un boh ammiccante e sincero, magari alzando una spalla, ha spesso una valenza di comunicazione positiva. Se tutto maiuscolo, magari le iniziali del Bulgarian Office of Health. Oppure un termine colloquiale, in un mondo editoriale che non esiste, e che talvolta significa “Parte”, specialmente se scritto da uno che non è uno scrittore, e non lo sarà mai. Il che forse giustifica che le metafore del sottotitolo non sono proprio tutte metafore, ma appunto: boh.
Alla fine, la vita diventa più facile e persino gradevole se segui tre semplici metalogie indicatorie, che ho un po’ adottato come principi di vita:…”
Infinitamente piccolo, come una particella. Infinitamente grande, come la vita, o come la passione per la ricerca.
Mauro Ferrari, il gigante della nanomedicina, racconta la sua storia di scienziato e di uomo. Lo fa a modo suo, mescolando le discipline, giocando con le parole, suonando tutti gli strumenti a sua disposizione per trasmettere sempre lo stesso pensiero: bisogna amare la vita e lasciarsi vivere da lei.
Il dolore, l’abbandono, la perdita sono comuni a tutti, saperli gestire e trasformare in qualcosa di buono è il segreto di pochi. Mauro Ferrari è uno di questi. Appena trentenne ha visto morire di cancro l’amatissima moglie senza poterla salvare, e da allora si è dedicato alla ricerca di una cura efficace contro le metastasi. A quello che lui, con tipico understatement, definisce “il mio mestiere di scienziato improbabile in cerca di una cura forse impossibile per le metastasi epatiche e polmonari”.
E così, con una squadra di giovani biologi, matematici, medici, ingegneri, chimici venuti da tutto il mondo, ha inventato la nanomedicina, un sistema per veicolare il farmaco direttamente nelle cellule malate. Un gigantesco passo avanti nella terapia dei tumori.
In questo libro la vicenda umana dell’autore (la perdita della prima moglie, le gioie dei cinque figli, il secondo matrimonio, l’abbandono del padre, la ricerca delle origini, le profonde amicizie umane e animali) e quella scientifica (una carriera strepitosa, un numero infinito di lauree, premi, riconoscimenti per le sue scoperte fondamentali) si intrecciano, coinvolgendo il lettore in un’ardua ma affascinante maratona, alla fine della quale si renderà conto di aver imparato molto.
Infinitamente piccolo, infinitamente grande è infatti come un viaggio nella mente di uno scienziato, dove al posto di numeri e formule si scopre un paesaggio fatto di musica, di creatività, di natura, di amore. Tutte cose che aiutano nella ricerca dell’eccellenza. Tutte risorse magiche alla portata di chiunque.
Mauro Ferrari, nato a Padova nel 1959, è un accademico e imprenditore, impegnato nella ricerca sulle nanotecnologie applicate alla cura dei tumori. Dopo la laurea in Matematica all’Università di Padova si trasferisce negli Stati Uniti, dove nel 1987 consegue il Master e il Ph.D. in Ingegneria Meccanica alla University of California di Berkeley e inizia subito la carriera come professore di Ingegneria dei Materiali e Ingegneria Civile. Dal 2000 al 2006 è professore ordinario di Ingegneria Meccanica e di Medicina Interna, e direttore del dipartimento di Ingegneria Biomedica alla Ohio State University. Contemporaneamente studia medicina e collabora con il National Cancer Institute a Bethesda, dove dirige il lancio del programma federale USA di nanotecnologia applicata al cancro, con un investimento superiore a un miliardo di dollari. Nel 2006 si trasferisce in Texas, dove è professore ordinario di Medicina Interna e direttore del dipartimento di Nanomedicina alla University of Texas di Houston e professore ordinario di Terapie Sperimentali (University of Texas M.D. Anderson Cancer Center). Assume quindi l’incarico di presidente e amministratore delegato del Methodist Hospital Research Institute per dieci anni, e a seguire la presidenza, durata tre mesi, dell’European Research Council. Attualmente è presidente e amministratore delegato di BrYet Pharma, consigliere d’amministrazione di Arrowhead Pharmaceutics e professore di Scienze Farmaceutiche all’Università di Washington. In Italia è membro (straniero!) dell’Accademia Nazionale delle Scienze “dei Quaranta”, e ha ricevuto lauree ad honorem dalle università di Napoli Federico II e di Palermo. Oltre a un lunghissimo curriculum di premi, incarichi e partecipazioni a ricerche dalle quali sono nati alcuni dei farmaci più innovativi per la cura dei tumori, Mauro Ferrari conta 60 brevetti a suo nome e oltre 500 pubblicazioni su riviste internazionali.

