Ernesto Assante è stato un giornalista, critico musicale e blogger italiano.
Intraprende la sua attività giornalistica nel 1977, collaborando con il Quotidiano dei lavoratori. Nel 1978 collabora come critico musicale a Il manifesto, per il quale scriverà fino al 1984. Nel 1979 comincia a scrivere per La Repubblica, dove è stato critico musicale e caporedattore. Attualmente lavora come inviato. È stato direttore di McLink e Kataweb. È collaboratore dell’Enciclopedia Italiana Treccani, per le voci che riguardano la musica popolare.
È stato collaboratore negli oltre trent'anni della sua attività con numerosi settimanali e mensili italiani e stranieri, tra i quali Epoca, L'Espresso, Rolling Stone. Ha ideato ed è stato responsabile dei supplementi Musica, Computer Valley e Computer, Internet e Altro di Repubblica.
Ha scritto libri di critica musicale, alcuni dei quali insieme con il collega Gino Castaldo, con il quale dal 2005 tiene delle "Lezioni di rock. Viaggio al centro della musica" con lo scopo di approfondire, grazie anche a un ascolto guidato e ai video mostrati, la storia di coloro che sono entrati nella leggenda del rock.
Dal 2003 al 2009 ha insegnato "Teoria e tecnica dei nuovi media" e in seguito "Analisi dei linguaggi musicali", alla facoltà di Scienze della comunicazione dell'università La Sapienza a Roma.
È stato autore del Cantagiro per RaiDue nel 1993. È stato autore nel 1989 e nel 1990 di Tam Tam Village, settimanale musicale di RaiUno con Carlo Massarini. È stato autore della prima edizione del Pavarotti & Friends nel 1992 e ha condotto con Renzo Arbore, nel 1994, la diretta degli American Music Awards su Telemontecarlo. Come autore ha firmato molte prime serate di RaiUno con conduttori come Fabrizio Frizzi, Eleonora Brigliadori, Renzo Arbore, Milly Carlucci, Elisabetta Gardini, Loretta Goggi.
Ha realizzato, come ideatore e autore, dal 1996 al 2002, sette edizioni del Pim, Premio Italiano della Musica, andate in onda su Italia 1, prodotte da Repubblica e condotte da Serena Dandini e Linus.
Dal 2013 è ideatore, autore e conduttore, con Gino Castaldo, di Webnotte, trasmissione dal vivo che è on line su Repubblica.it e su Facebook, e in onda su Radio Capital Tv.
Nel 2016 è stato consulente del programma di RaiUno L'importante è avere un piano condotto da Stefano Bollani, e poi è stato consulente, ospite e selezionatore dei concorrenti per Rischiatutto condotto da Fabio Fazio, e autore di Fan Car-aoke, sempre su RaiUno.
Nel 2017 è stato autore e conduttore di Celebration, un prima serata il sabato su RaiUno, con Neri Marcoré e Serena Rossi. Nello stesso anno è autore e conduttore, con Gino Castaldo, di My Generation, in onda su Real Time.
Nel 2019 e nel 2020 è autore di due stagioni di Una storia da cantare, condotto da Enrico Ruggeri e Bianca Guaccero, in prima serata il sabato su RaiUno.
Nel 2022 è autore di Ci vuole un fiore, condotto da Francesco Gabbani e Francesca Fialdini, in prima serata su RaiUno.
Other [Credits 1979], Mixed By [Assistente Al Missaggio, Febbraio 1979] – Pietro Pellegrini
Other [Credits 1979], Mixed By [Febbraio 1979] – Franco Mussida
Other [Credits 1979], Mixed By [Fonico, Febbraio 1979] – Pietro Bravin
Other [Credits 1979], Other [Un Ringraziamento Particolare A] – Bruo Russo, Fernando Scarpa, Gino Lazzaroni, Mario Lavecchia, Mike Henley, Patrick Germanini, Patrizia, Sergio, Tutto Lo Staff Tecnico, Zoo Records
Other [Credits 1979], Realization [Realizzazione A Cura Di] – Fabrizio De André, PFM*
Other [Credits 1979], Technician [Assistenti Alla Registrazione] – Chris Blake, Ken Capper
Other [Credits 1979], Technician [Tecnico Di Registrazione] – Peter Greenslade*
Other [Credits 1979], Violin, Percussion – Lucio “Violino” Fabbri*
Other [Credits 1979], Voice, Guitar – Fabrizio De André
Other [Credits 2007], Mastered By – Antonio Baglio
Other [Credits 2007], Other [Grazie Anche A] – Emanuela Cipelletti, Francesca Cominelli, Iaia De Capitani, Leandro Leandri, Maria Brindisi
Other [Credits 2007], Photography By – Guido Harari
Other [Credits 2007], Remix [Remixato Da] – Paolo Iafelice
Other [Credits 2007], Supervised By [Supervisione “Cooperativa” Di] – Dori Ghezzi, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djivas
Other [Credits 2007], Technician [Della Sony BMG Germania Sonopress GmbH], Other [Grazie A (Per Aver Collaborato Nel Fornire Le Tracce Originali Delle Registrazioni Live)] – Yukio Takahashi
Other [Direttore Responsabile (L'Espresso)] – Daniela Hamaui
Other [Direttore Responsabile (La Repubblica)] – Ezio Mauro
FRANZ DI CIOCCIO, PATRICK DJIVAS, FRANCO MUSSIDA e FLAVIO PREMOLI appaiono per gentile concessione della ZOO Records. LUCIO “VIOLINO” FABBRI appare per gentile concessione della CRAMPS Records.
