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venerdì 19 novembre 2021

#alTempoNelTempo - Sahara romanzo scritto da Clive Cussler. Da esso è stato tratto un film omonimo nel 2005.

Sahara è un romanzo scritto da Clive Cussler, facente parte del ciclo narrativo delle avventure di Dirk Pitt. Da esso è stato tratto un film omonimo nel 2005.
1865: La corazzata Texas, punta di diamante della marina confederata, sembra svanire nel nulla, inghiottita dalle nebbie durante una missione disperata. 1931: L'intrepida aviatrice Kitty Mannock scompare misteriosamente durante il tentativo di trasvolare il Sahara.
Oltre mezzo secolo dopo, una devastante invasione di alghe rosse sta per chiudere in una morsa letale il mondo intero.
Dirk Pitt e Al Giordino, protagonisti della maggior parte dei libri di Clive Cussler, sono questa volta impegnati in una missione da cui potrebbe dipendere il destino del mondo. Una devastante invasione di alghe, la cui crescita viene enormemente aumentata da un composto chimico, rischia di risucchiare tutto l'ossigeno del pianeta. Pitt scoprirà l'origine del composto chimico risalendo il Niger, poi verrà catturato dallo spietato industriale Yves Massarde, responsabile del disastro.
Lui e Giordino riescono a fuggire e, seguendo le tracce dell'inquinamento, raggiungono una centrale di smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi di proprietà di Massarde. Scoprono che in realtà è solo una copertura, e la maggior parte dei rifiuti pericolosissimi vengono nascosti sotto terra, da cui filtrano fino al corso del fiume Niger, che sfocia nell'oceano. Ancora una volta vengono catturati e poi vengono spediti alle miniere di Tebezza, dei veri e propri lager in cui sono tenuti in condizioni precarie prigionieri di guerra e persone che conoscono la verità sugli orrendi crimini compiuti da Massarde e dal tiranno che controlla il paese del Mali servendosi di un "presidente bamboccio": Zateb Kazim.
Sahara è un film del 2005, diretto da Breck Eisner, con Matthew McConaughey e Penélope Cruz. È tratto dall'omonimo romanzo di Clive Cussler (anche se lo stesso autore ha molto criticato la sceneggiatura del film, considerandola troppo distante dal libro). Produzione costosissima, recuperò solo la metà delle spese al botteghino.
Il film fu in parte girato in Gran Bretagna e Spagna, ma la maggior parte delle riprese si svolse in Marocco, divenuto un popolare sito per i registi statunitensi grazie a clima accogliente, tasso di cambio favorevole e manodopera a basso costo.
L'attore Lambert Wilson, che interpreta il ruolo di Yves Massarde, ha recitato anche nel film omonimo del 1983.


sabato 14 agosto 2021

Passaggio in ombra romanzo della scrittrice italiana Mariateresa Di Lascia pubblicato postumo nel 1995.

Il libro vinse il Premio Strega nello stesso anno; queste circostanze spinsero l’editore Feltrinelli a pubblicizzarlo in modo analogo a com’era successo molti anni prima con Il Gattopardo.
La narratrice, Chiara D’Auria, è una donna di mezza età non sposata che vive in una città dell’Italia meridionale, nell’appartamento lasciatole in eredità dalla prozia Peppina Curatore, che le era legatissima. Sentendo approssimarsi la morte, essa si mette a rievocare gli eventi della sua vita e di quelle dei suoi famigliari.