    mercoledì 20 luglio 2022

    Elena Canino: Napoli borghese e Napoli guerra e pace. Stamperia del Valentino

     Elena Canino, autrice, traduttrice e una delle prime donne reporter italiane. Nei volumi Napoli borghese e Napoli guerra e pace proposti da Stamperia del Valentino come letture estive

    Sono due i titoli a firma Elena Canino – interessante e un po’ dimenticata autrice della prima metà del Novecento – che Stamperia del Valentino propone e consiglia come lettura coinvolgente e non banale a cui dedicarsi durante le vacanze estive.

    Si tratta di Napoli borghese (con la prefazione di Michela De Giorgio – pagg 268, euro 18), affresco veritiero, ironico, a volte amaro, altre tenero della classe borghese nella Napoli degli anni della Canino, attraverso memorie e bozzetti di “vita vissuta”, e di Napoli guerra e pace - Spigolature di vita napoletana. Uno sguardo femminile sul Secondo conflitto mondiale che si dipana sullo sfondo tragico di vicende di guerra. Qui la penna di Elena Canino traccia un aspetto privato, personale, del vissuto bellico – tra occupazioni e sfollamenti – della sua famiglia: la guerra osservata da una villa, alle radici di Posillipo da un lato e del vecchio Vomero dall’altro, con i comandi tedesco prima, inglese poi a violentare l’intimità familiare, gli esodi alla ricerca di un’utopica provincia affrancata dallo spettro dei bombardamenti, l’attesa mai rassegnata degli eventi. Elena Canino narra tutto questo con l’ironia amara che attraversa le sue opere, con il gusto del paradosso e del grottesco. Un osservatorio privilegiato sulla guerra della gente comune, alle prese con i problemi che il conflitto apportò nella vita di tutti i giorni, pronta allo stesso modo a finire repentinamente o a continuare fortunosamente, mai però dimenticando – lontano dai grandi burattinai del conflitto – quell’umanità che solo la sofferenza, l’incertezza e l’attesa di un tragico epilogo sa efficacemente evocare.

    Napoli guerra e pace che si apre con l’appassionante prefazione di Isabella Canino, figlia di Elena – è una selezione organica di articoli giornalistici apparsi a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, mai prima d’ora raccolti in volume.

    Elena Canino fu autrice di Valentino Bompiani e Leo Longanesi. Collaborò a diverse testate giornalistiche anche attraverso preziosi “resoconti di viaggio”. Scomparsa prematuramente nel 1957, a parte i suoi numerosissimi articoli, ha lasciato solo tre libri: La vera signora – di concerto con Giovanni Ansaldo, che scrisse lo speculare Il vero signore, firmandosi per l’occasione con lo pseudonimo di Willy Farnese – e poi Clotilde tra due guerre e questo Napoli borghese, tutti a suo tempo pubblicati nelle Edizioni del Borghese di Longanesi. L’attualità degli scritti della Canino è testimoniata dall’interesse che attorno ad essi si è recentemente risvegliato: Clotilde tra due guerre è stato riproposto dalla Casa Editrice Le Lettere di Firenze nel 2005 e Napoli borghese, in quello stesso anno, da Stamperia del Valentino che ora ripropone la nuova edizione presente nella collana I Cinquecento, pagg 165, euro 16.