Edizione non in vendita separatamente da una testata del Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A.
Contains insert.
Includes two previously available releases: Fabrizio De André , Arrangiamenti Premiata Forneria Marconi - Fabrizio De André In Concerto and Fabrizio De André - Fabrizio De André In Concerto (Arrangiamenti PFM) Vol. 2°.
Domenico Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994) è stato un cantautore, chitarrista, attore, regista e politico italiano.
È considerato uno dei padri della musica leggera italiana e uno tra i più prolifici artisti in generale. Ha scritto e inciso circa 230 canzoni, interpretato 38 film per il cinema e 7 per la televisione, nonché recitato in 13 spettacoli teatrali e condotto alcuni programmi televisivi. Ha inoltre vinto quattro Festival di Sanremo, il primo dei quali, nel 1958, con la canzone Nel blu dipinto di blu (di cui era anche autore, cosa che lo rende il primo cantautore in gara nella storia della manifestazione), universalmente nota anche come "Volare" e destinata a diventare una delle canzoni italiane più conosciute, se non la più conosciuta e dalla quale gli derivò il soprannome di Mr. Volare. Modugno è anche uno dei due cantanti italiani, insieme a Renato Carosone, ad aver venduto dischi all'epoca negli Stati Uniti senza inciderli in inglese. Nei suoi ultimi anni fu anche deputato e dirigente del Partito Radicale. È tra gli artisti italiani che hanno venduto più dischi, con oltre 70 milioni di copie.
Secondo i dati riportati dalla SIAE, Nel blu dipinto di blu è stata la canzone italiana più eseguita al mondo dal 1958 a oggi.
La sua prima parte come comparsa cinematografica risale al 1949 nel film I pompieri di Viggiù; poi nel 1951 appare in Filumena Marturano. Nel 1952 è attore giovane in teatro ne Il borghese gentiluomo di Molière con la Compagnia Tatiana Pavlova e prende parte ai film Cameriera bella presenza offresi... del 1951, Anni facili del 1953, e all'episodio La giara del film Questa è la vita del 1954. Ottenuto l'attestato del Centro Sperimentale nel 1953, continua la sua attività cinematografica e nel frattempo si esibisce come musicista e rumorista alla radio.
Nel film Carica eroica del 1952, dovendo interpretare il ruolo di un soldato siciliano che deve far dormire un bambino, Modugno canta una canzone popolare del suo paese, Ninna nanna meglio conosciuta come Ulìe ci tene ulìe, grazie alla quale viene chiamato alla trasmissione Trampolino per presentarla; l'esibizione è apprezzata dal direttore del secondo canale, Fulvio Palmieri, che gli propone di ideare e condurre una trasmissione musicale in quattro puntate. Modugno coinvolge la Gandolfi e così, all'inizio del 1953, conduce Amuri...amuri..., trasmesso dal secondo programma radiofonico alle 22, in cui interpreta una canzone in ogni puntata, proponendo brani che inciderà in seguito, come La cicoria o La barchetta dell'amore.
Nel 1957 partecipa al Festival di Napoli in coppia con Aurelio Fierro, con Lazzarella, scritta insieme con Pazzaglia, che riscuote un buon successo come del resto la canzone inserita sul retro del disco, Strada 'nfosa, che gli viene ispirata da un venditore ambulante parigino in una giornata di pioggia. Alla fine dell'anno ha un altro problema con la censura a causa di alcuni versi di Resta cu' mme giudicati non adeguati: «Nu' me 'mporta dô passato, nu' me 'mporta 'e chi t'ha avuto», li dovrà perciò cambiare in «Nu' me 'mporta si 'o passato, sulo lagreme m'ha dato».