In un paese della Puglia, poco prima della Seconda guerra mondiale, giunge una nuova levatrice, Anita Riccetti. Di questa s’invaghisce Francesco D’Auria, figlio di un intrallazzatore locale con qualche bene al sole chiamato Tripoli per aver combattuto nella guerra italo-turca. Quando l’Italia entra in guerra, Francesco si arruola volontario nelle camicie nere ed è inviato nella Jugoslavia occupata; dopo l’8 settembre 1943 diserta e si unisce ai partigiani.
Nel frattempo Anita ha dato alla luce una bambina, Chiara, che viene vezzeggiata dalla prozia donna Peppina Curatore, sorella di Tripoli, che non ha potuto avere figli, e dalla zia Giuppina, sorella di Francesco, che ha avuto in giovane età un figlio naturale che è stato mandato lontano per volontà di donna Peppina che teneva all’onorabilità della famiglia.
Francesco, tornato a casa al termine delle ostilità, riconosce la bambina e le dà il proprio cognome. Grazie alle trame del padre, che ha dei legami con un potente sottosegretario, egli viene assunto nel Consorzio agrario e, per promuovere la vocazione cerealicola della zona, organizza una fiera del grano, ma i raccolti dei contadini che gli erano stati consegnati gli vengono rubati e due sacchi sono ritrovati in un rustico di proprietà dei D’Auria. Francesco, consigliatosi con l’amico Giovanni Cantalupa denuncia il fatto ai carabinieri ma viene riconosciuto colpevole e condannato a quattro anni di carcere. Rocco Gessano, possidente e compaesano, chiede al sottosegretario di dare a suo nipote il posto che era stato di Francesco al consorzio, suscitando i sospetti di Tripoli, che grazie all’aiuto di Cantalupa scopre che i ladri sono stati proprio degli uomini di Gessano, che tuttavia si guardano bene dal fare il nome del mandante del furto. Francesco viene comunque scarcerato e decide di sposare Anita.
Chiara, che con l’inizio delle scuole medie è andata a vivere in città con donna Peppina e il marito per motivi di comodità, viene richiamata al paese natale perché la madre sta morendo di tifo. Per lei è la prima occasione di rivedere suo padre dopo che, alcuni anni prima, non si è presentato all’altare il giorno del matrimonio: gli dichiara che non potrà mai perdonarlo.
Mentre frequenta il liceo classico, Chiara intreccia una relazione epistolare col cugino Saverio, figlio di Giuppina, che ha ripreso i rapporti con la madre all’insaputa di donna Peppina. Saverio è emigrato in Svizzera dove spera di guadagnare abbastanza per aprire una propria autofficina, e torna in Italia per il servizio militare. Avendo scoperto la corrispondenza tra Chiara e Saverio, Giuppina, che teme il diverso livello culturale tra i due giovani e paventa che possano fare scelte avventate, proibisce ogni contatto tra figlio e nipote. Chiara allora si reca di nascosto nella città dove si trova la caserma di Saverio con l’intenzione di fuggire insieme con lui ma, giuntavi, scopre che il cugino ha chiesto e ottenuto di essere trasferito altrove e non è rintracciabile. Torna allora a casa in compagnia di Giuppina, venuta a prenderla, ma qualcosa si rompe nel suo animo. Frequenta la facoltà di medicina all’università senza convinzione, non arrivando alla laurea, e vede la morte del nonno e della prozia, senza riconciliarsi col padre come questa le aveva raccomandato.Autore:

lunedì 31 maggio 2021

Alberto Bevilacqua - Sorrisi dal mistero

Si tratta di un racconto in persona. E' Alberto Bevilacqua che parla della sua vita. Dei suoi amici, dei suoi amori. Lo fa in modo non troppo ordinato, a dire il vero. Questa l'impressione che ne ho avuto io.
Lui, uno degli acrobati della vita: un gruppo di amici molto particolari, ognuno con le sue peculiarità, con i propri modi di fare, abitudini e necessità. Tutti accomunati da un'amicizia funambolica, quella che accomuna persone che sono pronte a fare acrobazie nella loro vita.
Quelli di cui parla Bevilacqua sono amici che già dal loro soprannome rendono l'idea di dare vita ad una "banda" un po' speciale.
La PasionariaFiodorZamoraRondine e Pepper. E c'è lui. Il narratore. Colui che narra l'incontro con una giovane donna misteriosa, dal passato misterioso e sconosciuto anche a lei stessa, dal presente sconvolgente, sbandato, fuori da ogni canone di normalità, apparentemente senza futuro. Storie di vita che vengono narrate a tratti, quasi come delle pennellate di colore calate su una tela bianca che si compone, pian piano, di forme prive di contorni definiti. Ogni personaggio ha una personalità che viene tratteggiata, secondo me, tanto da lasciar intendere senza andare troppo in profondità.
Una narrazione poco lineare, a tratti. Musicale, delicata ma a volte poco lineare. Questo è ciò che mi ha maggiormente spiazzata nella lettura di questo libro. Probabilmente è stato il pedaggio che ho dovuto pagare - questo mio smarrimento - per la mia iniziazione alle opere letterarie di un Bevilacqua che non conoscevo, se non di nome e di fama.
E' come se venissero narrate storie e fatti fine a loro stessi... come quanto l'autore parla delle donne avute in passato. Trovo che non fosse proprio necessario un riferimento del genere. O, probabilmente, sono io che non sono riscita a capire appieno l'opportunità di una narrazione di questo genere.
Come dei flash back, delle immagini sparse che galleggiano sopra ad una storia che in se è piuttosto semplice. Vite che si incontrano, che fanno parte di un unico quadro che in alcuni momenti stena a prendere forma.
E forse, in alcuni passaggi del romanzo, è stata proprio l'immagine dell'autore - così come lo conosco io dalla tv - mi ha ancor più spiazzata perché ho fatto fatica a vedere quel volto, quelle mani, quella voce in determinate circostanze narrate. http://libri-stefania.blogspot.com/2010/06/sorrisi-dal-mistero-alberto-bevilacqua.html 

domenica 25 aprile 2021

#Tratti e #Ritratti dedicati . Il mio West film diretto da Giovanni Veronesi liberamente tratto dal romanzo Jodo Cartamigli di Vincenzo Pardini.