    Elena Canino Dalla biografia presente nel volume Napoli borghese scritta dalla figlia Isabella

    “Ad una signora un po’ snob che le chiese un giorno, riferendosi ad una comune conoscenza, “Come nasce?” Elena rispose beffarda: “Di parto”. Le cose ovvie, banali, leziose l’irritavano e, una volta superata la giovanile timidezza, non esitò mai ad essere di lingua tagliente ed arguta. Nacque quindi “di parto” a Roma nel 1898 nel palazzo di Fontana di Trevi. Era una bambina - come mostrano vecchie fotografie - placida, bionda, con pensosi occhi celesti. Occhi che però già osservava no il mondo che la circondava con grande attenzione. I primi anni della sua vita furono sereni e solitari, con una madre amorevole ma rigorosa e severa, e un padre com’erano i padri di quell’epoca: distanti, distaccati. La figura paterna induceva al rispetto, al timore, certamente non a familiarità o dialoghi. E il padre di Elena, magistrato, non faceva certo eccezione. Nel 1909 la famiglia di Elena si trasferì a Napoli, in seguito alla promozione del padre cancelliere capo presso il tribunale di quella città. Napoli fu il primo vero mondo di Elena. Mille spunti, mille personaggi e curiosità si offrirono ai suoi occhi. Cominciò a memorizza re quei personaggi e quelle curiosità che più tardi avrebbe descritto nei racconti su Napoli.

    (...)Oltre alle traduzioni, teneva anche un diario che in seguito doveva divenire il suo primo ed unico romanzo, Clotilde fra due guerre, pubblicato nel 1957 dalla Longanesi e riedito ora, nel 2005, da Le Lettere di Firenze grazie all’interessamento di Michela De Giorgio. “Clotilde” venne scritto a Sorrento, dove la Canino era sfollata perché la sua casa a Napoli era stata requisita. Le condizioni di quegli anni di guerra erano tristissime e lo scrivere l’unico conforto. Finita l’occupazione e la guerra fu Ansaldo a presentarla a Leo Longanesi e fu Carlo Zaghi ad iniziarla ai viaggi ed a sollecitare gli articoli e reportages dall’estero per la terza pagina del quotidiano che dirigeva: Il Giornale. Elena cominciò quindi a viaggiare e visitò Inghilterra, Spagna, Francia, Olanda e gli Stati Uniti. I reportages di quei viaggi – una novità alla fine degli anni ’40 – entusiasmarono i lettori italiani come hanno dimostrato fasci di missive e biglietti di rimpianto, scritti da gente del tutto sconosciuta quando successe l’irreparabile, nel 1957. La gente si era divertita grazie al piglio dei suoi articoli, aveva imparato a conoscere usi e costumi nuovi ed a sorridere dopo gli orrori della guerra”.

    Della stessa collana Guarda il catalogo: www.stamperiadelvalentino.it

    lunedì 18 luglio 2022

    Napoli – Il Clubino – Martedì 19 Luglio 2022: Presentazione di ” TACCUINO DI NAPOLI “

    Martedì 19 Luglio ore 19.00
    Presentazione di ” TACCUINO DI NAPOLI
    Raccolta di pensieri sulla nostra città curata da DONATELLA SCHISA E GIULIO PERRONE.
    Un taccuino per rendere onore a Napoli con le parole di chi ci è nato, di chi ci vive e di chi la ama e ogni tanto la soffre come tutte le città imprendibili e sfuggenti. Ma anche uno spazio dove poter annotare i propri pensieri e le proprie storie, un vero diario dell’anima.
    Ingresso libero.
    Il Clubino è un’associazione culturale che ha sede a Napoli, nel cuore del Vomero, in via Luca Giordano. Le iniziative promosse dall’associazione sono molte e diverse tra di esse per andare incontro a tanti interessi.
    DONATELLA SCHISA è nata e vive a Napoli, dove si è laureata in Giurisprudenza. Per alcuni anni ha esercitato la professione di avvocato, collaborato con la Federico II e pubblicato su riviste specializzate. Autrice di numerosi racconti,contenuti in diverse antologie, arriva seconda alla XXV edizione del Premio Nazionale Megaris 2016 per la narrativa. Il suo primo romanzo ” il posto giusto”, pubblicato nel Marzo 2017 con l’ Euridita, riceve una menzione d’onore al Premio Quasimodo 2017, una Menzione di merito al premio Megaris 2017, risulta finalista al Premio Letterario Giovane Holden 2018 e selezionato come opera prima al Premio Letterario Città di Como 2018. Anche ” La nebbia quando sale” è stato finalista per la sezione Romanzo Inedito al Premio Letterario Giovane Holden.
    GIULIO PERRONE vive a Roma, dove nel 2005 ha fondato la casa editrice che porta il suo nome.