Diviene uno dei protagonisti della musica leggera italiana e internazionale quando, con la canzone Nel blu dipinto di blu, trionfa al Festival di Sanremo 1958 insieme con Johnny Dorelli. Il testo di questa canzone fu scritto insieme con Franco Migliacci, con il quale cooperò in molti momenti della carriera, giungendo ad altri risultati di successo come Addio... addio.... Il brano tradotto successivamente in ben 13 lingue ha successo in tutto il mondo. I racconti sulla nascita del testo da parte degli autori sono contrastanti e variano a seconda della ricostruzione del momento: Gianni Borgna li ha raccolti, e così si scopre che i primi tempi Modugno sosteneva che l'idea del ritornello Volare, oh oh gli era venuta una mattina osservando il cielo azzurro dalla finestra della sua casa di piazza Consalvi a Roma, mentre Migliacci invece affermava che l'idea era venuta a lui, osservando il quadro Le coq rouge di Marc Chagall, e che solo in seguito ne aveva parlato al cantautore pugliese. In seguito, poi, Modugno affermò che, trovandosi a passeggiare nei pressi di Ponte Milvio, uno dei due avrebbe pronunciato il verso «Di blu m'ero dipinto» e da lì si sarebbe poi sviluppato il resto del testo. Ultimamente, però, Migliacci ha cambiato versione, sostenendo che la canzone sia nata dopo un incubo notturno. La storia era questa: "Migliacci una giornata sarebbe dovuto andare al mare con Modugno, ma quest'ultimo non veniva a prenderlo; allora Migliacci disse addio alla giornata del mare, si richiude in casa, un po' per il caldo si addormenta, sognando lui che vola nel cielo e si dipinge di blu". È evidente che è quasi impossibile capire quale sia la verità sulla nascita del testo, ma sulla musica, scritta dal solo Modugno, tutti sono d'accordo nel riconoscerne la carica innovativa e di novità, almeno col senno di poi, visto che, subito dopo l'esibizione sanremese alcuni musicisti non esitarono a criticarne la melodia (Gorni Kramer, ad esempio, affermò: «Ma che pazzia è questa canzone? Non ha stile, non esiste!»).
In generale, però i pareri dei critici musicali sono unanimi: «Quella di Modugno è senza dubbio la canzone più nuova, più originale e più estrosa di questo Festival: estrosa nella musica, dove la caratteristica vera e propria è data dalla frase iniziale del ritornello, ed estrosa nel soggetto»; «La vittoria di Modugno può significare finalmente una rottura di quel clima di artificio nel quale naviga, grazie agli interessi delle case discografiche ed editrici, e alla scarsa preparazione di buona parte di autori e cantanti, la canzone italiana: Modugno ha dimostrato che una bella canzone, cantata bene, può essere apprezzata dal pubblico, e ha dimostrato che due cantanti seri e preparati come lui e il giovane Johnny Dorelli hanno la possibilità di imporsi sui "divi" costruiti e artificiosi, dai milioni in banca e dalle lacrime nel fazzoletto».
La fortuna della canzone è dovuta, comunque, anche ad altri aspetti, non solo al testo o alla melodia: in particolare è da citare l'arrangiamento, opera di Alberto Semprini, e l'interpretazione di Modugno che, durante l'esibizione a Sanremo, accompagna con la mimica la sua voce per arrivare, nel celebre ritornello, a una liberatoria apertura delle braccia.
Dopo Sanremo, la canzone arrivò terza all'Eurovision Song Contest e vinse nel 1958 tre Premi Grammy (fu per molti anni l'unico a vincere un tal premio per una canzone italiana), uno come disco dell'anno, uno come canzone dell'anno e uno come miglior interprete del 1958.
Anche il Cash Box Billboard gli conferì l'Oscar per la migliore canzone dell'anno e ricevette in dono dalle industrie musicali tre dischi d'oro, uno per il migliore cantante, uno per la migliore canzone e uno per il disco più venduto.
Ecco come il cantante racconta la nascita del suo successo negli Stati Uniti:
«In una stazione radio del Michigan o dell'Indiana, chi si ricorda, arrivò un signore con il disco mio e lo mandò in onda: il giorno dopo si ebbero duemila telefonate di gente che voleva risentirlo. Lo rimandò in onda: il giorno appresso altre duemila telefonate. L'exploit di Volare nacque così.»
Per il cinema realizzò come autore-attore il film autobiografico Tutto è musica (1963), con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Per la televisione recitò nel 1965 nello sceneggiato Scaramouche di Daniele D'Anza, insieme con Carla Gravina, la sigla di questo telefilm, L'avventura, divenne una delle sue canzoni più celebri.