Il mio West è un film del 1998 diretto da Giovanni Veronesi con Leonardo Pieraccioni, Harvey Keitel, David Bowie ed Alessia Marcuzzi. Il film è liberamente tratto dal romanzo Jodo Cartamigli di Vincenzo Pardini.
La storia inizia nel verso la fine del 1800 a Basin Field, un piccolo villaggio sulle pendici delle grandi montagne del "Far West" che confinano con il Canada e racconta lo stile di vita idealistico del medico del villaggio e contadino occidentale "Doc" (Pieraccioni), di sua moglie pellerossa Perla (Holt) e del figlio mezzosangue avuto da lei, Jeremiah (Mercredi).
La loro vita viene interrotta quando il vecchio pistolero e padre di Doc, Johnny Lowen (Keitel) si presenta all'improvviso e dopo vent'anni nella loro fattoria dicendo di essere tornato a casa e di volersi riposare e di essere in pensione. Ma la famiglia non è contenta del suo ritorno, dato il suo stile di vita passato e i maltrattamenti subiti per causa sua.
Dopo il suo arrivo, nel villaggio giunge anche Jack Sikora (Bowie) che da anni stava inseguendo Johnny. Jack è determinato a uccidere Johnny e fa di tutto per costringere il suo rivale ad accettare un duello mortale, così la tenutaria del saloon Mary (Marcuzzi) cerca di uccidere Sikora ma viene uccisa a sua volta e, data la riluttanza di Johnny ad accettare un duello, Jack rapisce il giovane Jeremiah.

#Narrazioni a Sipario Chiuso. Ritratto di provincia in rosso - Paolo Levi | Al piacere di rivederla film del 1976 diretto da Marco Leto

Ritratto di provincia in rosso. Prima edizione
L’esordio come romanziere di Paolo Levi ci porta in una ricca e innominata cittadina ad ottanta chilometri da Roma e, soprattutto, ci presenta Mario Aldara, un investigatore davvero anticonvenzionale.
Sono gli anni in cui l’onda del Boom sta passando, ma ha lasciato il nostro Paese molto ricco, soprattutto quella parte della provincia italiana che fino a qualche anno prima viveva miseramente solo di agricoltura. E, insieme ai soldi, sono arrivati vizi e cattiverie.
Il riservato e introverso Aldara lavora in un anonimo ufficio del Ministero degli Interni. Viste le sue origini che lo hanno fatto nascere in quella cittadina, e il suo ruolo del tutto estraneo alle indagini sul campo, viene inviato ufficiosamente dal suo capo per indagare sul suicidio di Cesare Bonfigli, noto politico della regione.
Accattivante giallo all’italiana che dipinge una provincia oscura e corrotta proprio come la grande città. valeriotagliaferri.it
Al piacere di rivederla è un film del 1976 diretto da Marco Leto, tratto dal romanzo Ritratto di provincia in rosso di Paolo Levi. L'autore del romanzo fu anche sceneggiatore insieme con il regista, con Maurizio Costanzo e Ruggero Maccari

sabato 17 aprile 2021

Le seduttrici (A Good Woman) film del 2004 diretto da Mike Barker. (adattamento cinematografico de Il ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde.)

Le seduttrici (A Good Woman) è un film del 2004 diretto da Mike Barker.
Il film, interpretato da Scarlett Johansson e Helen Hunt ed ambientato ad Atrani e Amalfi, è un adattamento cinematografico de Il ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde.
New York, anni trenta. La signora Erlynne, reduce da due matrimoni, femme fatale dell'alta società, è messa in condizioni di abbandonare la città per l'ostracismo delle innumerevoli mogli esasperate dai tradimenti dei mariti. Così, vende i propri beni per pagarsi un viaggio ad Atrani e Amalfi, dove nella stagione estiva è pieno di ricconi di ogni tipo sui quali mettere gli occhi.
Giunta in Italia, la donna irretisce subito il giovane americano Robert Windermere con il quale viene vista sovente incontrarsi in segreto. La cosa fa immaginare che tra i due sia nata una relazione della quale tutti sembrano essere al corrente tranne la fresca sposa, Lady Meg Windermere. Questa è a sua volta insidiata da un amico di Robert, Lord Darlington, che insinuandole il dubbio la porta a guardare il libretto degli assegni del marito, nel quale c'è traccia di innumerevoli pagamenti alla signora Erlynne. Proprio il giorno della festa di compleanno di Lady Windermere tutti i nodi vengono al pettine.

La giovane donna, convinta che il marito la tradisca con Lady Erlynne, si prepara a tradirlo con Lord Darlington. Ma Lady Erlynne, che in realtà è la mamma di Meg, che lei crede morta, riesce a rimediare a tutto il pasticcio creato, a spese del suo stesso fidanzamento con il maturo Lord Augustus, ricchissimo e a sua volta divorziato. La donna restituisce anche l'ultimo assegno di Robert che per amore della moglie ha pagato la mamma di lei perché non si palesasse, turbando un equilibrio faticosamente raggiunto. Salutata amorevolmente la figlia, dopo aver spiegato tutto il malinteso, si fa da parte senza rivelare la sua vera identità.
  • Alcune donne portano la felicità ovunque vanno, altre ogni volta che vanno via. Io in entrambi i casi: ai mariti piace vedermi arrivare, alle moglie piace vedermi andare via. (Signora Erlynne)
  • Riuscissi a ingannare una ragazza così non sarei scapolo. (Lord Darlington)
  • Dedicarsi al tempo libero è la vera vocazione dell'uomo. (Lord Darlington)
  • È assurdo dividere le persone in buoni e cattivi, le persone sono o affascinanti o noiose. Io sono stato noioso. (Lord Darlington)
  • Se i pensieri degli altri fossero così importanti, non avrebbe senso averne di propri. (Signora Erlynne)
  • C'è qualcosa di peggio che essere oggetto di chiacchiere: passare inosservati e vivere una vita anonima. (Lord Darlington)
  • Dal momento che esistono amori senza matrimonio, esisteranno pure matrimoni senza amore! (Contessa Lucchino) 
Il ventaglio di Lady Windermere (titolo originale Lady Windermere's Fan) è una commedia in quattro atti di Oscar Wilde scritta nel 1892 e rappresentata per la prima volta il 20 febbraio 1892 al St James's Theatre di Londra.