    domenica 3 luglio 2022

    #alTempoNelTempo - I Camaleonti,

     

    I Camaleonti, precedentemente denominati Mods e Beatnicks, sono un complesso musicale italiano nato negli anni sessanta come parte del movimento musicale del beat italiano.

    Le origini dei Camaleonti vanno ricercate al Santa Tecla di Milano, nella band di Memo Remigi e nella formazione Le Ombre di Augusto Righetti. È il chitarrista Riki Maiocchi che, sul finire del 1963, nella prima interpella il giovane tastierista Tonino Cripezzi e nella seconda il chitarrista Gerry Manzoli, il batterista Paolo de Ceglie e il bassista Livio Macchia, proponendo loro di creare un nuovo gruppo musicale.

    Il genere scelto è la musica beat, nata poco prima in Inghilterra e rapidamente diffusasi in Europa e negli USA. 

    Nel 1965, dopo aver definitivamente scelto la denominazione di Camaleonti, il gruppo si presenta al primo "Raduno Beat" milanese dove viene notato da Miki Del Prete, collaboratore e paroliere di Adriano Celentano, che offre ai Camaleonti un contratto con la l'etichetta Kansas, casa discografica che gravita intorno al Clan Celentano, fondata dallo stesso Del Prete e da Domenico Serengay. Il successo arriva quasi subito, cavalcando il fenomeno beat con Chiedi Chiedi e Sha la la la la (cover di La La La La La del gruppo messicano-statunitense The Blendells) che nel 1966 vende 40.000 copie.

    Dopo la defezione di Riki Maiocchi, che si dedica alla carriera solista, l'anno d'oro è il 1968, in cui raggiunge la vetta delle classifiche di vendita con L'ora dell'amore (versione italiana di Homburg dei Procol Harum). 

    Questo brano diventa un inno dei giovani di allora e rimane al 1º posto della classifica dei dischi per 10 settimane vendendo 1.600.000 copie, successo bissato da Io per lei (cover di To Give di Frankie Valli) che arriva al 9º posto e di Applausi, nuovo primo posto con 900.000 copie vendute.

    Con Mamma mia (scritta da Mogol e Lucio Battisti), con Viso d'angelo (scritta da Pace e Panzeri) e poi con Eternità, presentata al Festival di Sanremo (presentata in coppia con Ornella Vanoni, che nella versione della band milanese arriva fino al secondo posto in hit parade e resta in classifica per tredici settimane), il complesso si affaccia agli anni settanta al massimo della sua popolarità: questi sono anche gli anni dei dischi d'oro, delle Maschere d'Argento e altre attestazioni varie.

    La formazione ritorna ufficialmente un quintetto con l'ingresso di Dave Sumner, già facente parte dei Primitives di Mal e dei Saien (Cyan) Three di Patty Pravo.

    Nel 1972 partecipano a Un disco per l'estate, ma vengono esclusi dalle finali.

    Sono presenti al Festival di Sanremo con Come sei bella nel 1973 e nell'estate dello stesso anno vincono "Un disco per l'estate" con la canzone Perché ti amo, altro primo posto in classifica per settimane. Seguono nuovi successi a Canzonissima con Amicizia e amore, a Un disco per l'estate 1975 con Piccola Venere e due partecipazioni al Festival di Sanremo, con Cuore di vetro (1976) e Quell'attimo in più (1979) con la quale arrivano terzi.