Collaborò anche con i poeti Salvatore Quasimodo, che dopo averlo conosciuto gli diede l'autorizzazione per mettere in musica le sue due poesie Ora che sale il giorno e Le morte chitarre, e Pier Paolo Pasolini, che scrisse il testo della canzone Che cosa sono le nuvole.
Ecco come Modugno racconta l'esperienza con Quasimodo:
«Quando gli chiesero il permesso per questa operazione, lui rispose che non lo aveva mai concesso a nessuno, ma che per Modugno non ci sarebbero stati problemi. Poi ci siamo incontrati e conosciuti a casa sua: era una persona molto strana, chiusa, vulnerabile, che ispirava tenerezza.»
Racconta la generazione dei millenials con ritmo e ironia, mettendo a fuoco il disagio di uomini e donne, lo spettacolo ‘L’appartamento 2B’, scritto e diretto da Andrea Cioffi, che sarà in scena sabato 28 ottobre 2023 alle ore 19:00, in replica domenica 29, ore 18:30, sul palcoscenico del Teatro Nuovo di Napoli.
Presentato da Teatro di Napoli – Teatro Nazionale ed Elledieffe, l’allestimento, vincitore del ‘Premio Leo de Berardinis 2022’ e del ‘Mario Fratti Award 2022’, vedrà interpreti in scena Andrea Cioffi, Vincenzo Castellone, Sara Guardascione, Fortuna Liguori, con il performer Ciro Grimaldi nel ruolo della Visione. ‘L’appartamento 2B’ racconta la generazione dei nati negli anni 80 e 90, mettendo a fuoco con lucida ironia il disagio di uomini e donne non più giovani, ma considerati tali, che non riescono a trovare spazio e ruolo sociale nella vita degli adulti.
Secondo uno studio dell’OMS del 2019, il tasso di suicidi tra i giovani e i giovanissimi, negli ultimi anni, è aumentato di circa 20 volte. Ricerche più recenti hanno registrato un ulteriore incremento del 75% a partire dalla pandemia.
Tale statistica è da attribuirsi, tra le altre cause, a quello che lo psicologo Adam Grant, definisce languishing, ‘languore’, uno stato mentale caratterizzato dall’incapacità di agire e da frequenti picchi d’ansia, che si riscontra soprattutto nei millennials. La frustrazione di non riuscire ad aderire a un modello di vita che è stato pianificato per loro genera una sottile ombra, un dolore costante, un codardo essere o non essere – to be or not to be – 2B or not 2B.
Così il regista in una nota: Abbiamo provato a mixare il dubbio di Amleto, con quello di un giovane della nostra generazione. Un giovane senza la responsabilità di una corona, ma costretto a misurarsi con la frustrazione delle bollette insolute, con la solitudine generata dallo smartphone, con la totale sordità e mancanza di empatia del mondo.
Il protagonista, Aimo è un trentenne come tanti altri: un lavoro precario, un appartamento in affitto, bollette insolute e un’inquietante visione dalle fattezze umane ma dalle proporzioni mostruose, che continua ad apparire intorno a lui, pillole alla mano, suggerendogli la strada da percorrere: il suicidio.
Il suo unico contatto con l’esterno è una pioggia di messaggi vocali che lo ossessiona con scadenze e responsabilità sociali, lavorative e morali. Nulla sembra distoglierlo dal suo languishing, finché la porta dell’appartamento 2B non si apre, lasciando entrare nuove persone, afflitte dalla sua stessa mania, nel monolocale e nella sua vita.
Fuggito da Napoli in seguito a un incidente che vorrebbe dimenticare, l’ex agente dei servizi segreti sotto copertura Vincenzo Tagliente approda a Trieste, dove la vita scorre lenta e pacifica. Pur con una punta di amara nostalgia, trascorre il suo tempo senza preoccupazioni apponendo timbri all’ufficio comunale. Finché un evento inaspettato incrina il nuovo, fragile equilibrio: mentre è in visita al campo profughi di Padriciano, si imbatte nell’enigmatica Anna Kostoric, settantenne slovena trasferitasi negli Stati Uniti. Da quel momento Tagliente non smette di ripensare all’incontro. Poi all’improvviso comincia a ricevere da Anna messaggi drammatici e richieste di aiuto. Con l’intraprendenza e l’avventatezza dell’agente segreto, decide allora di investigare su di lei e su Padriciano: sotto la superficie calma di Trieste si delinea allora un passato torbido e inquietante, che riporta Tagliente indietro nel tempo, a uno dei fatti più importanti della storia del nostro Paese. Un poliziesco intenso e complesso attraversato dalla voce ironica del suo protagonista, che cancella la linea sempre illusoria che divide il presente dal passato, unendo i tasselli scomposti di esistenze dolorose che chiedono di essere testimoniate.