venerdì 16 aprile 2021

#ParoleSenzaTempo. La stanza dello scirocco film diretto da Maurizio Sciarra, tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Campana.

La stanza dello scirocco è un film del 1998 diretto dal regista Maurizio Sciarra. La pellicola è tratta dall'omonimo romanzo di Domenico Campana del 1986.
Con Giancarlo Giannini, Paolo De Vita, Tiziana Lodato, Francesco Benigno, Tony Sperandeo, Valentina Biasio, Lucia Sardo, Maria Terranova, Paola Pace, Maria Rosa Sapienza, Mimmo Cuticchio, Nino Cuticchio, Giorgio Guerrieri, Santo Pennisi, Antonello Puglisi, Pasquale Spadola, Anfleo Milazzo, Giorgio Sparacino, Ignazio Pappalardo, Antonello Grimaldi. Musiche composte da Eugenio Bennato.
Un anziano marchese, perseguitato dal fascismo, ritorna in patria per poter vendere una proprietà. Al suo arrivo nell'incendio del suo palazzo muore il suo maggiordomo. Per non subire le persecuzioni, il Marchese di Acquafurata decide di sostituirsi a lui per poter portare a termine indisturbato il suo piano. Il Partito fascista vorrebbe appropriarsi del palazzo. Ma invece il Marchese, complice il notaio Spatafora, fa ritrovare un falso testamento in cui si regala il palazzo alla coppia più povera del paese.
Entrano in possesso del palazzo due giovani sposi, Vincenzo Labate e sua moglie Rosalia. La bellezza e la ritrosia della giovane donna fanno innamorare l'anziano marchese, che dopo la partenza del marito, confessa il suo amore a Rosalia. La casa ha nel sottosuolo una stanza dello scirocco, sulla quale aleggia una leggenda. Costruita da architetti arabi, si dice che gridando tre volte al suo interno, tutto il palazzo crollerà, senza lasciare scampo ai nemici. Nella stanza si consuma il folle amore tra i due, fino a che i genitori di lei, che hanno subodorato i sentimenti della figlia per il Marchese, non la costringono a lasciare il palazzo per tornare a casa loro. Il Marchese la insegue, le dice che l'aspetterà nella stanza dello scirocco, e da lì la porterà con sé a Parigi, dopo aver beffato i suoi inseguitori fascisti. Ma l'attesa è vana. Al Marchese, in preda al deliro, sembra di sentire la voce della giovane, le urla il suo amore per tre volte, e il palazzo gli crolla addosso. Oramai disilluso, l'uomo va verso la fuga, al mare lo aspetta un motoscafo che lo porterà in salvo. Ma proprio lì troverà Rosalia, e insieme fuggiranno verso la libertà.
La stanza dello scirocco - quasi una leggenda, quasi una metafora - è una particolarità dell'architettura diciamo nobiliare della Sicilia: la stanza in cui trovare riparo e ricreazione nelle ore in cui il vento di sud-est dissecca, come dice l'antico poeta, la mente e le ginocchia. La si può anche immaginare come al centro di un labirinto, con dentro un Minotauro nato da ogni capricciosa e ardua promiscuità. A riparo del tempo meteorologico, la stanza dello scirocco è anche al riparo del tempo storico: per cui traslucide sovrapposizioni di epoche e di eventi vi si possono ricreare o, convergendo in un solo punto, dissolvervisi. Qualcosa di simile e con tentacolari significati, si ha il senso che accada in questa «storia» di Domenico Campana: quasi che la metafora del racconto di Nathaniel Hawthorne, cui l'autore fa ad un certo punto riferimento, venisse a calarsi in altra metafora: siciliana, «gattopardesca».
  • Domenico Campana
  • La stanza dello scirocco
  • 1986