    Dave Sumner decide di lasciare il gruppo nel 1981, sostituito da Vincenzo Mancuso.

    Nel 1985, Vincenzo Mancuso si separa dal gruppo, avendo intrapreso un'impegnativa collaborazione (come musicista e poi anche come produttore) con Francesco De Gregori, e permette l'ingresso al giovane (all'epoca ventisettenne) Valerio Veronese, valente e preparatissimo chitarrista, tutt'oggi in formazione. 

    Nel 1993 tornano al Festival di Sanremo cantando (insieme ai Dik Dik e Maurizio Vandelli) la canzone nostalgica Come passa il tempo che, anche se viene eliminata, riscuote un discreto successo.

    Nel 2009 i Camaleonti partecipano alla trasmissione di Raiuno "I Migliori Anni" condotta da Carlo Conti e intraprendono un tour invernale in Canada, riscuotendo un grandissimo successo. 

    Il 25 settembre 2013 partecipano al concerto per festeggiare i cinquant'anni di carriera di Gian Pieretti.

    martedì 7 giugno 2022

    ..e mi domandi cosa è la guerra - C'è un tempo per bandiere diverse Diversi nomi che trovi difficili da pronunciare...

     La cosa più affascinante di Sarajevo è appunto questa testarda urbanità che sopravvive agli inverni, ai cannoni, alle restrizioni alimentari, all'assenza di luce, acqua e gas. Non capisco davvero perché le grandi televisioni mondiali siano andate laggiù a cercare immagini di morte. Non hanno capito nulla. In guerra, la vera immagine di Sarajevo era la vita. Il suo centellinare ogni residuo comfort, il suo attaccamento testardo ai riti di un'antica vita borghese. A due passi dal rancido delle trincee, i teatri funzionavano, la gente sapeva di sapone, le donne mettevano il rossetto e facevano la messa in piega, persino i soldati tornavano dal fronte con una loro pallida, estenuata nobiltà.

    Nella moviola della mia mente, Sarajevo è un signore in giacca e cravatta che esce perfettamente sbarbato da un rudere che è casa sua, è il vecchio Mujo Kulenović che aggiusta il tetto della bottega, è un musulmano che in centro quasi si inchina davanti a un parroco cattolico. Sarajevo è una pentola che non ha mai toccato carne di maiale e che nelle case ortodosse e cattoliche è sempre pronta per gli ospiti di religione islamica; è Kanita Fočaka che a trecento metri dalle linee serbe apre una scuola di buone maniere; è una fila di bambini disciplinati che vanno, in mezzo alla guerra, a imparare il bon ton.

    (Paolo Rumiz, da "Maschere per un massacro", Editori Riuniti, Roma 1996)

    L'idea per la canzone è frutto della collaborazione con il giornalista Bill Carter regista del documentario omonimo. Dal palco dello ZooTV, gli U2 fecero numerosi collegamenti in diretta con Bill Carter a Sarajevo per sensibilizzare il pubblico europeo sulla sanguinosa guerra in Bosnia.
    Nell'esecuzione dal vivo del 12/9/1995, a Modena al "Pavarotti and Friends", Alla fine di "Miss Sarajevo" Bono cita il poema croato "Dubrovka" (cioè "La ragusea", o "La ragazza di Dubrovnik"), scritto nel 17° secolo da poeta Ivan Gundulić (in italiano "Giovanni Gondola", anch'egli nativo di Ragusa/Dubrovnik): "O lijepa, o draga, o slatka slobodo." che significa: "Oh bella, oh cara, oh dolce libertà." From "Miss Sarajevo"


    This video for the 1995 Passengers single Miss Sarajevo from the album Original Soundtracks 1 is directed by Bill Carter. It features footage from his documentary of the same name, filmed in war-torn Bosnia in 1993, and includes the capital city’s beauty contest which was held in a basement at the time to avoid attack.
    C'è un tempo per correre al riparo
    C'è un tempo per vantarsi dei baci dati
    C'è un tempo per bandiere diverse
    Diversi nomi che trovi difficili da pronunciare