FRANCESCO DE FILIPPO - Giornalista, scrittore e saggista, vive a Trieste. È stato inviato all’estero per «Il Sole 24 ore» e lavora all’Agenzia ANSA dal 1986. Nel 2001 ha vinto il Premio Paris Noir con il romanzo L’Offense (Métailié, 2011). Fra le sue ultime opere Filosofia per i prossimi umani (con Maria Frega – Giunti, 2020), e per Castelvecchi La nuova via della seta (2019), No vax: il grande sogno negato (2022) e i romanzi Le visioni di Johanna (2019), Prima sterminammo gli uccelli… (2020). castelvecchieditore.com
Trent’anni fa Il racconto del Vajont era la voce e il corpo di Marco Paolini Nel 60esimo anniversario della tragedia del #Vajont che costò la vita a 2000 persone, diventerà un racconto corale che coinvolgerà in contemporanea oltre 100 teatri in Italia e in Europa: 𝙑𝙖𝙟𝙤𝙣𝙩𝙎 𝙥𝙚𝙧 𝙪𝙣𝙖 𝙊𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝘾𝙞𝙫𝙞𝙡𝙚 𝘾𝙤𝙧𝙖𝙡𝙚.
Giovedì 14 settembre 2023 alle ore 16:00 sarà presentato presso la Biblioteca Universitaria di Napoli – Via Giovanni Paladino, 39 – il libro “Le Mie Pagine Sparse. Tra serio e faceto” di Giuseppe de Nitto, edito da Edizioni Pacifico Libri (2023)– Biblioteca Universitaria di Napoli – Ministero della Cultura
Ne discuteranno con l’autore
.- Maria Lucia Siragusa – direttore Biblioteca Universitaria di Napoli
.- Vincenzo Trombetta – Università degli Studi di Salerno
.- Guido D’Agostino – Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “Vera Lombardi”
Il nuovo libro di Giuseppe de Nitto “Le mie pagine sparse. Tra serio e faceto” è una raccolta di scritti, di articoli e lavori che nel corso degli anni sono stati pubblicati in varie sedi dall’autore, che ha dedicato la sua vita professionale al mondo delle biblioteche. Una varietà di argomenti e temi, dalla biblioteconomia alla storia locale, ma anche pezzi di vita più intima, curiosità, ricordi che affiorano e che chiedono di essere raccolti perché solo insieme possono dare la visione organica dei tanti interessi coltivati nel tempo. Pagine sparse che hanno un filo conduttore: ricordare per conoscere; conoscere per ricordare agli altri. In una parola: fare biblioteca. Giuseppe de Nitto, storico del libro, è stato direttore della Biblioteca Palatina della Reggia di Caserta dal 1981 al 2003 e negli anni 2003-2004 della Biblioteca Universitaria di Napoli. Presentazione del libro di Giuseppe de Nitto “Le mie pagine sparse. Tra serio e faceto”,
Il libro . Pagine sparse lasciamo tutti un po’ dovunque nella nostra vita, nella nostra attività; pagine che poi tornano alla mente imperiose a ricordare le tante occasioni in cui sono nate, i tanti motivi che le hanno ispirate, le persone, anche le emozioni del momento e persino i doveri di un ufficio impegnativo. Tornano alla mente e chiedono di essere raccolte perché solo insieme possono dare la visione organica dei tanti interessi coltivati nel tempo, dei vari campi in cui ti sei inoltrato per conoscere, studiare o semplicemente curiosare. Sparse sono le pagine perché nate in modi e tempi diversi, ma sparse sono anche per le diverse materie che trattano, da quelle più propriamente umanistiche (storia, arte, bibliografia) a quelle tecniche (biblioteconomia, automazione). In tutto un filo conduttore: ricordare per conoscere; conoscere per ricordare agli altri. In una parola: fare biblioteca.