  • La memoria n. 127
  • 124 pagine
  • EAN 9788838902895

sabato 10 aprile 2021

La medea di Porta Medina di Mastriani Francesco

Il romanzo è del 1881.L’incipit merita la citazione: “Verso i principii di questo secolo, alle mura di Castel Capuano o della Vicaria, come più comunemente dicesi dal nostro popolino, dalla parte che risponde alla cappella in cui venivano rinchiusi i condannati a morte, si vedevano esposte sei teste di afforcati.”.
Sono le teste di sei terribili assassini, tre donne e tre uomini.
Il romanzo si interessa di una di queste donne, Coletta Esposito. Trovatella (“era stata gittata nella famosa Buca la sera del 5 marzo 1774”), viene presa in moglie da “un certo Nunzio Pagliarella”, rigattiere “in fama di pessimo arnese”, “un ometto col viso tutto brizzolato di bollicole e pustole e col naso mangiato nelle amorose campagne, con un fulvo parrucchino in capo con l’appendice del codino, con due grosse gambe storte e marciose e con una indecente ventraia.”. Guarito dalla lue, mantiene la promessa fatta alla Madonna di sposare una delle trovatelle (“figlie della Madonna”) rinchiuse nella Santa Casa dell’Annunziata, ed esposte ogni anno, il 25 marzo, giorno dell’Annunziazione, al fine delle nozze.
Il cognome Esposito era comune a tutti i trovatelli.
Coletta aveva cercato di respingere il pretendente Nunzio.
Da subito capiamo che dovremo tenere d’occhio una certa dama che fa la sua comparsa all’improvviso, di cui ancora non si sa il nome, che cerca di evitare il matrimonio con il malaticcio e storpio Nunzio, e offre a Coletta di fare la domestica a casa sua, o in alternativa accettare una dote di mille ducati in caso di scelta delle sciagurate nozze: “Non mi sento di fare la serva. Accetto la dote, e sposerò il vecchio, purché questa dote sia a titolo di donazione a me fatta e della quale io possa liberamente disporre a mio piacimento.”.
Alla vista dei mille ducati, ecco che Mastriani ci dà un segnale e un più che esplicito avviso con questa descrizione: “Gli occhi di Coletta brillarono di fosca luce alla vista di quell’oro; e uno strano sorriso le balenò sul labbro.”.
Alcuni giorni dopo la Pasqua del 1792, si celebrano le nozze: “La sposa avea diciotto anni; lo sposo, sessantaquattro.”.
Volete sapere come trascorse la prima notte di matrimonio? Male, malissimo, e si può dire che non ci fu. L’avvertimento di Coletta fu più che esplicito e definitivo: “Senti, brutto vecchio infistolito, carogna fradicia di orangotango, se tu ardisci di mettermi addosso le tue mani schifose o di toccarmi un’altra volta il viso con quel tuo muso di porco ti giuro per la Madonna dell’Annunziata che io ti strozzo con le mie mani e ti caccio fuori cotesti tuoi occhi ripieni di caccole. Ah! tu ti pensi che io ti abbia sposato veramente, e che tu possa fare di me il tuo piacimento! Puh! per la faccia tua fetente, ti voglio far pagare ben caro la vergogna che tu mi fosti cagione nel mezzo delle mie compagne quando ti colse il prurito di lanciarmi addosso il tuo fazzoletto [era il segnale della scelta]. Io non so chi mi tenesse allora che io non ti mettessi le mani al collo e ti strangolassi, od almeno che io non ti sciupassi cotesto sucido parrucchino che ti copre la zucca. Sappilo una volta per sempre, che io ti ho sposato per i mille ducati che mi dette quella signora, che certamente dovette essere la Madonna che ebbe di me compassione; ma non darti a credere che tu possa rappresentar mai a quattr’occhi con me la parte di marito, perché se ciò tu ti attenti di fare, ti sgraffio con le mie unghie tutte coteste bollicine che hai sul viso, e ti fo piovere sangue come un santo Lazzaro. Hai capito, buffone? Ora vatti a digerire il vino, e lasciami tranquilla, che io passerò qui il resto della notte; e domattina vedremo come si hanno da acconciare queste partite.”. www.bartolomeodimonaco.it
La medea di Porta Medina
EAN: 9788870332872
Data di uscita: 01/07/1988Pagine: 284