    C'è un tempo per la prima comunione
    Un tempo per gli East 17
    C'è un tempo per voltarsi verso la Mecca
    C'è un tempo per essere una regina di bellezza

    Eccola, la bellezza gioca a fare il clown
    Eccola, surreale con la sua corona 

    mercoledì 18 maggio 2022

    #VariAzioni ...inMusica - Via con me (pubblicata anche col titolo Via con me (It's wonderful))

    Via con me (pubblicata anche col titolo Via con me (It's wonderful)) è un brano musicale del cantautore Paolo Conte, inserito nell'album Paris milonga del 1981. La canzone è stata registrata per la prima volta allo studio Format di Torino. Il brano è presente anche nella raccolta Tutto Conte - Via con me (2008).
    Nel 2013 il gruppo musicale italiano Swingrowers ha pubblicato una versione cover 
    Swingrowers – Via Con Me (Do Not Cover, Pt. 1)
    Etichetta: Freshly Squeezed Music – ZESTEP051A
    Formato:  File, MP3
    Uscita: Apr 26, 2013
    Genere: Electronic
    Fashion film by Valentino for uomo fragrance, featuring Louis Garrel.
    Background soundtrack is an Italian song "Via con me" by Paolo Conte.
    La canzone di Paolo conte inserita in questo godibilissimo film con Meg Ryan e Kevin Kline

    lunedì 2 maggio 2022

    #PasseggiArte - Il Giudizio di Paride

    Il Giudizio di Paride, nella mitologia greca, è una delle cause della guerra di Troia e (nella più tarda versione della storia) della fondazione di Roma.
    Zeus allestì un banchetto per la celebrazione del matrimonio di Peleo e Teti, futuri genitori di Achille. Eris, la dea della discordia, non venne invitata e, irritata per questo oltraggio, raggiunse il luogo del banchetto e gettò una mela d'oro con l'iscrizione "alla più bella".
    Le tre dee che la pretesero, scatenando litigi furibondi, furono Era, Atena e Afrodite. Esse parlarono con Zeus per convincerlo a scegliere la più bella tra loro, ma il padre degli dèi, non sapendo a chi consegnarla, stabilì che a decidere chi fosse la più bella non potesse essere che il più bello dei mortali, cioè Paride, inconsapevole principe di Troia, il quale era prediletto dal dio Ares.
    Ermes fu incaricato di portare le tre dee dal giovane troiano, che ancora viveva tra i pastori e conduceva al pascolo le pecore, e ognuna di loro gli promise una ricompensa in cambio della mela: Atena lo avrebbe reso sapiente e imbattibile in guerra, consentendogli di superare ogni guerriero; Era promise ricchezza e poteri immensi, tanto che a un suo gesto interi popoli si sarebbero sottomessi, e tanta gloria che il suo nome sarebbe riecheggiato fino alle stelle; Afrodite gli avrebbe concesso l'amore della donna più bella del mondo.
    Paride favorì quest'ultima, scatenando l'ira delle altre due. La dea dell'amore aiutò quindi Paride a rapire Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, e il fatto fu la causa scatenante della guerra di Troia.
    Il giudizio di Paride fu un motivo molto amato nel Medioevo perché permetteva una interpretazione morale o tropologica delle diverse opzioni che si presentano all'uomo nella sua entrata nell'età adulta: la saggezza di Atena-Minerva rappresentava la vita contemplativa, le ricchezze di Era-Giunone la vita attiva, e l'amore di Afrodite-Venere la vita di piaceri. È con questa funzione che l'episodio è raccolto, per esempio, nello Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais.
    Anche Raimondo Lullo riprende questo esempio, nell'Arbre exemplifical, ma lo rilegge in chiave completamente diversa e metafisica, parlando di come «il Cerchio, il Quadrato e il Triangolo si incontrarono in Quantità, che era la loro madre, la quale aveva un pomo d'oro e domandò ai suoi figli se sapevano a quale dovesse dare quel pomo d'oro».