L’autore – Giuseppe de Nitto, laureato in Lettere, è un noto studioso e saggista casertano di origini beneventane e docente universitario di Biblioteconomia e Bibliografia. È stato dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con l’incarico di direttore della Biblioteca Universitaria di Napoli e, successivamente, della Biblioteca Palatina di Palazzo Reale a Caserta… Tra le sue opere vanno ricordati i libri: La vita di Luigi Vanvitelli, Spring Editore (2004); Caserta e la sua diocesi in età moderna e contemporanea (con Giuseppe Tescione), Edizioni Scientifiche Italiane (1995); Biblioteca palatina del Palazzo Reale di Caserta, Istituto Poligrafico dello Stato (1994); La Reggia di Caserta, Bonechi Editore (1998), tradotta anche in inglese e francese. casertasera.it
Napoli. Ѐ l’imprenditrice visionaria, appassionata di arte contemporanea, Cristina Fogazzi l’ospite di sabato 7 ottobre alle 16,30 al Teatrino di Corte del Palazzo Reale di Napoli. La Fogazzi, nell’ambito del Campania Libri Festival sarà intervistata dal direttore del Premio Elsa Morante Tiuna Notarbartolo e dal direttore del Centro Produzioni Rai di Napoli Antonio Parlati per il suo libro “Il mio Grand Tour”, recentemente pubblicato dalla Mondadori. Cristina Fogazzi è una appassionata di arte, in particolare quella contemporanea, sin dai tempi dell’università quando l’ha studiata con il professor Luciano Caramel. Solo negli ultimi anni, in particolare dal 2020, ha deciso di condividere con il suo pubblico questa grande passione, fino a quel momento tenuta privata, facendosi ambassador di un’operazione culturale di grandissimo valore: quella di far conoscere, in tempi di pandemia, le straordinarie bellezze del nostro Paese. Con il suo truck rosa nelle scorse estati ha percorso la penisola in lungo e in largo andando alla scoperta dei musei meno noti della provincia italiana, rivelandosi una divulgatrice raffinata e molto competente. In questo libro ha raccolto una quarantina di luoghi del cuore scelti tra quelli più intimamente legati alla sua autobiografia di “viaggiatrice ansiosa” e tra i più difficili da instagrammare. Il messaggio è chiaro: vanno rigorosamente visitati di persona “perché dal vivo è sempre tutto meglio”, chiosa Cristina. Un racconto sincero e appassionato, a tratti commovente, di come la bellezza possa davvero salvarci o comunque renderci esseri umani migliori. L’organizzazione del Morante, guidata da Tiuna Notarbartolo, si avvale del coordinamento di Iki Notarbartolo, delle bellissime immagini grafiche di Umberto Amicucci e dell’ufficio stampa Pem, con Lisa Terranova e Gilda Notarbartolo, Raimondo Miele alle Relazioni Istituzionali.
Partner di queste giornate, in cui è vincente la sinergia tra Premio Elsa Morante, Fondazione Campania dei Festival e Regione Campania, sono la Rai di Napoli, nell’anno del suo sessantesimo anniversario, il Grand Hotel Oriente, vero e proprio rifugio delle star, il Ristorante Al 53, che racconta Napoli attraverso l’arte culinaria, e la Giannini Editore.
Il libro più enigmatico della storia dell'uomo, il Vangelo, non ha mai smesso di suscitare sentimenti anche contraddittori e di suggerire domande estreme, talvolta rischiose: le ha accolte tutte Alda Merini, rispondendo a suo modo, con versi di altissima potenza espressiva, che evocano con grande forza visionaria i gesti, le parole, i silenzi di Maria, Gesù, Pietro, Giovanni, Maddalena, Giuda, che paiono stagliarsi in queste pagine in una rinnovata verità. Perché nelle poesie di Alda Merini le figure cruciali della tradizione cristiana riacquistano quella tensione emotiva, quella fragilità umanissima - nutrita anche di viltà, dubbi, tradimenti -, e soprattutto quell'intensità poetica e religiosa che la storia del mondo, forse inconsapevolmente, forse per ingenuità, o per paura, aveva dimenticato.
Alda Merini - Cantico dei Vangeli
Pagine 128
Anno di uscita 2006
ISBN 9788876849114
GESU'
O Giuda, quel tuo volto
parole su parole
pensiero su pensiero
labbra su labbra,
il tuo volto
è fatto di labbra,
labbra carnali,
labbra che hanno masticato il sogno.
Giuda, tu mi bacerai
con le venti labbra del tuo volto
perché con la tua carnalità
hai baciato tutti.
Il bacio, Giuda,
a te non costa niente,
così come non ti costerà niente
voltare le pagine della mia scrittura:
tu volterai le pagine dei Vangeli.
Nessuno poteva prevedere
la mia crocifissione
senza il tuo bacio energico:
è stata una staffilata nella carne
e la mia preghiera che dura da secoli
è stata annientata da un bacio.
Io sono esterrefatto, Giuda;
come hai potuto con un colpo di reni
annientare millenni di parole?
Come hai potuto annientare le mie pagine
scritte dai miei sguardi pieni d'amore?