venerdì 9 aprile 2021

#PasseggiArte2021parolesenzatempo. Mario Benedetti - La tregua

“Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”: cosí si descriverebbe Martín Santomé, il protagonista di questo classico della letteratura sudamericana. Schiacciato dalla noia di una vita da impiegato di commercio, vedovo con tre figli ormai grandi, guarda al trascorrere del tempo con tranquilla disillusione. E tutto rimarrebbe immobile fino al suo pensionamento, se in ufficio non venisse assunta la giovane Avellaneda, timida e chiusa in una silenziosa bellezza: per lei Santomé sente nascere un amore insperato, che lo porterà a vivere una relazione clandestina, rimettendo il tempo in movimento. Come Svevo in Senilità, La tregua racconta la capacità straordinaria che ha la vita di prendere il vento e gonfiare le vele, per poi, caduto il vento, tornare alla quiete della bonaccia. Con questo romanzo Benedetti ha acquistato notorietà internazionale: il libro ha avuto piú di cento edizioni, è stato tradotto in una ventina di lingue e adattato per il teatro, la radio, la televisione e il cinema. www.edizioninottetempo.it
Mario Benedetti
La tregua
ISBN 9788874525188
Data di pubblicazione: 16-10-2014
N. Pagine: 248
Formato libro: 14x20
Traduzione di Traduzione di Francesco Saba Sardi
Uscito nel 1960, La tregua è un “piccolo classico della letteratura sudamericana“, riscoperto oltre quarant´anni dopo grazie alla pubblicazione da parte dell´editore nottetempo (con la traduzione di Francesco Saba Sardi).
Quello che leggiamo è il diario di Martín Santomé: quarantanovenne di Montevideo, vedovo con tre figli, impiegato di commercio prossimo alla pensione.
Tutto è stato sempre troppo obbligatorio perché potessi sentirmi felice.
Una voce disincantata, malinconica, la voce di un uomo fondamentalmente molto solo che si costringe a far scorrere la vita senza grandi scossoni, emozioni e coinvolgimenti. Eppure gli scossoni arrivano che lo si voglia o no, emozioni e coinvolgimenti anche.
Nel suo ufficio vengono assunti nuovi impiegati, tra cui Laura Avellaneda, ventiquattrenne che liquida inizialmente come trascurabile, per poi innamorarsene follemente (e da lei ricambiato). Così vediamo Santomé lasciarsi poco a poco andare, abbandonarsi a un sentimento che quasi gli sembra nuovo: un sentimento che si nutre di presente, che resta sempre discreto pur facendosi sempre più intenso.
Abbiamo mangiato. Parlato. Riso. Fatto l´amore. È andato tutto talmente a gonfie vele, che non vale la pena di scriverne. Mi sto ripetendo: “Fa´ che duri,” e per fare pressione sul buon Dio tocco legno.
La loro relazione inizia come clandestina, anche per via della differenza d´età. Santomé tituba e si chiede se le tue remore riflettano un grande amore nei confronti di Avellaneda o siano, piuttosto, fatte d´egoismo ed inerzia.
C´è quella che si chiama realtà, e ci sono quelle che si chiamano le apparenze. […] Io la amo a livello di quella che si chiama realtà, ma i problemi si pongono quando penso a quelle che si chiamano apparenze.
Ma ciò non gli impedisce di affittare ed arredare un appartamentino solo per loro due, non gli impedisce nemmeno di passeggiare insieme per le vie della città, sfilando davanti alla Suocera (ovvero la madre della defunta moglie).
Avellaneda — chiamata sempre per cognome da Santomé — è un personaggio straordinario, così sperduta e delicata, che ama di un amore così ingenuo e tuttavia (o forse proprio per questo) così tenace. È lei, più che Santomé, a rendere questo romanzo eccezionale.
A volte ho l´impressione che Avellane da sia come uno stampo che mi si è sistemato nel petto e che lo dilati e lo renda ogni giorno un po´ più capace di provare emozioni.
La scrittura di Benedetti è asciutta eppure lirica, sembra dire poco ma suggerisce tantissimo. E sarà per la forma diaristica, che in qualche modo stimola l´empatia, ma soprattutto le ultime pagine — quelle che seguono il colpo di scena che proprio non ci si aspetta — fanno cadere d´improvviso sul lettore una sensazione di struggimento fuori dal comune.
La tregua è un libro dolente e doloroso, davvero a suo modo un piccolo capolavoro.
È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente pure che mi ha concesso una tregua. www.elisaocchipinti.com

mercoledì 24 febbraio 2021

L' orgoglio di essere bibliotecari. Saggi in ricordo di Maria A. Abenante. Curatore: Vittorio Ponzani

  • L’ orgoglio di essere bibliotecari. Saggi in ricordo di Maria A. Abenante
  • Curatore:Vittorio Ponzani
  • Editore:AIB


Maria A. Abenante (Umbriatico, 13 aprile 1969 – Roma, 28 febbraio 2019) dal 1998 ha lavorato come bibliotecaria presso la Biblioteca multimediale del Consiglio regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo” a Bari, occupandosi di catalogazione, reference, della raccolta e organizzazione di fondi specializzati. Dopo aver fatto parte del Comitato esecutivo regionale AIB Puglia dal 2003 al 2011, dal 2011 al 2017 è k stata eletta nel Comitato esecutivo nazionale AIB, con delega a Lavoro e professione, mentre tra il 2014 e il 2017 è stata Vicepresidente nazionale e coordinatrice dell’Osservatorio Lavoro e professione; dal 2017 fino alla scomparsa è stata presidente della Sezione AIB Puglia. Il presente volume raccoglie gli scritti di amici e colleghi che in questo modo vogliono ricordare la sua umanità, il suo impegno per le biblioteche e per l’Associazione italiana biblioteche, il suo amore per la professione, il suo approccio alle questioni insieme mite e rigoroso.