"Il bacio di Giuda" (particolare) affresco di Giotto - Cappella degli Scrovegni - Padova
“SALENTO BOOK FESTIVAL”, DAL 27 GIUGNO AL 19 SETTEMBRE 2023 - Quest’anno “La Festa dei Libri, la Movida dei Lettori” fa tappa ad Aradeo, Castrignano dei Greci, Collepasso, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Galatone, Gallipoli, Nardò, otto comuni della provincia di Lecce che si preparano a ospitare autori e autrici tra i quali Pif, conduttore televisivo e radiofonico, autore, sceneggiatore e regista, il docente diventato ormai una star del web con le sue avvincenti lezioni di fisica Vincenzo Schettini, la cantante Malika Ayane, lo scrittore e la scrittrice Gianrico Carofiglio e Antonella Lattanzi, il politico e scrittore Walter Veltroni ma anche Matteo B. Bianchi, Andrea Delogu, Chiara Francini, Gino Castaldo, Serena Dandini, Nicola Gratteri e molti altri. Salento Book Festival - #salentobookfest2023
Omaha Beach è il nome in codice dato dagli alleati ad una delle cinque spiagge su cui avvenne lo sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944, la parte anfibia dell'Operazione Overlord. L'area di spiaggia designata, lunga otto chilometri, andava da Sainte-Honorine-des-Pertes a Vierville-sur-Mer, all'interno del dipartimento del Calvados della regione francese della Bassa Normandia.
La spiaggia fu assegnata interamente alle truppe statunitensi e le prime a sbarcare furono quelle appartenenti alla 29ª Divisione di fanteria, nei settori occidentali, e della veterana 1ª Divisione di fanteria, nei settori orientali. Entrambe le divisioni erano inquadrate nel V Corpo d'Armata statunitense al comando del generale Omar Bradley, che attendeva al largo a bordo dell'incrociatore USS Augusta.
Ad Omaha Beach gli Alleati registrarono il maggior numero di perdite durante gli sbarchi.
L'obiettivo del V Corpo statunitense era di stabilire una testa di ponte sicura tra Port-en-Bessin-Huppain e il fiume Vire, dalla quale sarebbero avanzati a sud verso Caumont e Saint-Lô. Gli americani sarebbero giunti sulla spiaggia in due gruppi:
Forza O: formata dal 16º e dal 18º Reggimento della 1ª Divisione, dal 116º e dal 115º Reggimento della 29ª Divisione e da parte del 2º e del 5º Battaglione Ranger, più altri quattro reggimenti con artiglieria, corazzati ed elementi del genio militare. La Force O era quindi composta in totale 34 142 uomini e 3 306 veicoli.
Force B: secondo i piani sarebbe giunta sulle spiagge dopo mezzogiorno ed era composta da 25 117 uomini e 4 429 veicoli. Essi erano il 175º Reggimento della 29ª Divisione e il 26º della 1ª Divisione.
Lo sbarco fu completato con successo ma con maggiori difficoltà del previsto. Il tempo impiegato a eliminare la resistenza presso le uscite dalla spiaggia e nell'entroterra frenarono l'inerzia dell'assalto, il quale riuscì a conquistare non più di due chilometri nell'entroterra vicino a Colleville e ancora meno nelle altre aree. Nonostante per alcuni giorni alcuni soldati rimasero dispersi, un successivo calcolo valutò un totale di 3 000 vittime, di cui 1 000 del 116º Reggimento e altri 1 000 per il 16º, anche se, in percentuale, le unità con il numero maggiore di vittime furono quelle di genieri, carristi e artiglieri. Furono persi inoltre ventisei pezzi d'artiglieria e cinquanta carri armati mentre la Marina perse cinquanta mezzi da sbarco e dieci vascelli più grandi, più molti altri danneggiati. Il problema principale dello sbarco fu la forte resistenza delle due divisioni tedesche che obbligarono gli statunitensi a lottare per ogni metro di terra. Un vantaggio per questi ultimi fu la mancanza di qualunque tipo di contrattacco, probabilmente dovuta alla disorganizzazione della 352ª Divisione, sparsa per tutta la campagna circostante in piccoli gruppi (compagnie o battaglioni), i quali però offrirono agli statunitensi una solida resistenza.
Alla fine del 6 giugno, gli obiettivi previsti dal piano di battaglia non erano ancora stati raggiunti così, nei giorni che seguirono, le divisioni si adoperarono per portarli a termine. Il 7 giugno, la 1ª Divisione conquistò Colleville, Formigny, Engranville, Surrain, Mosles, l'area attorno a Mandeville-en-Bessin e quella a sud-est di Port-en-Bessin, collegandosi inoltre con il XXX Corpo britannico. La 29ª Divisione riprese la via per Pointe du Hoc, liberando Saintt-Laurent e Longueville. Furono occupate anche Vierville e, l'8 giugno, Englesqueville, La Cambe, Cardonville e Isigny, mentre Grandcamp fu conquistata il giorno seguente. Per il 9 giugno, giunsero ad Omaha Beach diversi reparti d'artiglieria e altre due divisioni: la 2ª Divisione di fanteria e la 2ª Divisione corazzata statunitensi. Lo stesso 9 giugno, la 2ª Divisione attaccò la foresta Cerisy, mentre la 1ª Divisione le copriva il fianco sinistro e la 29ª quello destro catturando Isigny e dirigendosi verso Carentan. L'11 giugno, la testa di ponte era ormai consolidata, la foresta Cerisy era in mani statunitensi e la linea del fronte teneva saldamente. La fase successiva vide un'avanzata su tutta la linea, soprattutto a est, dove la 1ª Divisione conquistò Caumont. L'obiettivo principale per la 2ª e la 29ª Divisione fu la Collina 192, che sarebbe stato il luogo d'inizio per l'assalto a Saint-Lô.
Dal 13 giugno, si ritengono ufficialmente concluse le operazioni riguardanti Omaha Beach. Da quel giorno infatti il fronte alleato era ufficialmente unito in un'unica testa di ponte. Dopo una settimana di battaglie e scontri le divisioni sbarcate ad Omaha penetrarono nell'entroterra per quindici-venti chilometri, respingendo verso sud la 352ª Divisione tedesca, non dandole il tempo di riorganizzarsi. Durante tutti gli scontri le vittime americane furono 5 846 (1 225 morti)[non chiaro], di cui metà il solo 6 giugno. La 29ª Divisione perse 2 440 uomini, la 1ª Divisione 1 744 e la 2ª Divisione 855. I tedeschi fatti prigionieri furono 2 500 e le loro perdite furono tali che la 352ª Divisione non poteva più essere considerata una divisione.
Sabato 8 luglio 2023 alle ore 19:00 aIla Torre Antico Mulino di Ischia (NA), il CT Aiparc Ischia e la Biblioteca Antoniana, con il Patrocinio morale del Comune di Ischia, presentano il libro DIARIO PARTENOPEO AA.VV., a cura di Donatella Schisa, edito da Affiori. AIParC Ischia – Biblioteca Antoniana di Ischia
Saluti
- Caterina Mazzella, Presidente Aiparc Ischia
- Enzo Ferrandino, Sindaco del Comune di Ischia
Interventi:
- Angela Procaccini, DS dell’Istituto Il Nuovo Bianchi di Napoli e Scrittrice
- Donatella Schisa, Avvocato e Scrittrice
Coordina l’incontro:
- Lucia Annicelli, Direttrice Biblioteca Comunale Antoniana di Ischia
Il libro - Claudia è americana ma ha origini napoletane: radici impossibili da ignorare, soprattutto grazie all’impronta profonda che i ricordi e le fotografie dei nonni emigrati in America hanno lasciato su di lei. È proprio il richiamo della sua famiglia partenopea che spinge la ragazza a lasciare New York per approdare in Campania, di cui scoprirà angoli e storie a bordo di un’Ape rossa, mezzo di locomozione sgangherato e insolito, ma l’unico possibile per il viaggio emotivo che Claudia compie nello spazio e soprattutto nel tempo: e quindi, non soltanto Napoli con le sue discese e salite e le sue mille anime, ma anche Procida, Salerno, i santuari e le certose. Ogni autrice di Diario partenopeo ha scritto una pagina del diario di Claudia, protagonista comune a tutti i racconti, spostandosi tra il mare e le montagne campane, tra i sapori, le tradizioni, le storie più conosciute e quelle dimenticate, per comporre l’identikit di una famiglia, di un luogo, di un pezzo di storia.La curatrice – Donatella Schisa è un avvocato pentito, che da sempre si occupa di libri. Lettrice appassionata, conduce da anni un circolo letterario, Scritti di questi tempi, in cui autori e lettori si incontrano dal vivo tra le pagine dei libri. È autrice di racconti e di due romanzi, Il posto giusto (L’Erudita, 2017) e La nebbia quando sale. Lettere a mia madre e non solo (L’Erudita, 2019), e curatrice di antologie per Giulio Perrone Editore.
Hanno partecipato all’antologia
Laura Arcasi – Serena Bernardo - Federica Bocco – Francesca Brancaccio - Anna Copertino – Laura Di Donna - Valeria Esposito – Luciana Ferone - Irene Fimiani – Mara Fortuna - Valeria Frescura – Annalisa Guida - Maria Antonietta Mattei - Daniela Merola – Monica Pisano - Angela Procaccini – Donatella Schisa - Matilde Vittori