  • Indice
  • Rosa Maiello, Il sogno di una cosa
    Profilo biografico di Maria A. Abenante
    Bibliografia di Maria A. Abenante
  • Ricordi
    Cecilia Mangini, Michele Santeramo, Raffaele Tarantino, Franco Neri, Giuseppe Bartorilla, Milena Tancredi
  • Biblioteche viste dal Sud
    Giovanni Solimine, Eleonora Pomes, Margherita Rubino, Angelo S. Trisciuzzi, Luciano Carcereri, Rosa Martucci
  • Teca del Mediterraneo
    Waldemaro Morgese, Anna Vita Perrone, Anna Antonia Filograno, Antonio Lovecchio
  • Biblioteche pubbliche, ovvero dell’inclusione
    Francesca Cadeddu, Piero Cavaleri, Sara Chiessi, Cecilia Cognigni, Madel Crasta, Claudio Leombroni, Franco Mercurio, Stefano Parise, Maurizio Vivarelli
  • Professione e etica bibliotecaria
    Luca Bellingeri, Simonetta Buttò, Alberto Petrucciani, Raffaele De Magistris, Ferruccio Diozzi, Chiara Faggiolani, Anna Galluzzi, Agnese Galeffi, Lucia Sardo, Alberto Salarelli
  • Diritti e servizi
    Laura Ballestra, Giovanni Di Domenico, Lucia Di Palo, Manuela D’Urso, Pierluigi Feliciati, Claudio Gamba, Luisa Marquardt, Maria Stella Rasetti, Renato Tamburrini, Simona Turbanti
  • Percorsi bibliografico-bibliotecari
    Stefano Gambari, Mauro Guerrini, Klaus Kempf, Paul Gabriele Weston, Antonella De Robbio, Francesca Ghersetti, Tiziana Grande, Beniamino Cuomo

Maria Abenante e la cura paziente delle biblioteche. Ricordo della Presidente AIB e redattrice di «incroci» di Daniele Maria Pegorari. “La cura”: basterebbe il titolo di una nota canzone del suo autore preferito, Franco Battiato, per ritrovare il senso del passaggio terreno di Maria, spentasi un mese fa, dopo una dolorosa malattia. «L’angelo dei libri» l’ha definita «la Repubblica» il 2 marzo e, in effetti, tutta la sua vita è stata dedicata alla promozione dello studio e della lettura, sin da quando, mentre già operava come bibliotecaria, partecipava alla fondazione di «incroci», di cui fu redattrice fino al 2008. Nel primo numero apparve il suo saggio Per Artemisia. Note per una ricerca tra storia (dell’arte) e invenzione (letteraria): un’altra traccia rivelatrice non solo della sua curiosità culturale, ma anche della sua concezione della conoscenza come militanza civile. Riproduciamo qui l’articolo apparso il 2 marzo su «la Gazzetta del Mezzogiorno», che ringraziamo per la generosa disponibilità. Nella Chiesa di S. Barbara dei Librai, nei pressi di Campo de’ Fiori, si legge una lapide latina dedicata ai «Confratelli di Bibliopoli finché alfine sia aperto il libro dell’eternità». La conosceva bene Maria Antonietta Abenante che nella Città Eterna ha potuto leggere le sue ultime pagine, prima che una terribile malattia, con cui ha lottato duramente due anni, ne fiaccasse anche la vista e infine le spegnesse il respiro, nella tarda sera di giovedì 28 febbraio 2019. Di libri ella aveva riempito la sua vita, dagli anni del liceo in provincia di Crotone, dove era nata il 13 aprile 1969, a quelli dell’Università di Bari, dove si era laureata in Lettere, discutendo con Grazia Distaso un pionieristico studio sulla drammaturgia di Mario Luzi. Ma chi ha avuto il privilegio di starle accanto in gioventù e per molti anni (un privilegio che deve essere pareggiato oggi da un’infinita gratitudine) sa che la sua più profonda passione era la scienza del libro, a cui era stata avviata da Pietro Sisto. incroci on line

  • Mercoledì 24 febbraio 2021, dalle ore 17 alle ore 19, la Sezione Puglia dell’Associazione Italiana Biblioteche, di concerto con l’AIB nazionale, presenterà il volume L’orgoglio di essere bibliotecari. Saggi in ricordo di Maria A. Abenante, a cura di Vittorio Ponzani, Roma: Associazione Italiana Biblioteche, 2020.
  • L’incontro, che si svolgerà on line, in contemporanea sulle pagine You Tube e Facebook dell’Associazione Italiana Biblioteche, vuol essere l’occasione per ricordare la cara collega Maria A. Abenante, la sua umanità e la sua professionalità, riflettendo su uno dei temi che più ha contraddistinto la sua azione, nella vita e nel lavoro: l’inclusione.
  • Porteranno i saluti:
  • Lucia di Palo – Presidente AIB Puglia,
  • Loredana Capone – Presidente del Consiglio Regionale della Puglia,
  • Anna Vita Perrone – Dirigente Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia.
  • Interverranno:
  • Vittorio Ponzani – Vice Presidente AIB e curatore del volume, Franco Neri – già Direttore della Biblioteca Lazzerini di Prato,
  • Sara Chiessi – bibliotecaria presso la Biblioteca San Giorgio in Piano (BO),
  • Nunzia Pastorini – bibliotecaria presso la Biblioteca A. Durante di Napoli e vincitrice del Premio Maria A. Abenante,
  • Giuseppe Perna – Presidente dell’Associazione Annalisa Durante.
  • Modererà l’incontro Corrado Petrocelli – Rettore dell’Università di San Marino e componente dell’Associazione Casa del Popolo – Bari, la cui sede ospita la Biblioteca di comunità “Maria Antonietta Abenante”.

Corrado Stajano - Un eroe borghese | Un eroe borghese film diretto da Michele Placido

L’Italia degli anni settanta è l’Italia della loggia P2, della strategia della tensione, del terrorismo rosso e nero, l’Italia in cui la nascente società civile scopre che la democrazia non è un bene acquisito una volta per sempre. Giorgio Ambrosoli è un avvocato milanese, conservatore, cattolico, in gioventù monarchico. Muore nella notte di una Milano deserta, ucciso da un sicario venuto dall’America, l’11 luglio 1979.
Nel settembre 1974 la Banca d’Italia aveva nominato Ambrosoli commissario liquidatore dello scricchiolante impero bancario di Michele Sindona. Uomo d’affari romanzesco, spregiudicato equilibrista della finanza internazionale, amico di ministri della Repubblica, mafiosi siciliani e narcotrafficanti italoamericani, bene inserito negli ambienti vaticani, massonici, imprenditoriali, Sindona era per Giulio Andreotti «il salvatore della lira». Basta poco ad Ambrosoli per scoprire, allibito, il castello di trucchi contabili, operazioni speculative, autofinanziamenti truffaldini su cui si è retto l’inganno della sindoniana Banca Privata Italiana. Sfatando le previsioni di chi lo vorrebbe influenzabile, sensibile agli equilibri politici, il «moderato» Ambrosoli si rivela invece un osso durissimo, fedele alla propria integrità morale nonostante le pressioni dall’alto, i tentativi di corruzione che sfociano in minacce, la solitudine in cui gradualmente sprofonda. Fino all’omicidio, ordinato da Sindona. «Se l’andava cercando» commenterà nel 2010 Giulio Andreotti, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio.
La storia di Giorgio Ambrosoli – che Corrado Stajano ricostruisce in un’inchiesta incalzante, fulminea nelle sue giustapposizioni impreviste di fatti e scene, sempre attenta alla verità del particolare – è un frammento illuminante, tragicamente emblematico, della storia politica italiana. In terra di illegalità sistemica, di poteri criminali che si saldano al potere istituzionale, di compromissioni a buon mercato e tentazioni consociative, nell’Italia corrotta di ieri come in quella di oggi, l’onestà è la più imperdonabile delle virtù. E un servitore dello Stato finisce per diventare un ribelle solitario, un lottatore coraggioso: Un eroe borghese, suo malgrado. www.ilsaggiatore.com
    Un eroe borghese è un film del 1994
    , diretto da Michele Placido, con Fabrizio Bentivoglio e Michele Placido. Durata 93 minuti. Distribuito da ISTITUTO LUCE - ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO (1995) - MONDADORI VIDEO, L'UNITA' VIDEO.
  • Cast: Fabrizio Bentivoglio, Michele Placido, Omero Antonutti, Philippine Leroy, Daan Hugaert, Laura Betti, Laure Killing, Ricky Tognazzi, Giuliano Montaldo
    "L'intelligenza degli sceneggiatori, Graziano Diana e Angelo Pasquini, e del regista Placido consiste nel dare ai personaggi le parole e le azioni che essi meritano. Di non alternarle mai, di non ingigantirle. Neppure Sindona è visto come un re della città. Sia pure abilissimo manovratore, si sente già alle corde. E cerca, insistentemente, la mossa giusta con cui attenuare la lucidità dell'avversario. Ma, e questa è la notevole intuizione di Stajano e poi di Placido, l'avvocato Ambrosoli non cerca nemici. Gli hanno affidato un compito e lui lo assolve secondo coscienza: ripristinare il rispetto delle leggi, dell'etica che presiede sempre a un ordinamento giuridico, a dispetti anche di coloro che vanno amministrando la cosa pubblica. (Francesco Bolzoni, 'L'Avvenire', 2 marzo 1995)"Di una pellicola che sta invadendo le pagine dei giornali per i suoi contenuti etici e politici, alla critica restano da segnalare i valori espressivi, il modo sempre efficace con cui il racconto è messo in scena, scandito nei ritmi e rispettato nella sua rigorosa attendibilità. Nei confronti di una classe politica oggi sotto accusa l'evento può paragonarsi alla recita dell'uccisione del padre che Amleto organizza per l'assassino: possibile che non provochi qualche trasalimento anche nella masnada degli impuniti che vediamo ogni sera mentire sul video? Quanto al problema se abbiamo o no bisogno di eroi, il film di Placido ci conferma che non dobbiamo comunque cercarli sulla base di discriminazioni ideologiche ma semplicemente tra la gente disposta a ogni rischio pur di fare bene il proprio lavoro." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 marzo 1995)